INTERVISTA | AIM: la band inizia il capitolo “Gravity”

Oggi incontriamo gli AIM, band brianzola che ha probabilmente segnato la scena underground con cinque dischi all’attivo e oltre vent’anni di carriera tra concerti in tutta Italia e all’estero. Di recente, hanno pubblicato il loro quinto album dal titolo Gravity, un importante capitolo che festeggia ciò che è stato e ciò che accadrà, ne abbiamo parlato con loro in questa intervista

Accogliamo la band AIM: benvenuti su Blog della Musica. Che ruolo ha avuto Federico Dragogna nel vostro percorso?
Federico ci ha insegnato molto. Durante la produzione di We are sailing ho imparato molto da lui, dalla sua attenzione quasi maniacale al dettaglio al suo gusto per le cose fatte bene. Quando poi ho ascoltato per la prima volta We are sailing finito, spesso però non mi sono riconosciuto nei pezzi che avevo suonato, a volte super post prodotti e stravolti. Il risultato finale è stato sicuramente efficace, ma ho anche scoperto che non è questo che cerco nella mia musica. Infatti Gravity, che ho scritto e prodotto insieme a Stefano Elli (Sabbionette studio) non è così ordinato e patinato come può essere un normale album prodotto, ma è alla fine imperfetto, un pelo ineducato, non perfettamente quadrato. E questo può essere un limite ma rispecchia anche la vera essenza della band Aim, cioè tre persone musicalmente ineducate ma che scrivono musica libera, non schiava di alcuna etichetta o clichè.

Vi influenzate a vicenda o riuscite ad avere sempre una visione comune?
Incredibilmente abbiamo sempre avuto una visione comune. Di norma i pezzi li scrivo io, quindi ad oggi siamo a più di 50 canzoni arrangiate e registrate insieme, poi, dopo avere dato un minimo di struttura al pezzo, lo porto in sala prove e insieme ai gemelli lo arrangiamo. Devo dire che i miei due soci hanno un orecchio particolare in primo luogo per capire se un pezzo può funzionare o meno, in maniera molto istintiva – per capirci: “Fiore questo è bello, questo fa cagare”– in secondo luogo sono molto bravi a arrangiare, a far girare il pezzo, in particolar modo Matteo. Quando si trova poi la strada giusta si batte e ribatte sul pezzo come per affinare un metallo incandescente e fargli prendere la forma desiderata. E non la più perfetta. E così da quasi vent’anni nascono le canzoni degli Aim.

Com’è la situazione musicale italiana a vostro avviso? E cosa sta succedendo in provincia?
In tutti questi anni abbiamo visto e abbiamo fatto parte di scene musicali interessanti, soprattutto qui in Brianza. Adesso non si può più parlare di una scena alternative-rock. Siamo tutti troppo concentrati a parlare di noi stessi tramite i social e compagnia bella. La scena infatti si crea progettando qualcosa insieme, sudando insieme, fallendo e vincendo insieme.

Avete suonato spesso anche all’estero. Com’è andata con i brani in italiano?
Bene. Sono stati accolti con lo stesso entusiasmo con cui sono stati accolti i nostri pezzi in inglese. Ad essere sincero uno dei motivi che mi spinge a continuare a fare musica è andare a suonare all’estero. Infatti su tutti i palchi europei che abbiamo calpestato, vedi Malta, o Repubblica Ceca, Germania, Danimarca, Svizzera, Francia o Polonia sono sempre stato colpito dalla curiosità e dall’entusiasmo del pubblico che ti ascolta, che vuole scoprirti e che alla fine se spacchi si innamora di te. Queste sono sensazioni che quasi puoi toccare con mano, non è il solito luogo comune del musicista italiano frustrato che va a suonare all’estero. Provare per credere.

Qual il mood giusto per ascoltare Gravity della band AIM?
Direi che questi giorni, all’epoca del Covid 19, possano offrire, dentro la fatica di questo nuovo quotidiano, il mood perfetto per ascoltare Gravity, cioè una situazione in cui uno è costretto a rimanere a casa, in teoria il nostro centro di gravità, in una condizione di raccoglimento forzato. Ecco, direi che il raccoglimento, la calma e la tranquillità ma anche la malinconia sono gli stati d’animo perfetti per godersi Gravity, un concept album di 12 tracce che necessita quindi di un giusto tempo di assimilazione. Ascoltare Gravity in questi giorni potrebbe essere proprio l’occasione perfetta per viaggiare rimanendo a casa. Buon viaggio allora!

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