INTERVISTA | Alvise Carraro: voglio unire la musica ambient e Bach

É uscito su tutte le piattaforme digitali la colonna sonora del videogioco Wibzel, a cura del compositore classe 1996 Alvise Carraro. Questo è il suo tentativo di unire la musica d’ambiente con le suite Inglesi e Francesi di Johann Sebastian Bach. Ecco la nostra intervista

Da un paio d’anni balenava nel cervello di Alvise Carraro l’idea di fondere questi due (molto) distanti generi musicali, e l’arrivo di questo tipo di commissione è stato il terreno fertile per la realizzazione di quest’idea.

“Wibzel” è un semplicissimo gioco per mobile, un rompicapo nel quale il giocatore deve riuscire a costruire la via corretta per poterla percorrere mediante un terreno fatto a mo’ di scacchiera (o a tasselli) i quali possono essere ruotati, distrutti, ricomposti e spostati. Sono quei giochi rilassanti all’interno dei quali possiamo ascoltare appunto per la maggior parte di essi, musica ambient, o lo-fi o appunto che evoca una mood rilassante. E come si può dedurre dai titoli dei brani, ogni singolo pezzo è dedicato a una delle danze che Bach ha scritto per le sue suites inglese e francesi.

La cosa più interessante è che, al di là del suo lavoro, Alvise Carraro non è più di tanto attratto dai videogiochi, che non fanno parte del suo background e, da amante dei miscugli, il suo lavoro si stratifica di influenze, e abbiamo voluto approfondire.

Come potresti riassumerci il tuo percorso artistico sinora? E fare colonne sonore è un punto di arrivo o una tappa intermedia?

Il mio percorso artistico parte più o meno da quando frequentavo la quarta elementare. In quel periodo mi sono avvicinato per la prima volta nella mia vita alla pratica di uno strumento musicale: la batteria. In parallelo avevo ereditato da parte di mia madre un pianoforte elettrico con il quale mi esercitavo da solo e improvvisavo spesso. Questo bisogno di creare qualcosa di personale è sempre stato presente in me fin da quando giocavo con i Lego da piccolo e si è realizzato musicalmente mentre frequentavo la terza superiore, periodo nel quale è entrato a casa mia il primo programma di video-scrittura musicale. Da quel giorno non ho mai smesso di scrivere musica. Finito il liceo ho conseguito vari diplomi di percussioni presso l’ABRSM e poi sono entrato in conservatorio a Castelfranco Veneto, diplomandomi nell’ottobre del 2022 in Composizione a indirizzo classico. Nel corso degli ultimi 5 anni ho avuto l’occasione di scrivere musica per vari cortometraggi di registi amatoriali in tutto il mondo, produrre colonne sonore e sound design per diversi videogame, show e documentari e lavorare come co-compositore e orchestratore per un film che è andato al Festival di Locarno nell’estate del 2023.

Fare colonne sonore per me è il punto di arrivo, non esistono piani B. È curioso però, perchè non è stato un sogno nel cassetto, come di quelli che si hanno da bambini, ma è stata una felice scoperta arrivata per gioco. I primi cortometraggi mi sono arrivati per caso, da un mio amico che produceva anni fa cortometraggi amatoriali e mi aveva chiesto di comporre la musica per quest’ultimi. Lì mi sono messo alla prova perchè mi intrigava e, così, senza volerlo, mi sono accorto che non ne potevo più farne a meno.

Qual è il tuo personale rapporto con i videogiochi?

    Non credo di essere mai stato un giocatore incallito di videogame. Questo credo che sia dovuto in parte dal fatto che i miei genitori sono sempre stati molto scettici nel comprarci troppi Videogames a me e mio fratello, preferendo vederci giocare in giardino con i nostri coetanei di allora. Però quelle poche volte che ci gioco mi rapiscono molto. Specialmente adesso che i miei (ma anche quelli di tutti) ritmi di lavoro sono molto serrati, trovo difficoltà ad approcciarmi alla fruizione di interi videogiochi come videogiocatore. Vorrei avere più tempo quello si. Per evitare quindi, di rimanere all’oscuro delle novità sul mondo videoludico, mi guardo spesso gameplay su YouTube delle nuove uscite, tanto per incuriosirmi sia delle colonne che delle nuove modalità di interazione.

    Leggiamo che sin bambino sei stato un “amante dei miscugli”. Ci racconti che cosa significa questo per Alvise Carraro, anche dal punto di vista extra musicale?

    Il miscuglio per me è il senso di unione. È quasi un pensiero genetico il mio. Noi tutti siamo un miscuglio genetico tramandato dai nostri genitori. Credo molto in questo modo di vedere la vita perchè mi piace poter pensare che le differenze siano facilmente collegabili. Questo pensiero mi è venuto in mente per la prima volta forse facendo analisi di repertori durante il mio triennio di composizione classica al Conservatorio Steffani di Castelfranco. Alla fine della fiera la sintesi della carriera artistica ogni grande compositore di musica si sintetizza così: ogni compositore non fa altro che prendere già cosa c’è stato fino ad allora, scegliere il materiale che è più di suo gradito interesse e fonderlo, unirlo, creare da materiali differenti, una produzione nuova e da lì, svilupparla ulteriormente. Quest’ultima alla fine non è nient’altro il risultato di ciò che definiamo noi come autentico. È vero che ci rende autentici ciò che è originale, ma non dimentichiamoci che noi possiamo inventarci una nuova carta solo se conosciamo quelle già presenti nel mazzo.

    Quindi in conclusione, è autentico ciò che ci rappresenta e quello che ci rappresenta non è nient’altro che il collegamento (che facciamo anche involontariamente), il miscuglio, di quello che è presente intorno a noi e dentro di noi.

