Il suono dello Stradivarius: alla scoperta dei suoi segreti | CHIMICA E MUSICA

Cosa rende speciale il suono dei violini del grande liutaio cremonese Antonio Stradivari anche dopo più di duecento anni? Perchè non si è ancora riusciti a eguagliare le sonorità dei suoi Stradivarius? La Chimica ci aiuta a iniziare a svelarne i misteri…

Antonio Stradivari, in latino Antonius Stradivarius, appartiene a quella eletta cerchia di personaggi che hanno trovato posto nell’immaginario Pantheon di coloro che hanno attraversato la storia, le culture e anche il mito, divenendo antonomasia delle proprie opere. I violini di Stradivari, sono riconosciuti per la loro superba sonorità. Uno degli aspetti più discussi delle sue opere è che, ad oggi, ancora non si sia riusciti a giungere alla conclusione se il legno usato dallo Stradivari possegga qualità uniche rispetto ai legni, usati anche oggi, impiegati nell’arte liutaia. La vexata questio soffre, inoltre, di lacune derivanti dalla mancanza di documenti, o dalla conoscenza tramandata, delle tecniche impiegate dai maestri della scuola cremonese (val la pena ricordare anche la figura del Guarneri del Gesù). Di recente, grazie all’ausilio di apposite tecniche d’indagine, risonanza magnetica nucleare, diffrazione ai raggi-X di sincrotrone, ICP-MAS e techiche termogravimetriche, un gruppo di ricercatori ha pubblicato dei risultati cercando di fare luce su questo enigma, studiando quattro campioni Stradivari, due di violini e due di violoncello, un campione di violino del Guarneri e cinque campioni di violini moderni.

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Un violino di Stradivarius

Stradivarius: le caratteristiche del legno

Nonostante si fosse sempre creduto che Stradivarius usasse legni particolari, è stato dimostrato come invece si trattasse di legni disponibili commercialmente. Lo studio è stato prima focalizzato sullo stato della qualità del legno. Dai dati relativi al grado di ossidazione della lignina, decomposizione dell’emicellulosa ed altri parametri riguardanti l’umidità del legno, il legno ha mostrato normali segni di invecchiamento. Non di meno, sono stati notati anche alcuni piccoli cedimenti strutturali del materiali dovuti allo stress causato dalle alte frequenze ottenute durante le esecuzioni.

La poca conoscenza dei processi di trattamento non permette di escludere comunque che tali trattamenti abbiano già potuto incidere sul legno in tal senso durante le fasi di lavorazione. Molto interessante è risultata invece la presenza di ioni di Al, Ca, Cu, Na, K, and Zn, molto probabilmente presenti nelle vernici usate dallo Stradivari.

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Alcuni particolari di un violino Stradivarius del 1677 che ci mostrano la magistrale padronanza di Antonio Stradivari per l’intaglio decorativo

Tale caratteristica è stata anche osservata per il campione prelevato dal violino Guarneri. A tal proposito, non risulta infatti nota in nessuna tradizione liutaia la presenza di queste specie chimiche; ovvero pare che lo Stradivari (e la scuola cremonese) fosse a conoscenza di una tradizione di trattamento degli strumenti, dimenticata poi in epoche postume. In ultimo, tale peculiarità non è stata riscontrata nei campioni di violoncello, indizio questo dell’esistenza di un particolare trattamento per i violini.

Il suono dello Stradivarius

Pare quindi che il suono particolare di questi violini sia ascrivibile alla diversa composizione chimica riscontrata nel totale del materiale componente gli strumenti analizzati. In particolare, più che la qualità del legno usato, sia da considerare il tipo di trattamento del legno la causa che conferiva particolari peculiarità al normale legno commerciale usato per la costruzione degli Stradivarius. Non ultimo, gli altri due fattori già precedentemente citati, invecchiamento e stress dovuto all’uso pare svolgano anch’essi un ruolo nella produzione finale del suono.

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La Casa Stradivari a Cremona

Questo implicherebbe che, curiosamente, ferma restando la sublime qualità sonora degli strumenti della scuola cremonese, non possiamo valutare se il suono moderno sia leggermente peggiorato o abbia raggiunto una maggiore maturità, anche in virtù dell’invecchiamento e di eventuali imperfezioni da stress.

Gli Stradivari continuano ancora ad incantare per la loro sonorità. La chimica ci ha aiutato in parte a capire che forse a Cremona era conservato un segreto che si è appena iniziato a svelare.

Nel video che vi proponiamo è possibile ascoltare uno Stradivarius del 1717 magistralmente suonato dalla celebre violinista Viviane Hagner.

Addattamento, sunto e traduzione a cura di Alberto Casella da
Chemical distinctions between Stradivari’s maple and modern tonewood

Hwan-Ching Taia, Guo-Chian Lia, Shing-Jong Huangb, Chang-Ruei Jhua, Jen-Hsuan Chung,
Bo Y. Wanga, Chia-Shuo Hsu, Brigitte Brandmair, Dai-Ting Chung, Hao Ming Chen, and Jerry Chun Chung Chan
 PNAS | January 3, 2017 | vol. 114 | no. 1 | 27–32
DOI:10.1073/pnas.1611253114

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