Alfonso De Pietro e la sua musica contro le Mafie

Alfonso De Pietro vincitore di “Musica contro le mafie”, “Agenda Rossa Borsellino” e “Cultura contro le mafie”, torna oggi con un nuovo disco dal titolo Di notte in giorno

Associazione LIBERA, Nomi e numeri contro le mafie… ma soprattutto Don Ciotti… ma soprattutto ancora la grande forza poetica della canzone d’autore di Alfonso De Pietro già vincitore di “Musica contro le mafie” (2012), “Agenda Rossa Borsellino” (2013) e “Cultura contro le mafie” (2014), torna oggi con un nuovo disco dal titolo che restituisce speranza: Di notte in giorno. Una sua autoproduzione che però porta in campo musicisti di chiaro stampa jazz e dal nome non proprio indifferente come Piero Frassi al pianoforte, Nino Pellegrini al contrabbasso, Andrea Melani alla batteria, Dimitri Grechi Espinoza al sax, Alessio Bianchi alla tromba. Questa mattina vi abbiamo presentato il video del primo singolo estratto dal titolo “La Memoria”. Dietro messaggi di forte impatto per una lotta a tutte le mafie di questo paese, la canzone d’autore di De Pietro è intrisa di metafora, di vita quotidiana, di belle emozioni. Il tutto condito da un sapore jazz. Un modo come un altro per navigare a vista verso un futuro migliore. L’intervista ad Alfonso De Pietro per gli amici di Blog Della Musica

La Mafia: una guerra ormai antica di generazioni. Quanto può fare la “semplice” musica?
Molto, molto antica, in quanto si parla di mafia da 200 anni, di ‘ndrangheta da 150, di camorra da 400: una lunga brutta storia che continua a causa dei legami altrettanto antichi e maleodoranti con il potere. Si pensi che nel 1877, un rapporto dal titolo “Inchiesta in Sicilia” di tre giovani trentenni intellettuali (Sonnino, Franchetti e Cavalieri), fa conoscere la mafia agli italiani, definendo i mafiosi “facinorosi della classe media”. Oggi, come allora, risulta chiaro che senza i legami con parti della politica e dell’economia, le mafie sarebbero state debellate da tempo. E per dirla con il giudice Roberto Scarpinato “senza la protezione di piccoli e di grandi don Rodrigo, i Riina, i Provenzano, ex villici che non sanno neppure esprimersi in italiano, sarebbero stati Nessuno e mai avrebbero osato sfidare lo Stato”. Cosa può fare la “semplice” musica? Intanto può incidere nell’immaginario collettivo e veicolare i valori della cittadinanza attiva attraverso le emozioni, l’empatia, non solo attraverso la concettualizzazione. E poi farsi “bene culturale”, non prodotto, merce svenduta e sottoposta alle logiche del mercato. Le canzoni possono tener vivo il sentimento della Memoria. E le storie dei martiri della giustizia e della fede, oltre che la narrazione degli ultimi, di ingiustizie diffuse e disuguaglianze, penso possano rappresentare una grande ricchezza per un Popolo che in maggioranza non aspetta altro che liberarsi – certo, verosimilmente nel medio/lungo periodo – della criminalità organizzata e della corruzione, quella materiale e quella delle coscienze.

Dietro il tuo progetto che attività collaterali ci sono sul sociale? Se ce ne sono…
Il mio spirito di servizio continua ad esprimersi nella rete di Libera, Associazioni Nomi e Numeri contro le mafie, e non solo. Professionalmente, poi, da educatore, conduco laboratori di scrittura creativa e musica d’insieme per rappresentazioni di teatro-canzone civile, nelle scuole e nei Campi di volontariato e formazione di E!State Liberi sui Beni confiscati alle mafie; mentre da tutor, coordino corsi per giovani drop-out (dispersione scolastica e area del disagio), che affianco nella loro volontà di cogliere una seconda opportunità per affermarsi come cittadini responsabili. Insomma, tutto si tiene nella mia attività, declinata in varie forme, e sento di fare quello che sono.

