Alfredo Casella, un pianista concertista “discreto” e riservato

Alfredo Casella pianista concertista. In un precedente post abbiamo parlato dei suoi familiari, anch’essi musicisti, oggi parliamo del “pianista” Alfredo Casella e di come era considerato…

Dopo aver esaminato la famiglia di musicisti da cui discende Alfredo Casella, oggi vediamo invece l’Alfredo Casella pianista.

L’affermazione che l’esecutore sia un istrione è gratuita. Ma se con la memoria si va ad esaminare alcuni ricordi del passato emergeranno nella figura dell’esecutore alcuni particolari della sua persona o della sua attività professionale che coincidono, combaciano con quelli dell’istrione. Erano caratteristiche a volte meno a volte particolarmente caratterizzanti, ad ogni modo sufficienti a raffreddare l’amore delle persone per coloro che operano nel mondo della musica nella veste di concertisti.

Alfredo Casella pianista

Quando Alfredo Casella faceva il pianista, però, l’istrione in lui non compariva mai. Era impossibile qualificarlo come un “bel pianista”, un “grande pianista”, “un pianistone”, come si diceva allora, e si dice ancora oggi di coloro che sfruttano il virtuosismo di certi brani per sfoggiare il proprio talento in maniera disinibita. Durante un concerto, mai Casella offriva in pasto al pubblico la sua bravura, la sua abilità concertistica, nè era in lui l’invito all’applauso.

Alfredo Casella pianista, aveva maturato l’idea che la parte virtuosistica di un’esecuzione non fosse altro che un gioco, un gioco fatto di bravure, di audacia, di sangue freddo, di dimestichezza col rischio, di capacità di controllo dei propri mezzi fisici ma, comunque, niente più di un gioco, un gioco che aveva solo lo scopo di consentirgli di affrontare ed imparare un qualsiasi pezzo pianistico di una qualsiasi difficoltà. La concezione di Casella relativa al concerto solista non era della stessa natura della concezione che avevano altri pianisti della sua epoca: l’idea di Casella era una cosa a sé, personale, quasi unica nel suo genere. Un profondo pudore, una profonda riservatezza caratterizzavano la sua esecuzione concertistica. Questa idea, inevitabilmente, portava il musicista a prediligere alcuni compositori, D. Scarlatti, W. A. Mozart, J. S. Bach, C. Debussy, e di questi le musiche a carattere più unitario, più lineare, meno il grazioso, il dolce, il violento l’appassionato; di conseguenza il musicista era indotto ad evitare, o almeno a cercare di evitare altri compositori (soprattutto alcuni romantici) ed alcuni pezzi in particolare (appunto quelli caratterizzati da un virtuosismo che può eccedere nell’esibizionismo). Un’ulteriore precisazione: è da notare come questa discrezione si manifestasse anche nei suoi movimenti e atteggiamenti col corpo durante un concerto: pure lì non vi era esagerazione (niente smorfie col viso e niente mugolii).

Comunque, anche con queste caratteristiche, era impossibile insinuare che Alfredo Casella non fosse un pianista o che fosse un cattivo pianista. Casella, tenendo presenti i vari articoli critici relativi ai suoi concerti (anche quelli dati in età adolescenziale), nei quali i cronisti dell’epoca non fanno che ammirare e apprezzare la sua bravura e il suo talento nel suonare il pianoforte, dava, e continua a dare ancora oggi l’ immagine di un pianista concertista di grande valore.

A cura di Enrico Marchiori

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