Claudio Orazi: Lo sguardo riflesso. Nuovi segni per il teatro d’opera all’aperto

Zecchini Editore per la serie I Libri sulla Grande Musica pubblica Lo sguardo riflesso. Nuovi segni per il teatro d’opera all’aperto di Claudio Orazi con un contributo di Enrico Girardi

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Claudio Orazi: Lo sguardo riflesso. Nuovi segni per il teatro d’opera all’aperto

All’Arena di Verona e allo Sferisterio di Macerata, tra i più famosi e celebrati teatri all’aperto del mondo, Claudio Orazi dedica una riflessione sulla creatività della scena contemporanea nel Teatro d’opera. Con il contributo del critico musicale Enrico Girardi, e gli interventi dei registi Henning Brockhaus, Denis Krief e Graham Vick e un affascinante apparato fotografico, il libro ripercorre l’ideazione artistica ed i progetti registici e scenografici di alcune produzioni operistiche che hanno configurato una “nuova stagione” per i teatri musicali all’aperto, luoghi capaci di conservare il senso primigenio di theatron, con le rinnovate pulsioni dell’uomo contemporaneo. Certa concentrazione magnetica ed enigmatica di queste assemblee teatrali, composte da migliaia di spettatori, si discioglie nella visione istantanea dei nuovi Segni dell’opera. Come autentici fantasmi appaiono i riflessi dello specchio e la bambola-feticcio per Violetta, il mare di Lucia su di un telo, il vascello di Rigoletto sul fiume sospeso nel vuoto, la sfera nera come meteorite per Turandot, l’incombente montagna rosso sangue di Butterfly, l’albero di ulivo per il mondo arcaico di Cavalleria. Ed ancora, il volto dell’Angelo innalzato su Floria Tosca, il giardino dell’amore per Figaro, la ferrigna biblioteca-prigione-nave di Nabucco. Il resto sono pietre come sedili, montagne di carne, un aereo stilizzato che squarcia la notte sull’oceano e le mille immagini-pensieri di Giacomo che risalgono in superficie come da un Acheronte della memoria. Si tratta di “nuovi segni” inclini al linguaggio interdisciplinare, capaci di scolpire le pietre ed i muri degli antichi monumentali teatri, ove attraverso lo sguardo riflesso del pubblico con la scena si rigenera l’antico rito collettivo del teatro. Oggi con nuove immagini l’ideatore è in cammino verso altri siti, progetti e avventure. Tra i capitelli in pietra degli antichi monasteri, dentro le grandi basiliche, negli ampi spazi dei teatri greco-romani così come in quelli piccoli settecenteschi. Nei luoghi dove le nuove forme dell’arte contemporanea siano capaci di superare le tradizionali separazioni tra autore e pubblico, tra produttore e spettatore, a favore di un ininterrotto fluire della creazione artistica. Come sostiene Bill Viola verso i veri luoghi «in cui esiste l’opera d’arte, la mente e il cuore della persona che l’ha vista».

L’Autore Claudio Orazi

Claudio Orazi nasce a Macerata nel 1959 e fin da giovanissimo partecipa e si interessa delle problematiche relative alla ricerca nel campo teatrale, sia come operatore organizzativo sia come cultore teoretico. I rapporti con il Ministero del Turismo e dello Spettacolo si fondano all’inizio degli anni anni ottanta, quando Orazi lavora al riconoscimento della propria compagnia teatrale quale organismo di interesse nazionale per la qualità dei progetti artistici, e si consolidano con una collaborazione in qualità di direttore dell’organizzazione tecnico-artistica per la realizzazione di importanti festival musicali a Praga, Madrid e in altre capitali europee. La formazione internazionale connoterà anche la direzione artistica del Teatro Lauro Rossi di Macerata che, in un arco di vent’anni, lo vedrà fautore di progetti speciali come quello della collaborazione con Giorgio Strehler e il Piccolo Teatro di Milano. È sul filo dell’ostinata ricerca di nuove idee e nuove forme di linguaggi teatrali che si sviluppano gli indirizzi dei due più importanti teatri all’aperto del mondo: lo Sferisterio di Macerata, dal 1992 al 2002, e l’Arena di Verona, dal 2002 al 2008. Unico sovrintendente ad aver guidato entrambe le arene, Orazi vede premiato anche l’orientamento della sua linea artistica non solo dal gradimento del pubblico e dai sold out degli spettacoli, ma anche dalla critica: cinque Premi Abbiati, due Award della Lirica e un premio della critica discografica. Lo stesso successo godrà la sua attività di direttore artistico del Teatro delle Muse di Ancona. Orazi onora la sua riapertura, dopo sessant’anni, con una preghiera in musica espressamente donata per l’evento da papa Giovanni Paolo II e cantata da Placido Domingo.La modernità della locuzione “manager dello spettacolo”, che ispira anche i nuovi corsi dell’ordinamento didattico universitario, concretizza l’attività di Orazi: innovativi progetti artistici, tournée internazionali, edizioni musicali, produzioni televisive, conferenze e convegni.Sul come si riesca a gestire questa enorme attività è invitato a tenere lezioni e seminari presso varie università italiane quali la Facoltà di Economia dell’Università di Tor Vergata a Roma ed il MASP dell’Università Bocconi di Milano, fino al conferimento della docenza di “Economia e gestione dello spettacolo” presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Macerata, sezione di Osimo.L’essenza della figura manageriale si misura anche sul versante dell’attività privata: è sua l’ideazione artistica di “Armonie dello Spirito. Meditazioni musicali per le Basiliche italiane”, che presenta rari repertori prodotti ed editati da Unitel Classica ed Euroarts. Nel 2011 viene nominato Commissario del Governo Italiano presso la Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, mentre dal 2012 al 2014 ricopre i ruoli di sovrintendente e direttore artistico, curando con successo un piano di risanamento economico secondo le disposizioni del Decreto Valore Cultura.Dal 2015 è sovrintendente della Fondazione Teatro Lirico di Cagliari.

Claudio Orazi,
Lo sguardo riflesso. Nuovi segni per il teatro d’opera all’aperto

160 pagine – ampiamente illustrato a colori – formato cm. 20×20 – euro 30,00

Informazioni: www.zecchini.it videopresentazione QUI

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