INTERVISTA | Allarme, il duo marchigiano ci parla del disco “Estranei”

Fuori per Sputnik Music Group, Estranei il primo album degli Allarme, duo marchigiano che con questo disco consolida definitivamente un nuovo percorso musicale iniziato un anno fa con la pubblicazione del primo singolo prodotto da Claudio Marcozzi. Li abbiamo intervistati

Estranei, degli Allarme è un disco rock che si fonde con il pop d’autore e il cantautorato, strizzando l’occhio alla new wave e l’industrial. Scherza con l’elettronica, la dance e l’hip hop americano, un vero e proprio contenitore variegato che rappresenta a pieno il progetto.

Alcuni artisti approcciano la musica da autodidatti, altri seguono un percorso istituzionale più rigido, altri ancora fanno un mix delle due cose. Voi come avete acquisito le vostre competenze?

Apparteniamo alla corrente del mix delle due cose: abbiamo frequentato le scuole di musica per capire meglio ciò che stavamo facendo ed avere magari delle basi per il proprio strumento, ma manteniamo allo stesso tempo un approccio più ribelle e punk alla musica nella creatività e le sue forme.

Estranei è il vostro primo full-lenght. Qual è il fil rouge che unisce i brani presenti in questo disco?

C’è chiaramente un discorso di approccio musicale che unisce i brani del disco: si parte dal rock unendolo con la new wave e l’elettronica, ibrido di genere comune in molti dei brani. Dal punto di vista del messaggio, le canzoni sono analisi sociologiche e psicologiche di noi stessi e di tutto ciò che ci circonda.

Ci raccontate una “giornata tipo” degli Allarme in studio di registrazione?

Il nostro studio di registrazione coincide con la sala prove, quindi non possiamo parlare in maniera definitiva di un tipo di giornata. Alcune giornate ci vediamo per la scrittura dei brani per i quali tentiamo varie strade attraverso l’improvvisazione, altre per provare la scaletta in vista di esibizioni live e altre ancora semplicemente per programmare il da farsi.

C’è qualche tipo di strumentazione, nello specifico, di cui vi considerate dei fanatici?

Dopo anni impiegati a suonare possiamo attualmente definirci fanatici dei sintetizzatori. Ne abbiamo utilizzati diversi nel disco, ad esempio moog e korg minilogue, che portiamo anche nel live, ci hanno dato diverse e disparate soluzioni dal punto di vista creativo e abbiamo continuamente in programma la possibilità di ampliare il setup.

Che ruolo ha avuto Claudio Marcozzi nella fase di produzione dell’album?

Claudio si è occupato di tutto ciò che concerne la produzione, il mix ed il master. È stato però allo stesso tempo impegnato nella scrittura dei brani assieme a noi, aiutandoci a capire bene la direzione che avevamo in mente e spingendoci a dare quanto più possibile nella creazione dei brani stessi.

Non abbiamo potuto fare a meno di notare che uno dei fantasiosi personaggi presenti in copertina è un alieno che sventola una bandiera con su scritto “Letargo”, che è anche il titolo di una delle tracce. C’è un motivo dietro a questa scelta? Perchè proprio quel titolo?

Nella copertina tutta ci sono riferimenti ad alcuni brani del disco: per “Letargo” si tratta dell’alieno perché, essendo il brano stesso uscito come singolo precedentemente, avevamo scelto la luna come ambientazione della copertina. La scelta del titolo, invece, è dovuta al messaggio che pervade il brano: autoreclusione, distanziarsi dalla realtà, un recupero di energie e aiuto all’adattamento futuro come il letargo degli animali.

Avete pensato a questo disco come ad un flusso di coscienza, una sorta di analisi di voi stessi. Avete scoperto qualcosa di nuovo su di voi una volta arrivati alla fine di questo percorso?

La funzione di questo flusso di coscienza è stata per lo più quella di sfogarci e riuscire ad abbassare le difese e le barriere che costruiamo attorno a noi. Possiamo infine dire che si, questo disco è stato propedeutico perché ci ha aiutato a conoscerci meglio mentre lo stavamo scrivendo.

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