INTERVISTA | Corrado Coccia: il chiaroscuro della sua musica

Corrado Coccia, milanese, si definisce un cantautore “surreale”. Tra la sua musica preferita: alcuni cantautori italiani, la musica classica e Kurt Weill. Scopriamolo nell’intervista in cui si racconta e ci parla del nuovo disco Chiaroscuro

Benvenuto Corrado Coccia su Blog della Musica. In poche righe ti puoi presentare ai nostri lettori?
Benvenuti a voi e grazie infinite per il Vostro tempo. Come potermi presentare in poche righe? Difficilissimo. Sono una persona estremamente socievole, amo la malinconia (che non vuol dire tristezza), amo il circo, la poesia e i bambini. Nonostante sia socievole e non fatichi per questo a relazionarmi con nessuno, usufruisco della mia voglia di scrivere musica e parole, per cercare di essere semmai ancor più comunicativo. Non amo le mezze misure. O il bianco, o il nero.

I tuoi inizi con la musica come sono stati?
Tutto cominciò quando da ragazzino conobbi un cantautore dialettale milanese di nome Nino Rossi. Da li, la bella voglia di cominciare ad esprimermi attraverso questa piccola forma d’arte, sino ad arrivare ai primi concerti di quartiere. Alcuni vinti (pochi), ed alcuni persi (la maggior parte). Quando capii che forse era il caso di applicarmi maggiormente, cominciai a studiare pianoforte. La consapevolezza della mie capacità ma anche dei miei limiti, cominciarono a disegnare un mio profilo del tutto personale. Per mia fortuna, non penso di assomigliare a nessuno. Ci fu qualche tempo fa (nell’anno 2010), la vittoria al Festival di Castrocaro, che mi diede semmai una maggior forza interiore.

Quali sono i tuoi ascolti musicali? Gli artisti di riferimento?
Artisti veri e propri di riferimento, non ce ne sono. Amo i brani di Kurt Weill con testi di B. Brecht. Nonostante possa sembrare anacronistico, penso che questa musica è quella che più mi emoziona insieme a tutta (ma proprio tutta) la musica classica.

Chiaroscuro: che disco è questo nuovo lavoro di Corrado Coccia secondo te?
E’ un disco intimo e raccolto. Come spesso dico, è un disco da ascoltare dinnanzi ad un camino con un bicchiere di Whisky americano mentre fuori nevica. Un disco (oserei dire) Natalizio, ma molto più verosimilmente autunnale ed invernale.Forse l’introspezione che si evince ascoltando i testi, porta a pensare a questo tipo di clima e luogo dove gustarsi semmai questo lavoro.

Corrado Coccia cantautore chitarra

Corrado Coccia cantautore

Quale il brano che lo rappresenta?
Avendo “sofferto“ per tutte le stesure, direi tutte. Ma siccome non sarei credibile, scelgo un brano intitolato Piccole risposte al cielo. Spesso con i nostri simili, non ci si capisce più! forse non si ha il tempo nemmeno di approfondire il nostro vissuto e condividerlo (certo non parlo della condivisione sui social), ecco allora affidare le proprie risposte e le proprie domande, buttando gli occhi al cielo in attesa che il cielo stesso possa mandare qualche segnale e qualche risposta.

Che cosa raccontano i testi dei brani di Chiaroscuro? A chi si rivolgono?
Penso d’aver scritto un disco che parla d’amore. Amore inteso nella maniera più totale. Non sempre scrivere d’amore, significa rivolgersi ad una donna, spesso si prova amore per la vita in generale. Non essendo un “concept album“, non c’è soluzione di continuità. Spero d’aver scritto 9 fotografie diverse.

E le sonorità musicali invece? Ricerchi qualcosa di particolare?
Abbiamo cercato, (insieme al mio produttore ed arrangiatore Roberto Arzuffi e al clarinettista Marcello Noia), sonorità suonate con le mani. Niente aiuti tecnologici, niente batterie finte, niente chitarre distorte. Tutte sonorità pensate e fortemente volute da tutto il grande gruppo di lavoro che vorrei citare se mi è concesso: Corrado Coccia (pianoforti, tastiere hammond e voce), Marcello Noia (clarinetto e sax), Roberto Arzuffi (chitarre), Roberto Dragonetti (basso elettrico ed acustico), Davide Arzuffi (batteria e percussioni), Daniele Arzuffi (voce narrante), Paola Diamanti (violino) e Annabruna Gigliotti (poetessa).

C’è un messaggio particolare di cui vuoi essere portatore con la tua musica?
Vorrei (semmai questo disco potesse insegnare qualche cosa), che le canzoni possano essere scritte, con la stessa mia onestà ed il tanto cuore che io stesso ho messo per la realizzazione. Vorrei quindi lanciare un messaggio di trasparenza verso l’operato dell’autore, senza per forza di cose strizzare l’occhio a ciò che la gente ora vuole sentire. Alla lunga gli sforzi pagano anche se all’inizio si ha la sensazione di combattere contro i mulini a vento.

Secondo te il cantautore, specie in Italia, ha un futuro?
Penso che potrebbe esserci un futuro per questa figura così bistrattata, sempre che quest’ultima (riallacciandomi al discorso precedente), scriva quello che il cuore suggerisce e non quello che la radio vuole. Ho altresì la sensazione (mi scuso se risultassi polemico), che anche il cantautorato, abbia (ahimè) creato delle “sette“. Se non sei appartenente a quella o a quell’altra realtà, non sei un cantautore, ma uno che scrive canzoni! Paradosso! è la stessa cosa!

Prima di lasciarci, raccontaci quali sono i tuoi prossimi progetti musicali…
Progetti in cantiere ce ne sono diversi, ma la mia produzione mi impone (giustamente), un silenzio di tomba. Quello che posso anticipare, è che vi sarà una collaborazione (per altro già in essere) con una piccola orchestra da camera di Voghera (Pavia) diretta dal Maestro Roberto De Mattia. Altro però (non me ne vogliate), non posso dire.

Grazie Corrado Coccia, buona musica.
Grazie a Voi per questa splendida opportunità che mi avete dato per potermi fare conoscere. Buon lavoro a voi, e buoni domani.

Info: https://www.facebook.com/CorradoCoccia

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