The Stranglers: Always the sun

Always The Sun dei The Stranglers, per voi la storia il testo e la traduzione di questo brano del 1986 contenuto nel disco Dreamtime e tante altre curiosità…

Always the sun, come cantavano THE STRANGLERS nel 1986: giorni di sole. Troppo. Troppo sole. Un delizioso pezzo contenuto nel loro Dreamtime, nono album della loro prestigiosa carriera partita nel settembre del 1974 in Inghilterra, precisamente nel Surrey. Scopriamo insieme la storia di questo brano:

  1. I primi album dei The Stranglers
  2. La separazione dal punk
  3. Dreamtime e Always the Sun: inizia il declino dei The Stranglers
  4. The Stranglers: Always the sun – testo e traduzione
  5. Il ritorno di fiamma
  6. Conclusioni

I componenti originari del gruppo sono il chitarrista e cantante Hugh Cornwell, il cui timbro cavernoso e insieme beffardo sarà un punto di riferimento per tante future gothic band, il batterista Jet Black (Brian Duffy), il bassista (e voce) Jean Jacques Burnel e il tastierista e chitarrista Hans Warmling. Quest’ultimo verrà sostituito pochi mesi dopo da Dave Greenfield.

Un sound piuttosto sinistro era la caratteristica del gruppo, associato al punk rock dagli inizi, probabilmente da quando nel 1976 fecero da gruppo spalla ai RAMONES nel loro primo tour britannico. Nonostante ciò, THE STRANGLERS non venivano considerati tali dagli altri gruppi della scena punk. Infatti essi incisero una serie di hit da top ten, come No More Heroes e Peaches, che li collocò – più appropriatamente -all’interno della scena new wave, infatti insieme ai Damned, agli Ultravox e ai Clash, sono fra i primi gruppi punk britannici a ottenere un contratto discografico e a scalare le classifiche mainstream del loro paese.

I primi album dei The Stranglers

i The Stranglers nella copertina del disco Rattus Norvegicus

Rattus Norvegicus, il primo disco dei The Stranglers

I loro primi album, in particolare Rattus Norvegicus e No More Heroes, ma pure Black and White vennero accolti bene dalla critica e dal pubblico, suscitando in un primo momento reazioni diverse, in quanto i testi avevano forti allusioni al sesso ed al razzismo. Per modo di porsi, ma soprattutto per via di testi piuttosto espliciti, il gruppo è spesso accusato di misoginia, e il look darkeggiante, alquanto inusuale nel 1977, li ha fatti tacciare di “fascismo”. Per i riferimenti alla mitologia nordica e per l’oscuro esoterismo che li ha portati a teorizzare l’esistenza di particolari extraterrestri, i “meninblack”, creature che assumendo sembianze umane ci vivono accanto a nostra insaputa, decidendo le sorti del mondo (chi ha detto Martin Mystere?). Se a tutto questo aggiungiamo pure la ritrosìa a smentire qualsivoglia voce sul loro conto e i problemi con la legge che i quattro pare abbiano avuto, possiamo avere un’idea del fascino controverso che esercitavano questi loschi figuri in un periodo di tumultuoso fermento sociale e artistico.

Proprio quando gran parte delle meteore punk si dissolvono per dare spazio al neonato movimento new wave, inizia la seconda fase della loro parabola artistica, quella cioè che li porterà verso sonorità elettroniche e quindi al pop.

La separazione dal punk

Con l’album del 1979, The Raven, avvenne la separazione definitiva del gruppo dal punk tradizionale. Questo LP infatti ha un suono più melodico e meno aggressivo. Le canzoni divennero musicalmente più complesse, si affrontano diversi argomenti, tra cui il vizio dell’eroina, l’ingegneria genetica trattando pure di eventi politici del periodo riguardanti l’Iran e l’Australia.

Questa fase rappresenta il punto più alto della loro carriera: il disco si apre con il fraseggio di tastiere di Longships, passa attraverso l’ossessivo giro di basso di Dead Loss Angeles, per giungere alle ritmiche robotiche di Shah Shah A Go Go e soprattutto della lugubre marcia aliena Meninblack.

