INTERVISTA | Michele Pavanello e la Christian Music

Michele Pavanello, musicista e cantautore nato ad Adria nel 1969, si innamora della christian music e la sposa nel suo primo progetto discografico Otto Strade. Ecco l’intervista al Blog della Musica…

Michele Pavanello nato ad Adria (Ro) nel 1969, entra in conservatorio nel 1978. Dopo 5 anni le regole troppo rigide lo portano ad uscire e incontra la musica per la strada, il blues, la west coast. Diversi gruppi e formazioni musicali come bassista, cantante, pianista e autore. L’incontro con Don Marco Balzan e con la Tribù di Yahweh nel 2003 gli fanno conoscere la Contemporary Christian Music. Nel 2009, dopo uno studio sulle Beatitudini, Michele comincia a lavorare al progetto Otto Strade ed oggi canta le sue canzoni.

Desidero comunicare la Buona Novella del Vangelo attraverso la musica…

Michele, ciao. Non è facile incontrare musicisti di Christian Music qui in Italia. Com’è iniziata la tua strada verso questo genere?
E’ iniziata con la Tribù di Yahweh; gruppo fondato circa 13 anni fa da Don Marco Balzan, missionario in Brasile per molti anni, artista sensibile e poliedrico.  E’ stata una bella esperienza di musica, di amicizia e di fede, durata sino al 2012. Da quel momento in poi ho iniziato un percorso musicale personale e ho fondato la “Otto Strade Christian Band”.

Eri già un cristiano convinto prima di incontrare la Christian Music o è stata la Christian Music che ti ha fatto diventare un cristiano convinto?
Sicuramente la Christian Music mi ha aiutato a vedere la cristianità in modo diverso. Ma c’è stato qualcosa di più che ha scosso la mia coscienza qualche anno fa, ed è stata l’occasione di approfondire lo studio del Vangelo. Con l’aiuto di alcuni teologi ho finalmente capito molti aspetti della Parola che prima ignoravo; che Religione e Fede sono due cose diverse, che Gesù è venuto a liberare l’Uomo, non ad opprimerlo, che nei Cieli c’è un Padre Buono che ama tutti allo stesso modo.

Tu oltre che musicista sei anche autore. Quando hai capito che era giunto il momento di dire la tua?
Tutto nasce, appunto, nel momento in cui ho scoperto davvero che il messaggio di Gesù al mondo racchiude in se una Meraviglia che non ha pari, ma che purtroppo il mondo, per lo più, ancora non conosce. Quando scrivo non voglio insegnare niente a nessuno, ci mancherebbe, ma attraverso il racconto della mia esperienza, che non ho paura di mettere a nudo, spero che altri possano capire che una speranza c’è, per tutti, e si chiama Gesù.

Tutto il tuo materiale musicale lo hai raccolto in un disco che si intitola “Otto strade” uscito da pochi mesi. Autoprodotto o sei riuscito a trovare chi ha creduto nel tuo progetto?
Sono partito con un’autoproduzione. Chi ha creduto in me, prima di tutto, sono stati gli amici musicisti che mi hanno aiutato, dedicando molto del loro tempo e della loro passione per la realizzazione del progetto; cito Matteo Balzan che ha arrangiato il disco e suonato il basso, Marco Balzan che ha curato le riprese, Simone Piva che ha inciso le parti di chitarra, Massimo Tabacchin la batteria e poi ancora Elia Menon, Davide Pelà, Emanuela Carretta, Ilaria Carretta, Barbara Maniezzo… e altri ancora. In un secondo momento, chi ha creduto nel mio lavoro è stato Emmanuele Landini, capo della casa discografica “Moebius Records” di Milano nonché Sound Engineer che ha curato Mixing & Mastering e poi la distribuzione sugli store digitali come iTunes, Amazon e molti altri.

La strada per un musicista è molto difficile, per un musicista di Christian Music? Ancora di più? Quali difficoltà hai incontrato, se ne hai incontrate…
Quando ho iniziato a preparare lo spettacolo live ero molto fiducioso. Pensavo che avrei trovato porte aperte soprattutto negli ambienti naturali in cui i fedeli abitualmente s‘incontrano. Ma non è stato così, anzi; a parte pochi esempi, per lo più ho trovato diffidenza e scetticismo che poi alla prima occasione d’incontro vero, a volte fortuito, si sono dissolte lasciando spazio all’entusiasmo e alla partecipazione. Credo che per un artista cristiano cattolico sia molto difficile oggi trovare spazio, qui in Italia, ma non posso fare altro che insistere e, soprattutto, crederci. Tantissime volte mi sono interrogato per comprendere se il progetto musicale che stavo portando avanti era solo per me stesso, per soddisfare una mia esigenza, o vi era qualcosa di più, un disegno più ampio; devo dire che i segnali che ho ricevuto mi hanno sempre spinto a proseguire e credere fermamente in questa che posso considerare, oltre che una passione, anche una missione.

