INTERVISTA | Il compositore Biagio Putignano ci racconta il suo Almucantarat

Biagio Putignano, compositore e didatta pugliese, titolare della cattedra di Composizione presso il Conservatorio di Bari, in questa intervista ci parla del suo ultimo lavoro intitolato Almucantarat per Da Vinci Edition…

almucantarat-cover-disco

Biagio Putignano, Almucantarat

Quale pensa possa essere lo sviluppo della musica elettronica nel panorama attuale della musica contemporanea italiana? Ed Europea?
Da cosa nasce il progetto Almucantarat?
L’idea di raccogliere alcune delle mie composizioni acusmatiche ha radici lontane; tant’è che i lavori presenti nel CD abbracciano un ampio arco di tempo (circa dieci anni). Ho voluto rispondere all’invito che molti conoscitori di questi brani continuavano insistentemente a farmi: ovvero renderli disponibili alla fruizione di un pubblico che non fosse quello ristretto di conoscenti o amici.

Nella sua vasta produzione come compositore, la musica elettronica quale posto occupa? 
Non considero la musica elettroacustica come un qualcosa di separato dal resto della mia produzione; la scarsezza dei titoli è motivata soltanto dalle rare occasioni che mi si sono state offerte nel passato, ma non disdegno mai di rimettermi al lavoro quando capita l’opportunità. Però, amo così tanto la prassi, il pensiero e i presupposti teorici ed estetici della musica elettronica, che nel tempo ho cercato di applicarne in toto i principi alla mia produzione acustica. In questo modo sono riuscito ad ottenere dei risultati a mio avviso piuttosto originali. Ecco, dovendo rispondere, direi che sebbene siano pochi i titoli elettronici, il modo di approcciarsi di questa musica ha letteralmente permeato tutto il mio fare compositivo. Spesso mi si fa notare che le mie musiche hanno un ‘sound’ diverso: probabilmente questa ‘commistione’ che è alla base delle composizioni viene ben percepita dagli ascoltatori.

In Italia ho paura che si tendi sempre più a ghettizzare la musica elettronica in un ambito che conserva poco del musicale in nome di una ‘ricerca’ ipotetica. Spesso ascolto musiche frutto di forzature in nome di principi arditamente astratti che lasciano sempre poco spazio alla fruizione. In Europa mi pare che la situazione sia un po’ meno dogmatica, più aperta alle interazione, non dei linguaggi, ma delle potenzialità del pensiero e delle tecnologie impiegate. Forse è questa la direzione più proficua per le nuove generazioni.

Ascoltandolo e leggendone le note, salta alle orecchie la forte presenza della sua terra di origine, quanto questa ha influenzato la sua produzione in generale?
Beh, non saprei dare una risposta convincente; ammetto che la lontananza dai grandi centri di produzione mi ha permesso di filtrare con maggiore serenità ciò che più è sembrato a me congeniale e di rigettare ciò che mi pareva inadeguato. È ovvio che ogni artista ‘maturi’ il proprio linguaggio, e non lo ‘scelga’ tra i più efficaci come sceglierebbe al supermercato i detersivi più sbiancanti. E dunque in questo percorso di maturazione non ho motivo di dubitare che, oltre ai complessi fenomeni di scolarizzazione, acculturizzazione e socializzazione abbiano avuto ed hanno un certo ruolo anche altri fattori, compresi quelli ambientali, religiosi, umani.

Possiamo dire che la sua è una delle figure più rispettate dell’attuale panorama contemporaneo italiano e, oserei dire, europeo. Come sente il rapporto del pubblico con la “nuova musica” ed ha per lei valore questo termine con cui essa si indica in alcuni ambienti?
Mi pare essere più corretto il plurale ‘musiche’ a cui far seguire l’aggettivo ‘colte’; oppure, potrebbe essere stimolante la proposta del musicologo statunitense Alex Ross di distinguere la produzione contemporanea tra ‘musica scritta’ e ‘non scritta’. Comunque la si chiami, essa ha avuto un pessimo rapporto con le varie tipologie di pubblico (anch’esso merita un bel plurale), soprattutto negli anni in cui il pubblico stesso era il ‘nemico’ da spaventare, da offendere, da attaccare. Oggi molte delle musiche proposte vengono fruite dai pubblici quasi a loro insaputa, attraverso l’applicazione ad immagini, o in accompagnamento alle installazioni d’arte, oppure semplicemente tramite diffusioni via etere o streaming o su supporti di ogni tipo. Ma in generale, quando al pubblico si offre l’opportunità di ascoltare liberamente queste produzioni e nel migliore delle condizioni d’ascolto possibile (ambientali, esecutive ed interpretative), sovente il pubblico stesso dimostra di apprezzare.