Con questo disco si consacrano come band di punta della new wave. Sull’onda tracciata i quattro si mettono al lavoro per far uscire l’ancor più elettronico The Gospel According to the Meninblack, un altro concept, che sin dal titolo riprende quello di un brano di The Raven. È a tutti gli effetti la prosecuzione concettuale del predecessore, in cui viene approfondita la tematica degli uomini in nero. I riferimenti si trovano nel valzer da paura che apre l’album, Waltzinblack, nella kraftwerkiana Waiting For The Meninblack, nonché nel tributo all’uomo-macchina Manna Machine. L’album raggiunse la posizione 8 delle classifiche britanniche. Altri tempi, altri numeri, ma data la posizione, la più bassa raggiunta dal gruppo sino ad allora, portò il disco ad essere considerato un fallimento artistico e, soprattutto, commerciale.

Il gruppo si riprese l’anno dopo, nel 1981, con l’album La Folie, un altro concept, che approfondiva il tema dell’amore. Il disco contiene l’hit Golden Brown, che credo tutti quanti voi, lettori fedeli di questo blog abbiate almeno sentito una volta nella vita. Questo singolo è quello di maggior successo della band e si posizionò al numero 2 delle classifiche britanniche, e fu anche il singolo con il maggior numero di vendite della EMI per diversi anni.

Nel 1983 gli Stranglers pubblicano Feline che riscuoterà un buon successo di critica, nonostante le vendite siano inferiori al precedente. Feline è il primo album in cui Jet Black inizierà ad utilizzare la batteria elettronica. Si arriva così al 1984 con Aural Sculpture, che mostra i primi segni di una creatività. Di questo lavoro è da ricordare Skin Deep, nel cui videoclip i quattro si staccano la pelle dal viso alla stregua di uomini serpente. La nuova fatica viene accolta in modo tiepido dalla critica che li cataloga fra i “prostituiti del movimento punk”.

Dreamtime e Always the Sun: inizia il declino dei The Stranglers

Copertina del vinile dei The Stranglers, Always the Sun

Copertina del vinile dei The Stranglers, Always the Sun

La strada del lento declino prosegue nel 1986 con Dreamtime, da cui viene estratto l’ottimo brano dalle forti tinte melanconiche, proprio quello che dà il titolo a questo strepitoso articolo, Always the Sun, che sarà numero 15 in Francia, numero 30 nel Regno Unito e numero 35 nei Paesi Bassi. Dreamtime è anche l’unico album di THE STRANGLERS che entrerà in classifica negli Stati Uniti.

Nel 1990 Hugh Cornwell abbandona il gruppo per seguire la carriera solista. Non prima però di incidere insieme ai compagni 10. Nella sua autobiografia, Cornwell dichiara come sentisse che il gruppo avesse perso la sua forza creativa. Fu sostituito da John Ellis ex componente dei Vibrators, gruppo che aveva già fatto da supporto agli Stranglers negli anni settanta. Da quel momento la band continuò a registrare album che non fecero infiammare nessuna anima e non lasciarono alcuna traccia ma l’interesse per THE STRANGLERS ritornò nel 2001, quando la cantante TORI AMOS incise una cover di Strange Little Girl, canzone che diede il titolo ad un suo album. Inoltre Golden Brown venne utilizzato nella colonna sonora del film Snatch di Guy Ritchie e nel film australiano E morì con un felafel in mano. Il pezzo No More Heroes venne inciso dai VIOLENT FEMMES ed utilizzato nella colonna sonora del film Mystery Men. Peaches infine venne utilizzata nel film britannico Sexy Beast – L’ultimo colpo della bestia di Jonathan Glazer. Inoltre Il pezzo Peaches fa parte della colonna sonora del videogioco Driver: Parallel Lines, mentre Midnight Summer Dream è presente nel gioco della BBC Micro Spellbinder.

