INTERVISTA | Adriano Tarullo: il nuovo disco di presunte normalità

Il cantautore Adriano Tarullo dopo Anch’io voglio la mia auto blues torna con Storie di presunta normalità. Ce ne parla in questa intervista…

L’Abruzzo di Adriano Tarullo lo avevamo conosciuto con il suo precedente album Anch’io voglio la mia auto blues. A distanza di 4 anni da quel disco esce oggi un nuovo cofanetto di storie di provincia, di vita vissuta e di emozioni…sue personali e in un certo modo condivisibili da tutti. Probabilmente è questa la ragione di un titolo che stimola la curiosità: Storie di presunta normalità. Cantautore e chitarrista ma soprattutto amante della semplicità. Vi abbiamo presentato il bellissimo video di animazione Cenere di stelle realizzato dal Collettivo Lhumans ed eccoci qui come di consueto a rapire dall’artista qualche curiosità di un nuovo lavoro che testimonia ancora quanto sia ricca e sincera la nuova canzone d’autore italiana. Ognuno a suo modo…

Partiamo dal bellissimo video Cenere di stelle. Com’è nata l’idea?
Cenere di stelle è una canzone dai tratti fiabeschi e ho pensato che un video di animazione sarebbe stato l’ideale. Quindi mi sono rivolto all’artista Francesco Colafella che stava già curando l’intero booklet del disco. Ho affidato l’iniziativa a lui che, insieme alla professionalità e l’inventiva del Collettivo Lhumans, ha realizzato l’animazione grafica fantasticamente!

Un nuovo disco e per la prima volta niente dialetto. Come mai?
Nasce dall’esigenza di far comprendere maggiormente quello che canto. Anche se sono legato molto alla mia terra, il dialetto limita perché non è capito. Il primo disco, in cui canto in dialetto, è del 2006 ma in verità le prime canzoni che scrivevo e proponevo erano in italiano, quindi è stato come ritornare all’origine.

Storie di presunta normalità…perché in fondo c’è sempre una verità nascosta?
Le storie che vediamo ogni giorno mostrano o nascondono delle verità. Sicuramente se ci soffermiamo superficialmente tutto ci viene restituito secondo una visione elementare con il rischio di essere troppo approssimativi. Viviamo in un periodo in cui tutto viene ingurgitato velocemente e non c’è troppo spazio alla riflessione, alla ricerca della bellezza e della felicità: il dolore è un qualcosa da spazzare via e l’amore diventa un esercizio patetico. Questo non è vero e io ho cercato di raccontare storie in cui queste presunte verità, normalmente accettate, possano essere messe in discussione.

Un disco autobiografico? Perchè in fondo c’è sempre una vita personale dietro le canzoni di un cantautore… vero?
Non lo definirei un disco autobiografico. Sono sicuramente storie legate alla vita che mi circonda; qualcuna è direttamente legata a me ma altre volte, pur raccontando in prima persona, sono stato solo spettatore di alcune vicende. Sicuramente la verità che viene fuori dal mio racconto è personale. Ho messo in evidenza alcune peculiarità che magari qualcuno non avrebbe preso in considerazione. Dietro una canzone non per forza si nasconde la propria storia ma molto probabilmente ci sono le emozioni e i sentimenti che abbiamo provato nella vita.

Mi incuriosisce il brano strumentale a chiusura disco. Che significa per un cantautore fare un brano di sola musica?
Io mi sento un chitarrista, come il titolo di una canzone del disco, e spesso nella creazione di una canzone parto da uno spunto musicale per poi cantare una melodia con un testo. Non è il primo brano strumentale che chiude l’album, anzi, già in altri due precedenti dischi ho fatto la stessa cosa. Per me la musica è decisamente importante, potrei fare un disco solo strumentale però ho la necessità di comunicare un’idea o un concetto e il modo migliore per poterlo fare è adoperare le parole che, a volte, riesce molto ad appagarmi.

E per chiudere un’altra curiosità proprio su Colm Thomas a cui hai dedicato una canzone. Una storia personale? Un incontro reale o aneddoti di vita vissuta da altri?
Colm Thomas ha deciso di vivere gli ultimi anni della sua vita nel paese in cui abito. Era un amico con cui chiacchierare davanti al bar. Una persona intelligente, fuori dagli schemi, speciale, mai banale. Una persona cordiale che si è fatta voler bene da un’intera comunità. La canzone è un mio tributo a lui e a tutte le persone che brillano di una luce particolare.

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