Alberto Nemo: Olim | Recensione e ANTEPRIMA

Alberto Nemo pubblica il suo nono disco dal titolo Olim. Un lavoro particolare creato per la musicoterapia e distribuito da Creation Records. Eccovi la recensione di Giovanni Longhi per Blog della Musica

Copertina tutta nera con scritra al centro di Alberto Nemo del disco Olim

Alberto Nemo, Olim

Lunedì 23 Settembre 2019 esce Olim il nono album di Alberto Nemo. Registrato a 432Hz e destinato ad essere utilizzato nella musicoterapia, il disco verrà distribuito da Creation Records.

Il viaggio inizia (“Eniro”, ingresso in esperanto) sulle note sognanti di un arpa celtica che lentamente perde definizione allontanandosi sempre più, rimanendo un ricordo che lascia dietro di se solamente i propri echi e risonanze. Saranno esclusivamente queste risonanze ad accompagnare la voce di Alberto per il resto del viaggio. Tutto quello che succede tra l’inizio e la fine (“Eliro”, uscita) è uno di quei sogni intensi che svanisce all’inaspettato risveglio. Nulla è reale, nulla è palpabile. Ma una volta che quel sogno termina hai proprio la sensazione che sia successo davvero. E ti rimane quella sensazione per un po’ di tempo.

Ascolta l’album in anteprima

Il critico musicale Robert Young ha definito la musica di Alberto Nemo come “un quadro in continua espansione che non può essere contenuto in nessuna cornice”. Rimanendo in tema onirico si può dire che la musica di Nemo è come un volto dai lineamenti non definiti che non riconosciamo visivamente, ma per “percezione”, proprio come accade nei sogni.

Hanno definito Alberto Nemo come “la Lisa Gerrard italiana”; è stato accostato per intimità a Jeff Buckley. I riferimenti ci possono a volte esser di aiuto. Ma Alberto Nemo dipinge l’infinito. E per farlo ci toglie ogni riferimento. Ma dove sta il suo genio?

Ho avuto modo di vedere la sua performance su Rai 2 al programma “The Voice of Italy”. Coraggioso e sfrontato, ma allo stesso tempo intimo e  sensibile. Non si può certo dire che la monofonia sia un invenzione “nemiana”. Quindi cosa c’è di nuovo? C’è un’interpretazione difficile da sostenere per intensità. C’è l’essenza. Un eco e la sua voce. Qualcosa di estremamente primordiale catapultato in quest’epoca così diversa e lontana dalla quale essa vive. C’è amore. Non l’amore che viene e che va troppo velocemente, dove tutto è consumato senza essere mai davvero usato. L’amore eterno (che non ha principio, né mezzo, né fine).

A cura di Giovanni Longhi

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