INTERVISTA | Alessio Cappello e “Avvocato! (è uno sgarbo a Paolo Conte)” il suo esordio solista

È disponibile su tutte le piattaforme digitali e nei maggiori negozi di dischi, su etichetta La Stanza Nascosta Records, l’album Avvocato! (è uno sgarbo a Paolo Conte), esordio solista del cantautore Alessio Cappello. Blog della Musica l’ha incontrato

L’album di Alessio Cappello è accompagnato da un libro prezioso a tiratura limitata, Avvocato! (è uno sgarbo a Paolo Conte) – Brevissima e probabilmente non necessaria guida filosofica al disco.

Avvocato! (è uno sgarbo a Paolo Conte) è un gesto iconoclasta che, per una bizzarra eterogenesi dei fini, diventa un tributo “sincero”, “commosso” “devoto” – nelle parole di Cappello – all’immaginario sinestesico di un ingegno iperbolico ed inafferrabile.

Blog della Musica ha incontrato il cantautore torinese Alessio Cappello, classe 1993. La sua formazione musicale affonda le radici nelle canzoni d’autore italiane, che restano un riferimento costante nella sua scrittura. Chitarrista e bassista, si diploma nel 2021 come fonico presso l’APM di Saluzzo. Lavora tra produzione, studio e attività dal vivo, collaborando con diversi artisti come musicista e tecnico.
Con Devalle instaura un sodalizio duraturo, curando la produzione del disco Il tempo di cambiare tutto e diventando membro stabile della band.

Avvocato! (è uno sgarbo a Paolo Conte) segna il suo esordio da solista. Vuole parlarci della gestazione di questo progetto?

Non ho ricordi molto lucidi sul come tutto sia avvenuto. È stata piuttosto una lunga ispirazione, durata più di un anno, che mi ha guidato a fare quello che ho fatto. La paragonerei alla visita di Gong Oh. Mi trovavo manipolato da una forma di creatività che seguivo e mi suggeriva di fare questa o quella cosa. C’è poco di ragionevole o ragionato, in questo disco, eppure, paradossalmente lo trovo piuttosto coerente e logico. Da tempo inseguivo una musica mia, lontana dai progetti collaterali per cui ho sempre lavorato: è peculiare e sorprendente come questa identità l’abbia cercata e probabilmente trovata nelle canzoni di un altro. Sono misteri interessanti.

“Avvocato! (è una supplica a Paolo Conte)”- ha raccontato– è il motivo per cui questo disco esiste. Vuole spiegarci meglio perchè l’album prende le mosse dal singolo?

Ho scoperto, con non poca delusione e da poco, che io non sono Paolo Conte. Questo è un fatto cruciale nella vita di un artista (ma forse anche nella vita di un non artista). È un problema di identità. Così, da una canzone concepita come canzone d’amore, mi sono trovato a dialogare con l’Avvocato che mi ha dato il permesso, diciamo così, di essere altro da lui, ma non per questo indegno di cantare. Il dado, a questo punto, era tratto. Dopo averlo supplicato di farsi da parte ho iniziato a distruggere i suoi capolavori (quando uso termini come distruggere o disintegrare non intendo “renderli brutti”. Intendo di più “trasfigurarli”). Alla fine di questo processo, che ho vissuto, per buona parte, inconsapevolmente, l’omaggio è diventato anche un prologo alla mia identità d’artista. Ancora una volta mi è sembrato peculiare che per riconoscermi abbia dovuto specchiarmi in qualcun altro. Ma tant’è.

Quando ha scoperto Paolo Conte?

Tardi. Ma di un tardi necessario. Perché Conte non può essere ridotto a uno slogan o fatto aderire a un qualche credo politico. Contiene in sé una certa ambiguità: è indecifrabile. Prima di amarlo e comprenderlo ed esserne ammaliati è importante imparare a tollerare bene questa ambiguità, muoversi al di sopra di un certo giudizio morale e dal bisogno umano ma compulsivo di etichettare qualcosa come giusto o sbagliato. Non che io sappia farlo, ma prima ero troppo appuntito, impermeabile al bello.

Ascolta Alessio Cappello

Immagino sia una scelta difficilissima, ma può indicarci tre brani per lei irrinunciabili di Paolo Conte?

