INTERVISTA | L’attesa di Francesco Garito… lontani dalle apparenze

Francesco Garito pubblica L’attesa, il nuovo disco di cui stamattina abbiamo avuto modo di apprezzare il singolo Fahrenheit 451. Ecco Garito ai nostri microfoni…

Si intitola L’attesa questo nuovo disco di Francesco Garito. Si intitola nell’unico modo possibile. Ascoltarlo è come avere sulla giornata un velo di nebbiolina che culla e che rilassa, è terapeutico e stimolante. Musica del caso come recita in qualche misura la sua presskit. E poi i suoni che finalmente sono reali… un po’ come quando una casa è realmente di mattoni più che di cemento patinato. Il bello si deve rintracciare con astuzia e con forza di volontà. Anche il relativo video del singolo Fahrenheit 451 che Blog Della Musica vi mostra come sempre la mattina del giovedì, prima dell’intervista pomeridiana, mostra quanto ci sia voglia di essere e non di apparire. C’è un mondo intero che appare. Francesco Garito è… e lo dimostra anche durante 3 omaggi, 3 brani che in questa tracklist non sono tutta farina del suo sacco. L’attesa. Davvero un titolo calzante.

Vorrei partire proprio dal suono di questo disco. Una filosofia assai particolare non è vero?
Particolare se si prende come riferimento la maggioranza della musica che circola oggi, in realtà è un suono che viene da lontano, dal blues e dalla tradizione dei cantastorie.

Parliamo di Stiv Cantarelli. Quanto condiziona il risultato finale la mano e il cuore di una collaborazione come questa?
Moltissimo. Stiv ha dato il suo suono alle mie canzoni ed era quello che mi aspettavo, perchè era quello che ha me piaceva. Senza di lui probabilmente il disco avrebbe preso una direzione diversa o forse a dirla tutta non sarebbe proprio nato perchè non avevo voglia di altro.

Prima di questa intervista, come di consueto, mostriamo sempre il video di lancio. “Fahrenheit 451”. Che correlazione c’è tra la realtà che canti, il romanzo a cui fai riferimento e le immagini di questo video?
C’è innanzi tutto una forte ispirazione, poi ci sono dei richiami al romanzo come il fuoco che brucia un testo, la ragazza che legge chiusa in casa quasi clandestina ed ancora la quotidianità ripetitiva ed alienante come ad esempio sempre la stessa strada ogni mattina per andare a lavoro ma grazie al cielo gli uomini reagiscono a questo stato di cose e magari si organizzano e suonano in cerchio tutti insieme.

La Toscana ti ha adottato in qualche modo non è vero? Ed è anche merito suo o di quella particolare scena cantautorale che sei giunto ad un disco come “L’Attesa”?
La Toscana e Firenze mi hanno fatto sentire a mio agio, la scena musicale è viva, gli stimoli sono tanti e con chi è disponibile c’è anche un bel confronto, di sicuro è stato fondamentale crescere artisticamente in questo ambiente ma è chiaro che se avessi vissuto in un altro luogo con degli stimoli diversi il disco sarebbe stato altro probabilmente, siamo figli del nostro vissuto.

Sei in giro per un piccolo tour di presentazione. Impressioni e risultati? In altre parole: quanto spazio c’è per le parole di un cantautore?
Questo è un tema scottante. In realtà in Italia i posti ci sarebbero pure ma spesso è difficile accederci comunque sono convinto che il pubblico si possa abituare al fatto di trovarsi di fronte un cantautore. I concertini fino a questo momento sono andati sempre bene ma io faccio poco testo perchè per me riuscire ad “arrivare” anche ad un solo ascoltatore è gratificante.

Info: https://www.facebook.com/francescogaritomusicpage/?fref=ts

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