Alberto Marsico & Organ Logistics: The “B” side of the fish | Recensione

The B side of the Fish è il disco di Alberto Marsico & Organ Logistics: fusione tra generi, gusti musicali, raffinatezze stilistiche nella pubblicazione di Limen Jazz. Marco Pollice l’ha recensito per Blog della Musica

barca sulla spiaggia nella copertina del disco di Alberto Marsico: The "B" side of the fish

Alberto Marsico, The “B” side of the Fish

Nell’ambiente musicale spesso si sente parlare di fusion, a volte con senso dispregiativo, rimandando ad un genere musicale freddo e tecnico, a volte inespressivo a volte coaberbo e rifugio di grandi virtuosi. Ma fusion, nell’accezione del termine può anche significare fusione, coesistenza sistematica e coerente tra generi e frasi musicali, condivisione di vedute ed esperienze che co-esistono reciprocamente. Ecco. Appunto. Qui, in questo caso, Fusion è proprio da intendersi come fusione, fusione tra generi, gusti musicali, raffinatezze, vedute stilistiche e stilemi musicali che solo l’esperienza, la tecnica unità all’Inter Play possono restituire. Ecco allora che un disco come The B side of the Fish di Alberto Marsico & Organ Logistics riesce a coniugare tutto questo, e anche di più!

Alberto Marsico (hammond e piano), Lorenzo Frizzera (chitarra), Diego Borotti (sax) e Giovanni Rossi (batteria) riescono a dialogare con assoluta naturalezza, prontezza ed efficacia interfacciandosi e dialogando dal Blues, al Be-bop, al Gospel, al Funk e alla sperimentazione. Ecco allora che il termine fusion può diventare sinonimo di interplay, coabitazione di generi così diversi eppure così vicini.

Sicuramente un elemento collante è il linguaggio di Alberto Marsico, il suono “Fusion” per eccellenza diventa in questo disco quello dell’organo hammond, protagonista di rilievo in questo contesto musicale così variegato, eterogeneo eppure saldo e coerente.

Per quanto ho detto poc’anzi, sceglierò brani molto diversi tra loro proprio in virtù di questa raffinatezza, versatilità che in tutti i brani, questi eccellenti esecutori riescono a far propri.

The B side of the Fish

Il primo brano che ascolto è la title track The B side of the Fish scritta da Alberto Marsico, una composizione che letteralmente mi incolla alla poltrona, fin dal lancio iniziale di batteria di Giovanni Rossi che ci introduce al tema.

Non riesco a togliere gli occhi dal video e partecipo attivamente a una musica sapientemente suonata e interpretata da questi artisti. Il brano sicuramente ha il merito di catturare l’attenzione sin dalle prime note complice anche un ritmo esplosivo, una carica, un tiro come direbbero i musicisti, che ci fa subito intuire l’importanza, il calibro, la qualità e sapiente maestria di questi eccellenti musicisti.

Il primo solo è quello di Marsico che  esplosivo, anzi travolgente, ci proietta in ricordi di atmosfere Be-bop, con una mano sinistra granitica e una destra che ci regala frasi importanti sia ritmicamente che melodicamente.

Un primo obbligato ancia il solo di Lorenzo Frizzera dove arpeggi spezzati sulle sostituzioni degli accordi ci accompagnano all’ascolto senza mai disorientarci.

Poi il momento del sax di Diego Borotti, carico di tensione, di ritmicità, di pause che ci lasciano col fiato sospeso ma che si accompagnano con soluzione di continuità al tema finale e agli spasmodici e intensi passaggi in obbligati della band.

Cereal killer!

Che dire di questo brano composto sempre da Alberto Marsico? Dell’energia che riesce a trasmettere? Con questi pedali interni delle voci che ci fanno sempre sobbalzare sul levare del movimento? Il tema stesso è costruito su note lunghe sempre spiegate e ri-armonizzate in modo cromatico e intelligente.

Subito dopo fanno eco gruppi di note che procedono con accordi paralleli, sempre in levare.

E parte un solo pirotecnico di sax dove Diego Borotti risulta sempre cantabile, energico, pieno di carica, arriva, esplode per poi lanciare il solo di chitarra con Lorenzo Frizzera che parte in modo soffuso, elegante con rispetto della dinamica.