il vero ascolto non consiste nel cercare nuove musiche, ma nell’avere nuovi orecchi… Condividi il Tweet

Vi sono in Italia, senza entrare nella temperie politica, varie associazioni e fondazioni preposte alla diffusione e alla valorizzazione della musica contemporanea, cosa sente che manca attualmente? E cosa si potrebbe o dovrebbe fare di più?
Semplicemente, a mio avviso, bisognerebbe ricalibrare il ruolo del Direttore Artistico, chiedendogli di guardare più attentamente, con più calma e maggior cognizione di causa a ciò che gli succede attorno, senza avere l’ansia di dover presentare ogni semestre le ‘novità’ da questo o quell’angolo della Terra. Una più pacata riflessione e una maggiore disponibilità all’ascolto di ciò che succede tra le pieghe delle Periferie, unitamente ad un pizzico di coraggio e disinteresse, darebbero risultati più apprezzabili.

Tornando al titolo che ci porta oggi qui, la pubblicazione di un titolo di musica elettronica e contemporanea assume oggi più che in ogni altro periodo un valore quasi simbolico ancor prima che commerciale, l’ascoltatore non esperto che si approccia per la prima volta a questo lavoro specifico che cosa potrebbe o dovrebbe trarne, secondo lei, da un ascolto completo?
Ascoltare una fonte sonora invisibile, provoca sempre un certo disagio, per i non addetti, benchè tutti siano abituati ad ascoltare le musiche di intrattenimento senza vederne gli interpreti. Stockhausen raccomandava di creare le condizioni di un ascolto che favorisse la concentrazione; io aggiungerei che bisognerebbe predisporsi ad un ascolto completo di ogni intero singolo pezzo, al fine di poterne cogliere il senso formale e cercare di comprendere le logiche (anche semplici, epidermiche) che ne governano la costruzioni. Solo attraverso l’ascolto si può pensare di passare ad uno stadio successivo, quello della conoscenza. E solo la conoscenza può introdurci alla sapienza. Tra gli interstizi della conoscenza e della sapienza, durante questo passaggio graduale ed avvincente, ognuno saprà trovare atmosfere affini alle proprie corde.

Le suggestioni che si percepiscono in Oscillum ed ancora di più nel brano che dà il titolo al CD, Almucantarat, le ho profondamente sentite come un viaggio quasi “metafisico” in un mondo sonoro che nonostante tutto appare intimo e conoscibile, tra i risultati che voleva ottenere posso confermare anche questo?
Le suggestioni sono sempre molto personali, e non sempre coincidono con l’intenzione del compositore. Ma questo rappresenta anche la grandezza di tutta la musica: scindere le sensazioni momentanee dalla superficie sonora di un brano musicale garantisce a quest’ultimo molteplici livelli di lettura.

Ultima: quanto, non solo in questo lavoro ma nella musica di oggi in generale, è ancora dato all’ascoltatore solo appassionato in termini di sogno e abbandono ad una esperienza ludica quale la musica? Se potesse rivolgersi ai lettori e futuri ascoltatori direttamente, quale sarebbe il consiglio che darebbe per guidarli nell’ascolto dell’oggi?
Credo fermamente che tutta la musica apra ad esperienze di diversa natura, sia spirituali che materiali, sia emozionali che reazionali. Mi permetto solo di suggerire, a chi mi chiede un piccolo ausilio su come ascoltare, di farlo sempre più spesso, e senza pregiudizi. Solo l’ascolto frequente arricchisce l’ascoltatore di quelle conoscenze che permettono di arricchirsi interiormente e di crearsi un ‘gusto’ personale. Ogni ascolto è un viaggio verso il non conosciuto, e il ri-ascolto è un continuo scoprire particolari sfuggiti agli ascolti precedenti. Parafrasando Marcel Proust, concludo dicendo che “il vero ascolto non consiste nel cercare nuove musiche, ma nell’avere nuovi orecchi”.

Info: https://davinci-edition.com/2016/09/07/putignano-almucantarat/

Leave a Reply

16 − 2 =