INTERVISTA | Antonello Cresti, sperimentatore italico

Antonello Cresti, musicista, scrittore, regista e tanto altro. Ci parla del suo progetto Solchi sperimentali, prima libro e ora doppio dvd. E confessa di come i Beatles e il prog italiano

Tu sei nato nel 1980, per cui non hai vissuto direttamente la nascita dell’industrial music. Come l’hai scoperta?
Sono nato e sto vivendo tempi di infertile decadenza, purtroppo… L’unico modo per salvarsi da questo stato delle cose è proprio andare a ritrovare nelle pieghe della società tutte quelle esperienze che rappresentano una via di fuga. Io le ho cercate (e trovate) nella musica, nel mondo delle idee, nella controcultura, nella spiritualità, in quella che io definisco “tradizione eccentrica”. L’industrial, peraltro nato in reazione allo spudorato neoliberista antiumanista della Thatcher, non poteva che essere un ovvio approdo. In esso ho trovato tanti temi a me cari, dalla rivolta sociopolitica, all’esoterismo, alla rilettura creativa delle esperienze di avanguardia storica e l’industrial è così divenuto un rifugio, anche per me.

Quali sono i tuoi gruppi preferiti di sempre? Anche non industrial…
Da buon sincretico farei senza dubbio meno difficoltà a dire ciò che non mi piace, detto questo non è un mistero che i miei ascolti non siano necessariamente radicati nel mondo estremo. Nasco come cultore dei Beatles, presto apertosi alle esperienze più sghembe del prog anni settanta (con particolare interesse proprio al caso italiano), ma ho ascoltato davvero di tutto, dalla musica barocca, al metal estremo, sino al folk anglosassone.

C’è ancora spazio per l’innovazione? O è tutto un riciclar di cose?
Come dico spesso forse è giunto il momento di liberarci dalla ossessione della novità, anche perché ritengo ugualmente stimolante mostrare le proprie radici. Il punto essenziale secondo me è disvelare pienamente la propria sensibilità e personalità nel proprio progetto artistico; se non si cede al mito del seguire il gregge secondo me si possono ancora dire cose nuove. Le combinazioni possono essere davvero infinite.

Simon Reynolds dopo aver coniato il termine postpunk, a cui tutti dobbiamo molto, parla di retromania. La tua opinione su tale “mania”?
Atteggiamenti nostalgici sono incapacitanti e dunque, a mio modo di vedere, condannabili. Però come dicevo prima non è che vivere in maniera sradicata, senza sapere da dove veniamo, sia una cosa auspicabile.  Secondo me solo dando la giusta considerazione al passato, possiamo davvero proiettarci nel futuro.

In Italia si è fatta tanta sperimentazione, sin dagli anni 50. Tu hai documentato tutto ciò in “Solchi sperimentali Italia”. Quali secondo te sono gli artisti più sottovalutati?
Non vorrei fare qui dei nomi specifici, anche se ovviamente ci sono artisti che sento particolarmente affini alla mia sensibilità. Posso certamente dire che abbiamo una scena “altra” qualitativamente e quantitativamente straordinaria, capace tranquillamente di tenere testa a realtà estere ben più note e che forse siamo noi a questo punto che dobbiamo accorgercene. Peraltro la storia dell’underground ci insegna che esistono dei cicli e che chi è sconosciuto oggi potrebbe essere riscoperto come pioniere e ispiratore domani. Chissà che a breve la musica italiana non venga riverita in questa maniera…

Ora è uscito il dvd di “Solchi Sperimentali”. Credi, speri, auspichi un rinnovato e più vasto interesse? O è materiale destinato alla nicchia?
Mi sono sempre occupato di fenomeni minoritari, ma ho sempre operato come se mi rivolgessi a tutti. Atteggiamenti settari ed autoreferenziali sono secondo me da buttare a mare, senza indugi. Far diventare un saggio musicale come il mio un film vero e proprio (non un documentario) è una operazione che, nella sua follia e ambizione, intende proprio allargare in pubblico dalla dimensione degli “iniziati” a quella dei semplici curiosi. I segnali sono buoni… Secondo me possiamo tutti assieme rosicchiare spazio alla barbarie sonora imperante! Chi volesse informarsi sul progetto può farlo su www.solchisperimentalifilm.it

Il Nihil project continua ad operare?
Io e Andrea Gianessi ci siamo ritrovati su un palco il Giugno scorso, dopo dieci anni esatti. Non escludo affatto che potrebbe risuccedere, ma credo che in generale sarà difficile che mi riproponga in veste di musicista attivo. Mi piace troppo di più stare in cabina di regia!

Quali progetti per il futuro?
Dedicherò molte energie alla promozione del film, ma ovviamente non abbandonerò gli altri fronti. Abbiamo in caldo la nascita di una apposita collana editoriale assieme a Crac Edizioni e sto elaborando un paio di progetti librari che spiazzeranno un bel po’ di amici…

Dove possono contattarti i nuovi sperimentatori che vogliono rivolgersi a te?
Possono certamente contattarmi sulla mia pagina facebook. Vivo come un doveroso impegno personale fornire una risposta almeno a tutti coloro che mi contattano. Dunque… fatevi sotto!

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Info: www.solchisperimentalifilm.it

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