The Stranglers: Always the sun – testo e traduzione

How many times have you woken up and prayed for the rain?
How many times have you seen the papers apportion the blame?
Who gets to say?
Who gets to work and who gets to play?
I was always told at school, everybody should get the same

How many times have you been told if you don’t ask you don’t get?
How many lads have taken your money, your mother said you shouldnt bet
And who has the fun?
Is it always a man with a gun?
Someone must have told you, if you work too hard you can sweat

There’s always the sun
Mm-hmm, there’s always the sun
Always, always (always the sun)

How many times has the weatherman told you stories that made you laugh?
You know it’s not unlike the Politicians and leaders, when they do things by half
Who gets the job
Of pushing the knob?
That sort of responsibility, you draw straws for it if you’re mad enough

There’s always the sun (always the sun)
Mm-hmm, there’s always the sun
Always, always (always the sun)

There’s always the sun (always the sun)
Mm-hmm, there’s always the sun
Always, always (always the sun)

There’s always the sun (always the sun)
There’s always the sun
Always, always (always the sun)

There’s always the sun (always the sun)
There’s always the sun
Always, always (always the sun)

There’s always the sun (always the sun)
There’s always the sun
Always, always (always the sun)

Traduzione e significato Always the Sun: C’è sempre il sole

Quante volte ti sei svegliato e hai pregato per la pioggia?
Quante volte hai visto giornali dare colpe?
Chi arriva a dire?
Chi arriva al lavoro e chi arriva a giocare?
Mi è stato sempre detto a scuola, tutti dovrebbero avere la stessa cosa

Quante volte ti è stato detto: se non ti chiedi di non farlo?
Quanti ragazzi hanno preso i tuoi soldi, tua madre ti ha detto che non devi scommettere
E chi si diverte?
È sempre un uomo con una pistola?
Qualcuno deve averti detto, se lavori troppo duramente puoi sudare.

C’è sempre il sole
Mm-hmm, c’è sempre il sole
Sempre, sempre (sempre il sole)

Quante volte ha raccontato storie che ti fanno ridere?
Sai che non è diverso dai politici e dai leader, quando fanno le cose a metà.
Chi ha il compito
Di premere il bottone?
per quella sorta di responsabilità si estrae la pagliuzza…

C’è sempre il sole (sempre il sole)
Mm-hmm, c’è sempre il sole
Sempre, sempre (sempre il sole)

C’è sempre il sole (sempre il sole)
Mm-hmm, c’è sempre il sole
Sempre, sempre (sempre il sole)

C’è sempre il sole (sempre il sole)
C’è sempre il sole
Sempre, sempre (sempre il sole)

C’è sempre il sole (sempre il sole)
C’è sempre il sole
Sempre, sempre (sempre il sole)

C’è sempre il sole (sempre il sole)
C’è sempre il sole
Sempre, sempre (sempre il sole)

I The Strangler nella copertina del disco Norfolk Coast, con alle spalle il mare

The Stranglers, Norfolk Coast

Il ritorno di fiamma

Un (seppur piccolo, ma apprezzabile) ritorno di fiamma si registra nel 2004, anno in cui venne pubblicato l’album Norfolk Coast. Il tour per la promozione del disco ebbe un buon successo, facendo registrare il tutto esaurito in diverse date. L’album successivo, Suite XVI, venne pubblicato nel settembre 2006. Ma seppur supportato da buona critica e buone vendite non aggiunge e non toglie nulla alla storia del gruppo che insieme ai Depeche Mode, dal 1990, detiene il primato di vendita di singoli nelle classifiche inglesi, senza aver mai raggiunto la prima posizione.

Quindi è storia dei nostri giorni. Sembra ieri, invece è il 5 marzo 2012, quando vede la luce Giants, il diciassettesimo album della band. Nel 2013 viene pubblicato Feel It Live!, resoconto del tour di Giants. L’album mostra una band che a fatica riesce a riproporre il furore degli anni d’oro del punk e degli esperimenti electro-dark. Le composizioni più recenti non reggono il confronto con i brani storici e peccano di scarsa originalità.

Conclusioni

Alcuni giorni fa ho fatto un elettrocardiogramma e per caso nell’ambulatorio c’era una radio che trasmetteva un proprio un brano di quest’ultimo disco di THE STRANGLERS. Risultato? Nessun picco dei battiti cardiaci, nessuna anomalia da registrare. Nulla di nulla. Per far scorrere un po’ più velocemente il sangue nelle mie vene andrò a riascoltarmi No more heroes!

Il vostro Vittorio

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