È una domanda molto cattiva. In ordine sparso: Sijmadicandhapajiee dove, con movenze musicali e grafologiche geniali, fonde una specie di mitologia azteca con il dialetto astigiano e descrive con una precisione millimetrica ma impalpabile secoli di piemontesità tanto solitaria e schiva quanto sciamanica e affascinante.
Poi dico Parigi per una questione di attitudine. E soprattutto per quella strofa finale: “Io e te, chissà qualcuno ci avrà pure presentati / E abbiamo usato un taxi, più un telefono, più una piazza / Io e te, scaraventati dall’amore in una stanza / Mentre tutto intorno è pioggia, pioggia, pioggia e Francia.” “Scaraventati dall’amore in una stanza” è di una bellezza tale da essere incommentabile.
Infine dico Fuga all’Inglese perché paragonare la morte al camion giallo della famosa ditta di traslochi Gondrand è la metafora più incredibile che abbia mai sentito. Mi fa venire voglia di ridere ma anche di piangere quando la sento, è straordinaria.

Thomas Bernhard in “Antichi Maestri” parla della necessità di mettere “alla prova” continuamente l’arte per testarne, in un certo senso, la “tenuta”. Pensa che, tra qualche anno (in virtù di ascolti diversi o altre circostanze) Paolo Conte potrebbe affascinarla meno?

Più che altro lo spero. Gli amori si fanno interessanti soprattutto quando finiscono, perché continuano a lavorare e ci spingono in avanti.
Inoltre, a livello musicale e poetico si prende tutto, è troppo invadente. Ti viene voglia di scrivere e comporre come lui. Ho senz’altro bisogno di sciacquarmi le orecchie per continuare a scrivere le canzoni mie.

Parliamo del carattere “dinamitardo” del progetto… in quali brani è intervenuto con maggiore “furia distruttiva”?

Mi viene da dire Gong Oh e Blue Tangos. Ma si tratta di interventi di chirurgia estetica, ho agito al di fuori della canzone. Cambiando il tempo a Bartali, trasformando il due quarti originale in un tre quarti, la canzone è mutata geneticamente. Bartali, secondo me, è diventata proprio un’altra cosa.

Come è avvenuto il contatto con i musicisti che hanno suonato nell’album?

Li ho trovati su Fiverr, una piattaforma online in cui si possono vendere e acquistare servizi. Avevo bisogno di molti musicisti e tutti diversi tra loro. È stata la scelta più ovvia e funzionale.
Poi il missaggio e il mastering li ho affidati alle capaci mani di Enrico Capalbo, fonico della Fonoprint di Bologna, che ha saputo rendere coerente e gustosissimo questo disco.

Parliamo del libro, a tiratura limitata, che accompagna il disco di Alessio Cappello. Alla fine questa postilla filosofica si sta rivelando necessaria o assolutamente non necessaria?

È necessario accompagnare un buon arrosto con una bottiglia di nebbiolo? Possono gli astemi godersi il pranzo della domenica, senza vino? Sì, è possibile. Ma non è la stessa cosa. Forse ho ragione a definirla “non necessaria”, ma avrei dovuto aggiungere “consigliatissima”.
Inoltre, il libro è un oggetto che mi piace molto, proprio da tenere tra le mani. In un mondo fatto di non-cose, per dirla come Byung Chul Han, lasciare che il disco fosse solo un insieme di dati in un archivio digitale, ridurre questo lavoro a informazioni e basta, sarebbe stato banalizzante. Mi piace invece l’idea che questo disco esista e sia una cosa, che contribuisca al reale.

Dopo Paolo Conte chi viene, per lei? Quali sono gli altri ascolti di Alessio Cappello?

Ascolto pochissima musica, soprattutto ultimamente. Tra gli italiani De Gregori, Guccini e Vecchioni. Guardando alla scena internazionale Dylan e Knopfler (soprattutto nella sua carriera solista).

Il libro che ha sul comodino?

Stoner di John Williams

Chi vorrebbe vedere sul palco di Sanremo?

Moltissimi artisti che, ahimè, si farebbero crocefiggere piuttosto che salirci.

Il suo sogno di felicità?

Lontano dalla città, in silenzio, senza impegni, senza debiti e, se continuerà a trovarmi tollerabile, insieme a Giulia.
Poi sono piemontese e del Toro, per cui la felicità è un concetto del tutto secondario e trascurabile. Non ci penso quasi mai, ma se mi sforzo mi sembra proprio che sia un distillato di assenza, malinconia e noia. Ma bisogna essere degli alchimisti per trovare le dosi giuste, altrimenti viene fuori una vita pessima, fatta di solitudine e isolamento, mix invece piuttosto sgradevole.

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