Da musicista, come risponde l’Italia al tuo disco? E restando invece sui temi importantissimi che tratti? Che riscontro ha la tua musica?
Devo dire che, nonostante gli spazi sempre più ristretti per questo tipo di proposte di canzone d’Autore, ogni volta, dopo un concerto o un incontro, riscontro tanta curiosità, interesse ed emozione rispetto a queste “nostre” storie dimenticate o mai conosciute. E mi viene in mente Leonardo Sciascia che affermava “Il nostro è un Paese senza memoria e verità, ed io per questo cerco di non dimenticare”. Ecco: sento l’urgenza e quasi l’ossessione di raccontare e cantare di tutto questo che ci riguarda profondamente, perché non posso e non possiamo dimenticare. Lo sento come dovere morale. Forse dovrebbe sentire lo stesso dovere l’editoria musicale, le produzioni che potrebbero far conoscere questi percorsi a tanti più di quelli a cui può arrivare un artista indipendente… Ma, nell’assordante silenzio di questi soggetti, “eppur bisogna andare”, per dirla con uno spirito di (R)esistenza! E fare la propria parte.

Il disco si intitola “Di Notte in giorno” ma ci sembra che l’ultimo brano remi a sfavore. Ha senso questa nostra impressione?
Certo, è un disco di speranza, di passaggio dalla disperazione alla luce di un giorno nuovo, dalla Memoria al riscatto. Tuttavia, c’è un continuo alternarsi, fuori e dentro di noi, di ombra e chiarore. Il senso è sapere che comunque arriverà ancora la notte, ma che saremo in grado di superarla, con la conoscenza e la forza delle idee, serenamente (l’ho resa musicalmente sognante proprio per questo), fino all’illuminazione del cambiamento, che va conquistato con fatica e passione.

Il video de La Memoria. La vera chiave di lettura?
Il suggerimento è quello di frequentare la Memoria non in maniera retorica, solo in alcune occasioni, “indossando la maglietta” o sventolando la bandiera della celebrazione, ma nell’agire quotidiano, nell’impegno a raccogliere il testimone di quelle donne e di quegli uomini che hanno dato la vita per un ideale di giustizia e libertà. Dunque, conoscere le storie, sentirle sulla propria pelle, incise nella propria carne, e seguirne l’esempio, lasciando che interroghi le nostre coscienze. Per non tradire e rendere vano il sacrificio di chi ha lottato per la dignità umana, per tutti noi. Alcuni di quei nomi nel video scorrono scritti e custoditi nelle mani delle ragazze e dei ragazzi, e sono i nomi dei protagonisti di quei libri che alla fine, seguendo la mia Agenda Rossa, i giovani che affianco levano al cielo. Proprio per affermare la vitalità e la continuità di quelle idee e di quei valori di cui ci facciamo, tutti insieme, garanti e corresponsabili.

Discograficamente parlando, progetti come il tuo che tipo di vita artistica e che tipo di obiettivi inseguono?
Bisognerebbe chiederlo a chi potrebbe dare qualche opportunità a questo tipo di progetti. A chi fa, o dovrebbe fare, il mestiere del “discografico”… Dal mio canto, tutt’al più (in)seguo emozioni e suggestioni, musica delle parole e parole della musica, facendomi “strumento” di ciò che vado raccontando e cantando, con l’obiettivo di testimoniare e diffondere una “nuova” narrazione d’Autore, che abbia l’ambizione di proporre contenuti “importanti” senza mai mortificare (come in passato è avvenuto in tanto cantautorato cosiddetto “impegnato”) l’aspetto squisitamente musicale. Cercando il miglior equilibrio possibile tra testi e composizioni, lontano dalla retorica e dalla banalità di armonie e melodie di semplice “supporto”. Vedi, in questo caso, il “vestito jazz” cucito grazie alla mia esperienza di ricerca e formazione in questo territorio musicale e la presenza di affermati jazzisti, miei compagni di strada.

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