INTERVISTA | Ottodix: verso il cosmo e ritorno

Alessandro Zannier ovvero Ottodix ha pubblicato il suo nuovo album dal titolo Micromega. Dopo avervi già mostrato sul nostro Blog il video di Micromega Boy ora Alessandro ci racconta del suo disco…

Alessandro Zannier diventa Ottodix. E già in passato ne abbiamo parlato. E già in passato ci siamo immersi in questo scenario che sta sicuro e in bilico tra la realtà e la scienza, tra la fantasia e la fantascienza. Oggi è tempo di parlare di questo nuovo disco intitolato Micromega, con una copertina d’eccezione, con una raffigurazione emblematica di quello che è l’uomo e la sua proiezione nel tutto che ci governa. Direi che solo questa copertina scuote la curiosità e il potere visionario che poi, ad ascoltare, ritroviamo nella musica pop digitale di Ottodix. Come di consueto vi abbiamo mostrato il video di lancio ed ora una bellissima chiacchierata con Alessandro Zannier che per tutti si chiama Ottodix:

Partiamo dall’inizio: Alessandro Zannier come diventa Ottodix?
Per gioco, in una roulotte adibita a sala prove nel ’91. Io alla batteria e il mio compagno di studi alla chitarra, Antonio Massari, entrambi in procinto di iniziare l’Accademia a Venezia, abbiamo deciso per scherzo di dare un nome a degli strampalati provini amatoriali da esordienti, scartabellando tra gli artisti d’avanguardia che avessero un nome diretto e adatto. La scelta cadde su Otto Dix.
Poi, anni dopo, finito lo scherzo, Otto Dix era diventato il nome di una band che faceva una strana prog-wave in inglese. Azzerato il progetto e ridefinito in Ottodix (tutto attaccato), ha ri-esordito discograficamente nel 2003 in lingua italiana, con una formazione in cui ero autore dei brani e tastierista. In seguito all’abbandono dell’allora cantante Carlo Rubazer, ho deciso di cantare io i miei brani e di far diventare Ottodix il mio pseudonimo, come progetto personale in studio. Tuttora “gli” Ottodix sono la band che mi segue on stage. Un romanzo, insomma.
Ah, ma forse intendevi “come convivo col mio alter ego” tra arte e musica? Quello è più semplice: non c’è differenza, sono due facce della stessa medaglia. Semplicemente oggi c’è un artista visivo Alessandro Zannier che in musica si fa chiamare come un vecchio pittore tedesco.

E dietro tutta questa opera visionaria, quanta realtà autobiografica c’è?
Un po’, com’è giusto che sia, ma nascosta tra le pieghe degli illusionismi della creatività.
Se non ti è capitato, ti consiglio di leggere il libro “I Fantasmi di Ottodix”, un libro del 2013 con 4 racconti del mistero collegati, in cui io sono il protagonista, assieme a molti miei alter ego. Un incubo surreale in cui ho unito in un romanzo la mia biografia e quella del progetto Ottodix, assieme ai temi citati nelle canzoni dei 4 album fino ad allora pubblicati. E’ stata una bella sfida, allora, pubblicata per 001 Edizioni, in occasione dei 10 anni discografici di Ottodix e con allegata una raccolta di singoli in cd. Ecco, lì nei racconti trovi pezzi di vita vera e visioni, un giallo tra noir e fantascienza, tra incubi e sogni del mio immaginario, tutti combinati assieme.

Esce Micromega. Un viaggio antropologico? Un viaggio futuristico? Io ci ho letto moltissima metafora del nostro presente…
È un lavoro che utilizza la filosofia, la fisica, l’astronomia e le scienze, come metafore per tentare di dare una spiegazione autorevole e attendibile della contemporaneità.
In un epoca di instabilità, mancanza di personalità e desideri, semplificazione, pigrizia mentale (troppa scelta apparente, tutta lì sul tavolo) e paura irrazionale, ho pensato che l’unica forza dell’intelletto rimasta per aggrapparsi a una bussola, a un timone, fosse quella della razionalità, della scienza e della misurazione. E’ bene quindi ritornare a ricordarsi chi siamo, quanto più grandi siamo – rispetto a- e quanto più infinitesimali – rispetto a -, per ritrovare il senso della posizione e il senso della misura, non solo reale, ma anche metaforico.
Oggi manca in tutti i sensi “ la misura”.
Le fonti di ispirazione che ho citato non sono poi così futuristiche, sono legate a quello di cui si è occupata la scienza nei secoli e di cui si sta occupando oggi. Sono argomenti talmente affascinanti da superare qualunque visione artistica, per un semplice motivo: dietro ogni ipotesi scientifica, dietro ad ogni ricerca, può annidarsi una verità tangibile e per ora ignota sulla natura. Questo supera la ricerca di una visione in sé, propria dell’arte.

