INTERVISTA | Silvia Conti: il nuovo disco, la nuova scena

Silvia Conti torna a calcare i palchi e decide di farlo da cantautrice in tutto e per tutto con il disco A piedi nudi (psichedeliche ipnotiche nudità) che ci racconta in questa intervista…

Ancora “figlia dei fiori” ma in questo 2017 con un mondo sempre più confezionato attorno ad una massa economica inerme che da più parti sintetizzano attingendo alla figura di una “Scimmia”. Silvia Conti in questo nuovo disco di vita e di attualità sociale, di amore personale verso la vita in ogni direzione possibile, arreda il suo spazio vitale di un suono assai ricco e di una scrittura assai preziosa e matura. Si intitola A piedi nudi (psichedeliche ipnotiche nudità) e pretende un ascolto attento e mirato. Come di consueto prima delle interviste, tra le nostre pagine troverete il video di lancio del singolo TOM TOM. E siamo solo agli inizi…

Silvia Conti torna in scena. Possiamo dire che dopo tanti anni di carriera è il tuo primo vero disco di inediti?
Possiamo dirlo. Non sono mai stata veramente ferma in questi anni ma è il mio primo disco di inediti: ho aspettato parecchio ma credo ne sia valsa la pena.

Ci incuriosisce l’inizio di questo disco: una narrazione, un titolo assai curioso, una bellissima lista di dischi…
Avevo voglia di raccontarmi in prosa oltre che in musica, di dare un piccolo spazio anche alla mia pratica attoriale. La canzone, in mi minore, è nata a casa di un’amica (ecco svelato il titolo) ed è stata una bella collaborazione tra me e mio marito Roberto (che è l’autore della parte musicale del brano). E’ una presentazione del disco e di una parte di me stessa con, in sottofondo, una lista (incompleta per motivi di spazio) dei dischi della mia vita, quelli che hanno fatto di me quella che sono, imprescindibili per me.

Bellissima l’idea di questi piedi in copertina lungo tutto il booklet. Ma come mai questo colore arancio assai predominante e queste pagine di mille altri colori? Insomma come mai questa resa cromatica del disco?
L’arancio è il mio colore, ma amo tutti i colori. Volevo qualcosa che ricordasse la psichedelia, che fosse il più vicino possibile agli anni ’70, a quel mondo che amo profondamente e che è parte di me; considerando il titolo poi, mi sembrava più consono mettere le foto dei piedi degli artisti che hanno collaborato con me piuttosto che i loro volti!

E poi dicci: A piedi nudi, nello specifico, per te che significato ha?
A piedi nudi siamo a contatto con la terra, possiamo sentire la nostra appartenenza alla natura, al mondo animale, siamo più veri insomma.
E questo è un disco “vero”, un disco “a piedi nudi”.

Questo disco, con un titolo così, me lo sarei aspettato più scarno e più sintetico invece che un bel sound di una produzione assai ricca e di qualità… non trovi?
Si e ne sono parecchio soddisfatta. Sono stata anche molto fortunata perché ho potuto lavorare con dei veri e propri giganti: primo fra tutti Gianfilippo Boni, il mio personalissimo George Martin, che ha curato i suoni e ha saputo interpretare alla perfezione il mio linguaggio; inoltre il mio compagno Roberto Mangione è stato un arrangiatore sopraffino.
Volevamo un disco come quelli che ascoltavamo prima, quando la musica non era usa e getta ma veniva assaporata, volevamo un libretto da leggere, come prima leggevamo le copertine dei dischi in vinile, volevamo qualcosa da gustare con tutti i sensi. Ci siamo riusciti? Io credo di si!

Due parole su questo video… il primo singolo di lancio…
Ci siamo divertiti da morire, questa è la prima cosa!
La canzone è la catarsi di un momento drammatico vissuto in prima persona e ho voluto accanto a me le persone che in quel periodo hanno avuto un significato importante. E’ un inno alla vita, al divertimento e alla coralità, perché secondo me è così che va vissuta la vita.

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