INTERVISTA | Alberto Mesirca: da Vicente Asencio ai compositori italiani

Alberto Mesirca è un chitarrista classico di Marostica. Diplomato al Biennio Esecutivo Specialistico del Conservatorio di Castelfranco Veneto con 110, lode e menzione speciale d’onore, vanta concerti e collaborazioni con musicisti di tutto il mondo. Di recente ha pubblicato due dischi molto interessanti. Ne abbiamo parlato insieme…

Diamo il benvenuto ad Alberto Mesirca, ospite di Blog della Musica. Diplomato in chitarra con lode e menzione d’onore e “Young Artist of the Year” a vari Festival Europei, tanto per citare uno dei tuoi tanti titoli. Come è iniziata la tua carriera artistica?
Grazie mille per il vostro invito! Ho iniziato a suonare attorno ai 7-8 anni, per gioco, ma sono stato seguito subito da un buon insegnante che mi ha permesso di entrare a 11 anni in Conservatorio; da lì è re-iniziato tutto, con un ottimo maestro (Gianfranco Volpato) che mi ha seguito per tutto il percorso di studi. Nel frattempo ho iniziato a fare i primi concerti, ho studiato musica da camera con due grandi musicisti italiani (Domenico Nordio e Filippo Faes); dopo il conservatorio ho continuato gli studi in Germania, con Wolfgang Lendle, presso la Musikakademie di Kassel, per due anni e mezzo di studio intensissimo; nel frattempo ho vinto i primi premi e concorsi, iniziato a registrare e a lavorare a prime esecuzioni, seguito anche da lontano da due mentori, Angelo Gilardino per il repertorio, e Frédéric Zigante per la prassi, e un po’ alla volta ho cominciato a farmi conoscere, anche collaborando in progetti di musica da camera con altri musicisti (il maestro Volpato, già di impostazione, mi ha cresciuto sempre paragonando la chitarra agli strumenti ad arco, avendo lui stesso suonato con i più grandi archi del Veneto, da John Anthony Calabrese a Roland Valpreda, a Walter Daga, tutti prime parti, della Fenice, dei Solisti Veneti, e dell’Orchestra dell’Arena di Verona).

Molte le collaborazioni con artisti e molti concerti che hai tenuto in Italia e all’estero: ci sono stati incontri importanti per la tua crescita musicale? Vuoi parlarci di un concerto e di un artista che ricordi particolarmente?
Avendo già citato Angelo Gilardino, che ho conosciuto da quattordicenne quando era venuto al Conservatorio di Castelfranco Veneto, il quale mi ha “regalato” una meravigliosa prima esecuzione di un pezzo tratto dall’Archivio Segovia, di cui era all’epoca direttore (“Errimina” di Padre Donostia) e poi di alcune sue meravigliose composizioni (da “Ikonostas” al “Concertino del Falco”), provo a citare, nel mondo della chitarra, due altri grandi che hanno scritto pezzi di cui sono il fortunato dedicatario: Dusan Bogdanovic (che, dopo aver sentito l’incisione della prima dei Ricercari di Francesco Canova da Milano contenuti nel manoscritto liutistico del 1565 conservato presso il Duomo di Castelfranco, ha scritto i “Tre Ricercari sulla Compagna”), e Leo Brouwer, che ha scritto il “Preludio de las campanas” per un concerto al Festival di Kuhmo in Finlandia.

Per il mondo extra-classico invece due incontri sono stati davvero importanti: uno è Robert Fripp, grande chitarrista dei King Crimson, che ha lavorato con David Bowie, che ho incontrato durante un seminario tenuto al Monastero di San Cugat a Barcellona; e Marc Ribot, chitarrista di John Zorn e Tom Waits, con il quale abbiamo curato l’incisione integrale e la pubblicazione delle musiche del suo primo maestro, il meraviglioso chitarrista haitiano Frantz Casséus.