All’estero conosciamo Michael W.Smith, Amy Grant, Don Moen, David Crowder, Darlene Zschech e la Hillsong Music, e la lista è lunga… Gruppi o musicisti di riferimento per quello che riguarda la Christian Music in Italia ce ne sono? Io conosco i  Gen o il Rinnovamento, ma forse fanno più musica liturgica…
I musicisti internazionali che hai citato, insieme a molti altri (Needtobreathe, Third Day, All Sons and Doughters…), sono espressione della Christian Music di stampo evangelico e qui, come si dice, la musica cambia. Gli Evangelici, infatti, danno grandissimo spazio e risalto alla musica d’ispirazione cristiana, organizzando eventi incredibili che raccolgono l’adesione e la partecipazione di migliaia di persone, di giovani, ma non solo. Hanno capito da molto tempo che la musica è un veicolo straordinario per portare a tutti la Parola di Gesù e per vivere insieme esperienze di fede, di worship.  Oltreoceano la lunghissima, stupenda e affascinante esperienza dello Spiritual e del Gospel, viva ancora oggi, ha permesso la grandissima diffusione della Christian Music moderna, con la sua ventata di gioia incontenibile, di emozione, di preghiera intima e vivificante, in the Name of Jesus, in the Name of God. Si, sono proprio innamorato di questa musica e posso dire che mi ha scombussolato l’esistenza. In Italia c’è ancora molto poco, troppo poco. Alcune esperienze sono già importanti, come quelle che hai citato, ma la strada da fare è sicuramente ancora lunga.

Credi possa dipendere dal fatto che per i cristiani Cattolici bisogna suddividere la Christian Music, nata per evangelizzare e arrivare anche a chi non frequenta le chiese, dalla musica Liturgica, il cui uso è prettamente legato al rito religioso e come tale deve seguirne certi crismi? Forse noi Cattolici ci soffermiamo di più sulla musica Liturgica (e qui ci sarebbe da aprire un capitolo a parte) che sulla Christian Music perchè più legata alla nostra tradizione…
Si, credo che anche questo aspetto abbia il suo peso; la musica liturgica è molto legata alla tradizione e posso capirlo, c’è un’esigenza di rito che va rispettata, un equilibrio, una complementarietà. La Christian music, invece, come canzone ispirata a Gesù Cristo, deve andare oltre tutto ciò, deve essere capace di accompagnarci sempre, in ogni momento e in ogni luogo; è un aspetto culturale, certo, ma voglio dire anche che è aspetto di costume.

I nomi che abbiamo fatto prima sono esponenti di Christian Music bravissimi paragonati al pari delle rock-star, in Italia questo, come dicevamo, non succede e aggiungerei anche che musicalmente in questo ambito siamo fermi ad almeno 20 anni fa… Come mai secondo te?
Molti fattori credo contribuiscano a tutto ciò. Chi da anima e voce alle emozioni sono spesso i giovani e, in Italia, i giovani cristiani il più delle volte si vergognano di esprimere la propria fede, sempre che non si rientri in determinati contesti molto protetti e rassicuranti. E se i giovani sono i primi a non crederci a sufficienza, a non cercare nella musica quel messaggio di libertà che viene da Cristo, diventa tutto più difficile. Dall’altro lato ci sono poche aperture da parte degli uomini di Chiesa che spesso non apprezzano una musica cristiana che vada fuori dalla tradizione o addirittura riconoscono solo la musica sacra d’autore; e così non si creano le occasioni perché possa nascere uno spirito nuovo. Ma forse le cose stanno cambiando, Papa Francesco anche in questi giorni si è raccomandato ai giovani affinché  facciano “casino” e abbiano coraggio di andare contro corrente. Molti preti giovani o giovani nello spirito stanno provando a cambiare marcia, vanno aiutati e sostenuti.

Credi che all’estero le “chiese” (evangeliche, cristiane, ecc…) investano molto di più sulla musica come punto fondamentale per l’evangelizzazione? Con la musica si sa che è più facile toccare il cuore di una persona…
La musica ha potenzialità enormi perché può arrivare a tutti con grandissima facilità, grazie alle tecnologie, ai social. I centri d’interesse finanziario l’hanno capito molto bene, basti vedere lo strapotere che oggi si manifesta con i talent show e con tutto l’indotto che generano. All’estero lo hanno capito già da un po’, mi auguro che anche in Italia si cominci ad investire sulla musica cristiana d’autore, onestamente credo ce ne sia bisogno; me ne rendo conto, nel mio piccolo, alla fine dei concerti quando tante persone si avvicinano e con il sorriso ci ringraziano per le emozioni vissute insieme. Ci saranno sempre belle canzoni e altre meno, bravi artisti e altri meno, ma la nostra musica non è certo di serie B, tutt’altro.

Per concludere raccontaci quali sono i tuoi progetti musicali per il futuro…
Vorrei riuscire a tornare in sala d’incisione per lanciare un singolo prima di Natale, la canzone c’è e spero di trovare qualcuno che me la produca.  Sto raccogliendo il materiale per un secondo album ma ci vorrà ancora parecchio lavoro. Da settembre vorrei anche iniziare a lavorare con una nuova proposta live; da maggio 2014 sino ad oggi con la “Otto Strade Christian Band” abbiamo presentato un concerto acustico ed è stata un’esperienza bellissima, piena di emozioni e ricordi fantastici, grazie a tutti gli amici che vi hanno partecipato. Ora, però, è necessario cambiare un po’ il “tiro” cercando di mettere insieme una band con un sound decisamente più rock.
In conclusione vorrei ringraziarti molto per questo incontro, ti faccio davvero i complimenti per il tuo blog e per la passione ed entusiasmo con cui riesci a promuovere i musicisti, ce n’è davvero bisogno. Viva la Musica, viva la Christian Music.

Caro Michele sono io che ringrazio te.

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