Restando sul tema ho trovato questo disco come il futuro immaginato da Orwell. E comunque tornano presenti questi temi che in qualche modo potremmo definire anche pasoliniani… sei d’accordo?
È un presente che va perfino oltre Orwell. La capacità di controllo che la società ha oggi sull’utente, passa per l’illusione di libertà, mentre in Orwell la dittatura e il terrore erano esplicitati dal Potere.
Pasolini si rivolta nella tomba, io credo, ripetendo “ve l’avevo detto”.
I temi positivi di Micromega sono equità, ambiente, natura, tecnologia consapevole (CERN), etica della scienza, cultura e conoscenza per avere il controllo del proprio presente e non esserne schiavi. Le cose negative che Micromega sottolinea sono altrettante e sono il pericolo della perdita di controllo, l’odio latente, la superstizione e l’integralismo, la paura dell’ignoto (e del diverso) e la pigrizia mentale. Quella della scimmia che non vuole vedere la luce della verità e della conoscenza, a costo di tapparsi gli occhi.

Bellissimo il video. Psichedelico. Verrebbe da dire che la psichedelia è una componente molto forte. Ma ha senso parlare di psichedelia per la musica di Ottodix?
È di Flavio Ferri e Fabrizio Rossetti, con cui ho collaborato a Barcellona, sia per la produzione audio, che video.
Questa della psichedelia è una sorpresa anche per me! Me la tirate fuori in tanti in pochi giorni.
Non sono mai stato un consumatore di musica psichedelica in generale, ma credo che una spiegazione ci sia.
Lavorando con l’elettronica si ha spesso una passione per il concetto di loop e di crescendo, per aggiunta di moduli.
In questo album ho sentito la necessità in alcuni momenti, di dare una cantilena solenne, da sciamano, ai testi, quasi per rafforzare la forza neutrale delle regole fisiche del cosmo sulle emozioni e sui gusti emotivi. Quasi un mantra religioso.
Viene istintivo supportare queste strutture con i sopracitati loop, magari con strutture ipnotiche. Visti i temi tra microcosmo, astrazione e viaggi intergalattici (come dimenticare il tunnel lisergico di 2001 Odissea Nello Spazio?), mi pare ovvio che una certa psichedelia digitale salti fuori naturalmente. Può essere?

Per concludere questa chiacchierata: sei consapevole che (probabilmente io per prima) difficilmente il pubblico sa come penetrare nel messaggio che cerchi di trasmettere utilizzando dei mezzi assai poco diretti e tangibili?
Battiato
ha fatto ben di peggio, su…
Non serve capire tutto quanto, ma l’intenzione d’insieme e alcune frasi al vetriolo o slogan che ti arrivano. Il resto è viaggio e suggestione fatto su strutture strofa-ritornello da musica pop.
Il mio non è un linguaggio rivoluzionario, è un mix di linguaggi passati. E’ semmai rivoluzionario proporlo ora, in piena era della semplificazione. E’ un linguaggio fatto di strati di ascolto, per far durare un disco oltre le mode.
Se a volte risulto pesante è anche perché oggi la complessità è bandita come una parolaccia oscena e la soglia di attenzione e curiosità si è abbassata ai minimi termini. Se hai delle cose articolate da comunicare e vuoi provare a far cultura con la musica e con l’arte (si, cosa c’è di male? Ormai sembrano ambizioni assurde da intellettuali arroganti, quando dovrebbe essere lecito e normale), vieni visto come uno che vuole strafare.
Messaggini di tre righe massimo, canzonette con 20 parole massimo, 3 accordi, slogan diretti o pochi suoni ripetuti.
Spesso il confine tra minimalismo e pochezza è sottilissimo.
Viviamo in un’epoca complicata e per leggerla adeguatamente bisogna riabituarsi ad affrontare letture anche un po’ più articolate, senza sbuffare. Il piacere di scoprire qualcosa in un libro o in un quadro o in un album, anche dopo anni, è una cosa che non ha prezzo a mio avviso, e aiuta a leggere tra le righe, ad esempio filtrando meglio notizie plausibili da bufale clamorose.
Micromega è in ogni caso un album scorrevole con 9 pezzi e dal vivo ha tiro e si avvale di immagini davvero “spaziali”.
Vi consiglio di venirci a vedere.

Info: https://www.facebook.com/ottodixband/?fref=ts

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