Il solo di Marsico si conclude con un lunghissimo pedale superiore (casualmente lo stesso pedale che caratterizza la sezione a del tema), questo dura un intero Chorus mentre le altre linee vocali interne continuano a riempire le armonie e la sinistra di Marsico continua imperterrita con il suo travolgente Walking bass.

Ancora una volta tre soli molto diversi eppure estremamente uniti nel modo di intendere in maniera univoca il brano disegnando profili sempre nuovi e ma mai fuori luogo.

Mr.M.B.Blues

Ecco un esempio di un Blues che non annoia mai! Si riescono a cogliere idee sempre nuove, fresche, efficaci dove gli scambi tra i musicisti sono, non solo oculati, ma con grande senso di interplay e continuità melodica.
Le frasi sono sempre comprensibili e raccontano un dialogo tra il quartetto, non sono monologhi fine a se stessi ma riescono a raccontarsi sempre in modo funzionale ed armonico.

Il centro, il focus del brano sono proprio i soli di Diego Borotti (sax tenore), Alberto Marsico (hammond) e Lorenzo Frizzera (chitarra ), che hanno catturato la mia attenzione dalla prima all’ultima nota per arrivare in maniera spontanea, ma non scontata, alla nuova esposizione del tema.
Mr.M.B.Blues alla sua conclusione, ci regala ancora una sorpresa alquanto inaspettata su uno stop dove riecheggiano per l’ultima volta i tre suoni della triade di sol maggiore per arrivare alla conclusione del brano.

Joyful pray

E arriviamo a Joyful pray. Si e ci immerge in un’atmosfera tipicamente live, sembra di essere in uno di quei vecchi Jazz Club Dove la musica dal vivo era protagonista e i grandi musicisti con lei.

I suoni sono avvolgenti, hanno respiro e si riesce a cogliere ogni piccola sfumatura delle tensioni delle armonie e nel del suono di Diego Borotti che espone il tema con il tenore.

Un Blues dove però ti rintracciano e intrecciano atmosfere gospel con atmosfere calme ed tenui che ci fanno sognare e che ci regalano pace e tranquillità all’ascolto. Pace, gioia, preghiera come suggerisce il titolo.

È anche un blues in sei ottavi, struggente dove convivono due giganti: Hammond, che crea interessanti giochi di luci ed ombre tra pedale del volume e Leslie; e pianoforte che si intersecano e che dialogano, che si passano idee e frasi musicali, quasi diventando un solo strumento. Poi torna il tema del sax ove Diego Borotti si racconta ancora tra variazioni, dinamiche e blue note e ci porta ad una coda dove protagonista è un grande crescendo una grande sospensione per arrivare all’accordo conclusivo.

Out of sight

Out of sight di Frizzera è una composizione indubbiamente particolare, originale, molto moderna e sperimentale. Inizia con un’atmosfera quasi sognante, che introduce poco alla volta lo spennato ritmico di chitarra su pedale di la, e arriva così con naturalezza e disinvoltura il tema questa volta affidato al sax soprano di Borotti con un suono morbido, raffinato delicato, sempre ricco di armonici e mai stridente che riesce a fondersi completamente impastandosi tra i suoni di Frizzera e Marsico. La sezione B del tema è tutta costruita su un pedale di re armonizzato in modo sempre nuovo ed originale.

Il solo di chitarra ricorda molto da vicino fraseggi americani in particolare uno tra tutti Pat Metheny, anche nel modo di accostare gli accordi e le strutture intervallari superiori.

Il solo di Borotti è raffinato, di gusto e pregevole maestria nel modo di intercalare i cromatismi tra una modalità e un’altra.
E prima di arrivare esposizione del tema finale c’è posto anche per uno Special di hammond dove la dinamica si intensifica sottolineata da un Leslie molto aggressivo e graffiante.

E infine una lunga coda finale costruita sugli incastri di batteria dove Giovanni Rossi dà libero sfogo tra carica, energia, gusto musicale in funambolici incastri ritmici.
È il momento dove la composizione arriva a vertici di sperimentazione per chitarra sax ed organo assai arditi dove tutta la carica ritmica della batteria di Giovanni Rossi prorompe con grande pregio ed efficacia.

A cura di Marco Pollice
Pianista e Compositore

Info e Contatti

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