Tra i tuoi incarichi artistici non posso non notare che sei (lo sei ancora?) Responsabile dell’Archivio Musicale della Biblioteca Nazionale di Istanbul. Un lavoro sicuramente affascinante, come ci sei arrivato e cosa offre di interessante questo Archivio Musicale?
Nel 2010 sono stato coinvolto da una grande direttrice di teatro turca, Gulsen Kadrye Gurses (che dirigeva un teatro sperimentale, Theater des Augenblicks, a Vienna), che avevo conosciuto a Pontedera tramite gli amici del Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards, per partecipare ad un lavoro di ricerca musicologica urbana e rurale ad Istanbul e in Cappadocia. Il progetto, finanziato dalla Comunità Europea, prendeva il nome di “The Library Production of Memory”. E’stata un’esperienza incredibile, per i viaggi compiuti e per le persone incontrate. Tra i vari incontri, c’è stato quello con Volkan Gulcek, allora responsabile della Biblioteca Nazionale Turca, il quale mi aveva detto che la Biblioteca possedeva un lascito di più di 500 vinili antichi (quelli a 75 giri) che dovevano essere ancora ascoltati e catalogati, e mi ha chiesto se fossi stato interessato a compiere quel lavoro. Era musica straordinaria, dall’ottomana classica, a quella religiosa (sufi e maftirim) e popolare delle varie zone della Turchia, che possiede un patrimonio musicale estremamente vario.

Alberto, ti abbiamo ascoltato nella tua produzione Free Guitar on Earth che raccoglie pagine per chitarra di compositori italiani di diverse generazioni, tra i quali Angelo Gilardino, Edoardo Dadone, Filippo Perocco, ed altri… ce ne puoi parlare?
Il disco comprende una serie di composizioni di autori che provengono da scuole di pensiero molto diverse tra loro; per questo ho cercato di dare un’immagine di come si presenti oggigiorno il repertorio contemporaneo per chitarra, scritto da autori di rilievo, come Morricone, Sciarrino, Solbiati, Ambrosini, Dall’Ongaro, Campogrande, Sollima.

Ho avuto inoltre la fortuna di poter incidere la prima registrazione di opere straordinarie, come la bellissima Sonata “Lettere a Fryderyk” di Angelo Gilardino, e “Il libro dei volti-Parte seconda” di Carlo Boccadoro; inoltre ho avuto la fortuna di avere molti lavori dedicati, da parte di grandi autori, come Filippo Perocco (“Minuta”), e di Edoardo Dadone, Marco de Biasi, Cristiano Porqueddu, Andrea Noce, Marco Ramelli, Alfredo Franco e Franco Cavallone.

Sebbene sia stato difficile compiere una scelta di repertorio per questo lavoro, soprattutto per il fatto che, essendoci molte prime incisioni, non ci fossero precedenti versioni dei brani (e quindi non essendoci possibilità di confronto), il lavoro è stato comunque estremamente interessante e proficuo perché mi ha portato a collaborare con i compositori stessi e lavorare con loro ai loro brani, e anche perché, nonostante la grande diversità di stili e linee di pensiero, credo di aver creato una raccolta caratterizzata comunque da un elevato e raffinato livello di scrittura da parte di tutti i compositori.

Un’altra tua produzione interessante è quella uscita per Brilliant Classic dal titolo Vicente Asencio. Complete Guitar Music, dedicata al compositore spagnolo Vicente Asencio. Come mai la scelta è caduta proprio su questo compositore?
Asencio
è stato uno dei grandi compositori spagnoli del ‘900, di cui però poche persone si sono occupate dell’opera completa. Nel corso degli anni i suoi componimenti sono entrati nelle scelte di repertorio standard dei chitarristi, ma troppo spesso due-tre pezzi di quel catalogo sono stati privilegiati (come il “Collectici Intim” e la “Suite Valenciana”). In realtà tutto il corpus di opere per chitarra di Asencio è straordinario, a partire dal primo brano, scritto nel 1935, che prende il nome di “Canço d’Hivern”, fino all’ultima, straordinaria suite (“Suite mistica”, del 1971). La sua opera è estremamente introspettiva ed intimista, con armonie che richiamano l’impressionismo e poi Manuel de Falla, e segue il filone estetico sviluppato dal catalano Federico Mompou, che trova nel concetto della “musica callada” (la “musica silente”, come raccontata da un verso del Cantico di San Juan de la Cruz) la sua più immediata e forte descrizione.

L’incontro con la Da Vinci e con la Brilliant, come è avvenuto?
Conoscevo da tempo Edmondo Filippini, il quale già viveva in Giappone, ma si occupava di altri settori correlati alla musica, e che poi ha fondato la Da Vinci, e insieme ci siamo ritrovati a parlare di questo progetto dedicato alla musica contemporanea, che è stato da lui accolto con grande entusiasmo; è un grande perfezionista, e cura in ogni dettaglio le sue pubblicazioni, sebbene siano davvero moltissime.

