INTERVISTA | Edoardo Pasteur: un esordio americano

Edoardo Pasteur pubblica il suo album d’esordio dal titolo Dangerous Man. E dopo aver visto il video estratto Child of the Storm di seguito l’intervista del cantautore genovese al Blog della Musica…

Canzone d’autore rigorosamente in inglese. Per quanto il tutto sia concepito da un artista italiano – e si sente nella pronuncia soprattutto – quello di Edoardo Pasteur è un esordio che accarezza tantissimo il velluto elegante della canzone d’autore americana con quel piglio scuro che spesso rimanda alle liriche di Leonard Cohen. Si intitola Dangerous Man e noi ve lo lasciamo ascoltare. Amore ed odio, come nelle migliori dinamiche artistiche.

Ci incuriosisce la genesi di questo lavoro. Dallo sport alla letteratura musicale. Come accade questa rivoluzione?
Inspiegabile, a livello razionale! Febbre dell’attimo, la chiamo, quella voglia di assaporare ogni aspetto della vita, che ti dà entusiasmo e passione per tirare fuori il meglio di te, e la tua vera identità. Smesso lo sport per qualche guaio fisico, mi sono trovato con tanto tempo a disposizione, normalmente gli ex sportivi tendono a cadere in depressione, io ho ragionato… una mezz’oretta e mi sono chiesto cosa avrei voluto sempre fare nella vita, ed eccomi qua. Complice è stata la mia passione per la scrittura e una certa creatività nutrita da ore e ore di corse solitarie in tante parti del mondo. Tanto tempo per pensare!

Perchè l’inglese?
Non è stata una scelta ragionata, semplicemente i miei racconti e le mie storie sono venute fuori così. Credo che il mio immaginario si nutra molto della letteratura inglese e americana, da cui ho attinto a piene mani per la mia ispirazione. Credo inoltre – ahimè – che l’inglese sia in grado di offrire spunti parecchio più suggestivi rispetto alla nostra lingua, in un contesto di musica pop-rock.

L’impronta America è fortissima. Se ti dicessi Cohen?
Se mi dicessi Cohen farei un riverente inchino a un grande, cui certamente mi sono ispirato. Come rimanere indifferenti alla bellezza e alla magia delle sue opere? Certamente Child of the storm paga un piccolo tributo a quel grande canadese. Ma credo che la maggiore ispirazione, a livello di scrittura, possa essere riferita a Bruce Springsteen, i cui testi sono un importante lavoro letterario, con quella capacità di creare delle piccole sceneggiature all’interno di ogni suo pezzo. Credo anche di dover dire grazie a Robbie Robertson, per certe atmosfere che è riuscito a creare, pensiamo a piccoli gioielli come “Ghost dance”…

Per restare sul tema direi che risulta vincente e un po’ anacronistica la scena che si dedica ai contenuti e molto meno alle apparenze. Di qui è forte la citazione appunto a Cohen. E anche da parte tua risulta evidente che è molto importante essere e non apparire… sbaglio?
Mmmhh… che domanda complicata. Qui si rischia di diventare autocelebrativi! Si, mi sono messo a fare musica perché avevo e ho delle cose da raccontare, le mie storie e il mio mondo. Mi interessano molto più loro, è roba che rimane…

E per chiudere… quanto lo sport contamina la musica?
Certamente sono entrambi espressioni di entusiasmo e voglia di mettersi alla prova, ma non credo che vi sia una diretta relazione tra le due cose. Certamente tutte quelle ore a correre qua e là per il mondo ti danno il tempo per pensare, e cercare ispirazione…

Info: https://www.facebook.com/Edoardo-Pasteur-Rolling-Dice-1129621510428526/

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