    Ascolta la colonna sonora di Wibzel di Alvise Carraro

    E qual è stato il tuo primissimo rapporto con la musica, e poi anche con l’opera di Bach, che per la colonna sonora del tuo “Wibzel” sembra così importante?

    I miei primi stimoli musicali li scindo sempre in due momenti della mia infanzia. Il primo amore assoluto che ho avuto ascoltando musica è stato quando mio nonno materno mi ha fatto vedere il film in VHS di Fantasia (1940, Walt Disney) grazie al quale mi sono innamorato della musica di autori come Bach, Tchaikovsky e Stravinsky. Io e mio fratello non facevamo altro che continuare ad ascoltare la Sagra della Primavera, sopra il quale la Walt Disney aveva insceneggaito la nascita della terra fino alla comparsa e poi scomparsa dei dinosauri. Credo che abbiamo letteralmente consumato quel VHS fino alla sua rottura.

    Il secondo contatto con la musica è stato quando frequentavo la 4 elementare. Mia mamma veniva a prendere me e mio fratello in macchina finita la scuola e ascoltavamo spesso l’album live di Franco Battiato Last Summer Dance. In uno di quei giorni di ritorno da scuola io tenevo il tempo con le mani sulle gambe e mia mamma vedendomi preso dal groove di uno dei brani mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto imparare a suonare la batteria. Ricordo che ne fui entusiasta e da lì cominciò tutto.

    Il mio primissimo rapporto con Bach credo proprio sia stato con la visione di Fantasia. La celeberrima Toccata e Fuga in Re Minore mi ha rapito ovviamente fin da subito. Credo sia inutile soffermarsi su quanto la figura di questo gigante della musica sia stata importate e lo sia tuttora per qualsiasi musicista. Quello che personalmente mi affascina (e che ha influenzato molto tutta la mia produzione musicale) della figura di compositori del calibro di Bach è questo senso viscerale del Riciclo. Un tema, che oggi è oltremodo e giustamente sensibilizzato tra l’altro. Le opere di Bach sono un continuo riciclo tematico degli stessi frammenti melodici che vengono riproposti, aggravati, diminuiti, invertiti, inversi come se fossero lo stesso mattonino Lego che viene spostato in maniere diverse e collegato con gli stessi per poter formare il puzzle finale. Il genio per me sta in questo. Usare poco materiale per poter creare tutto. Da un seme, cresce un albero. Questo da non solo una dimensione intellettuale, ma anche un senso unitario.  

    Come ti comporti invece da studente? Sei disciplinato? Che rapporto hai invece con i professori che hai incontrato sinora? Studiare musica è parte integrante anche del realizzarla?

    Da studente sono sempre stato abbastanza diligente, ma solo in quello che mi interessava. Non eccellevo in tutto, anzi da piccolo le materie in cui andavo bene alla fine erano scienze motorie, discipline artistiche e musica. Tutto ciò che si muove e può essere stimolo di creazione faceva a caso mio. Poi in realtà penso che la chiave per essere (per se stessi) uno studente disciplinato sia un genuino senso di curiosità. Non si insegna questo secondo me nella scuola italiana. Essere semplicemente e genuinamente curiosi. Gli insegnanti che ho avuto nella mia vita abbastanza carismatici da insegnarmi questo si contano sulle dita di una mano. E sono proprio questi insegnanti che mi hanno insegnato che studiare musica è parte integrante nel realizzarla. E analizzare gli altri autori è tanto importante quanto analizzare noi stessi. È un po’ come dicevo prima, possiamo costruire la nostra personale carta, solo se conosciamo quelle già presenti nel mazzo.

    Secondo Alvise Carraro esiste una scena giovane di musicisti classici in Italia? Quali sono i centri più importanti per conoscerla? Qualche collega che ti senti di segnalarci?

    Sicuramente esistono scene importanti in Italia per i giovani musicisti classici, ma personalmente non saprei consigliare centri specifici, si trovano talenti eseguire musica ovunque praticamente. Il più delle volte, è vero, si trovano nelle grandi città. Spesso i più importanti e bravi fanno già tour in tutto il mondo, e toccano centri nevralgici di città importanti dal punto di vista musicale, dove sopratutto c’è un bacino di pubblico più ampio. Proprio ad Ottobre dell’anno scorso sono andato ad ascoltare un giovanissimo e telentuosissimo Elia Cecino, pianista che ha eseguito presso la H-Farm il secondo concerto per pianoforte di Reichmaninoff e che ora, sta impegnato in un tour mondiale che lo vede protagonista.

    Dove possiamo trovare il videogioco Wibzel, e di cosa si tratta?

    Si può scaricare da questo link: https://play.google.com/store/apps/details?id=com.Pixre.Wibzel&hl=it&gl=US

    Wibzel è un mobile game disponibile per ora solo su GooglePlay. È uno di quei giochi per telefono tipo puzzle o rompi-capo, il cui compito del videogiocatore è quello di muovere dei pezzi in questo campo di gioco a mo’ di scacchiera per poter completare un percorso e arrivare quindi da un punto A a un punto B. Lo sviluppatore mi aveva chiesto di comporre una colonna sonora che fosse vicina alla mood ambient (o di relax) che è tipica di questi giochi passatempo per telefono.

    Hai già in cantiere altre colonne sonore?

    Si, ultimamente sto lavorando per un film scritto e diretto da una regista indipendente londinese. Parallelamente sto scrivendo degli arrangiamenti per due brani pop, mi sono stati commissionati altre due colonne sonore per videogame e sto iniziando una collaborazione per vari progetti di colonne sonore per documentari.

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