Con Brilliant Classics invece la collaborazione è già più datata; avevo incontrato molti anni fa uno “scout” dell’etichetta, Gunter Van Rompaey, il quale aveva accettato di includere nel catalogo un’incisione di tre concerti per chitarra e orchestra di Angelo Gilardino (il mio era stato suonato con l’Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza diretta da Giampaolo Bisanti); e da lì è nata una fitta collaborazione, che ha portato alla pubblicazione degli integrali di Giulio Regondi, Gaspar Sanz e ultimamente di Vicente Asencio, e di un lavoro, a cui tengo molto, sul repertorio delle canzoni sefardite (ebraiche spagnole) con la grandissima mezzosoprano barocca Romina Basso e uno straordinario gruppo di musicisti turchi capitanati da Fahrettin Yarkin (che ha lavorato spesso con Jordi Savall); oltre a questi lavori, un ulteriore lavoro, frutto di un’interessantissima ricerca, è quello fatto a quattro mani con il flautista Daniele Ruggieri sul repertorio americano per flauto e chitarra, con pezzi di Terry Riley, George Rochberg, Osvaldo Golijov, Mark Delpriora, Marc Ribot, Charles Wuorinen

Nel periodo del Covid-19, che speriamo stia volgendo verso il suo epilogo, come hai affrontato vita e lavoro? Sei riuscito a mantenere viva la musica?
Sì, ho cercato di mantenere una routine giornaliera di studio, dandomi degli obiettivi giorno per giorno, e cercando di utilizzare questo periodo, lontano dai concerti, per dedicarmi alle cose che normalmente avrei fatto di notte o in viaggio (come, ad esempio, le scelte delle tracce per una registrazione… in questo momento, in particolare, la registrazione integrale delle opere per flauto e chitarra di Mauro Giuliani, in duo con il flautista veneziano Daniele Ruggieri, e i quartetti di Paganini per trio d’archi e chitarra, con Daniel Rowland, Maja Bogdanovic-Claude Frochaux, Vladimir Mendelssohn-Razvan Popovici).

Ho continuato la didattica a distanza tramite le piattaforme online, seguendo i miei studenti di chitarra e letteratura presso il Conservatorio di Bari, di cui sono docente da due anni, e poi ho partecipato ad alcune iniziative molto belle, come l’integrale dei 20 studi di Fernando Sor editi da Segovia, registrati da 20 chitarristi italiani (organizzato dalla rivista Seicorde, dal CIDIM e da Giulio Tampalini), poi un concerto in due puntate voluto dal Comune di Castelfranco Veneto fatto in un meraviglioso, sebbene vuoto, Teatro Accademico, del ‘700; un concerto per il grande gruppo cameristico anglo-svedese O/Modernt, e incidendo alcuni brani di repertorio importanti, di Peteris Vasks e di Mark Anthony Turnage.

Anche a te Alberto, in conclusione di questa intervista vogliamo chiedere un consiglio per i giovani musicisti che vogliono fare della musica la loro vita.
Consiglio ai ragazzi di proseguire per questa strada, fino in fondo, se si sente davvero la vocazione del fare della musica la propria vita e la propria professione. Bisogna essere consapevoli del fatto che ci saranno delle difficoltà, degli impedimenti, delle ingiustizie (un po’ come in tutti i campi lavorativi, del resto), ma se la fiamma interna della passione per la musica resta, nonostante tutte le avversità, credo sia già di per sé un segnale forte del fatto che si possa continuare, nonostante tutto.

Consiglio anche loro di essere coraggiosi, di esplorare il repertorio e le diverse possibilità che la musica offre; di non affiliarsi religiosamente a una scuola o a un maestro, sebbene sia importante seguire le indicazioni di un buon didatta; di pensare con la propria testa, e avere l’ardire di andare contro corrente, anche se la maggior parte del “gregge” non la pensi ugualmente e possa additare i nuovi progetti come insensati; seguire il proprio istinto, se si sente dentro che quella è la strada giusta; e di darsi pazienza, soprattutto in un momento di stasi come questo, anche se so che per un leone ventenne la pazienza si scontri con la voglia di conquistare il mondo; di studiare tantissimo, di fare ricerca, di fare scelte di repertorio basate sulla conoscenza, e non sul “sentito dire”; di ascoltare più musica possibile, in modo da avere idee interpretative che prendano spunto da altri strumentisti; e non pensare mai di essere arrivati, ma in costante ricerca e sviluppo.

Grazie per il tempo trascorso con Blog della Musica.
Grazie mille a voi e un augurio di buona musica a tutti, e grazie per la vostra attenzione!

Social e Contatti

  • Website: www.albertomesirca.com
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  • -https://davinci-edition.com/product/c00247/
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