Armonite: And the stars above

And the stars above è il nuovo album degli Armonite, ovvero Paolo Fosso e Jacopo Bigi uscito per la Cleopatra Records di Los Angeles. Un disco che dopo un ascolto attento vi avrà di sicuro arricchito musicalmente. Ecco la recensione di Gilberto Ongaro

And the Stars Above - Armonite - disco

And the Stars Above – Armonite

Il compositore Paolo Fosso e il violinista e violista Jacopo Bigi guidano il progetto Armonite, un collettivo musicale che pubblica nel 2018 il nuovo lavoro And the stars above.

L’interesse per le colonne sonore, dimostrato già sul loro canale YouTube con personali interpretazioni dei temi di Harry Potter, Game of Thrones ed altri, ora li porta a incidere composizioni ex novo che ben si prestano ad accompagnare immagini in movimento.

The march of the stars ad esempio, il pezzo di apertura, ci accoglie con la voce soffice di Maria Chiara Montagnari su un arpeggio ipnotico di violino, evocando suggestioni dantesche. E dopo poco più di un minuto parte la batteria e la musica diviene un prog per pianoforte, suoni di xilofono e inserti di ottoni zimmeriani. E’ un 7/8 accattivante che ricalca stilemi da prog metal, resi più raffinati. Continua il gusto per i tempi dispari in Next ride, dove il 7/4 è addirittura terzinato. Il violino di Jacopo è al centro dell’attenzione, prima naturale e poi distorto come una chitarra elettrica; successivamente, passando in 4/4, il focus del brano diventa il giro di basso. Gli arrangiamenti sono una sorpresa continua, e la predilezione per l’horror e l’alta tensione sono evidenti.

District red, con il basso distorto, il violino che indugia con gusto tardo ottocentesco sui diminuiti, e sirene militari, rendono il pezzo particolarmente allarmato, adatto a un’avventura con azione, tipo gli Sherlock Holmes nella versione di Robert Downey Jr. Il gotico e il pauroso sono presenti anche in altri episodi, come Freaks, con il suo mesto fischio, i synth oscuri e il pianoforte coi suoi arpeggi minori e diminuiti.

Anche Ghosts, il pezzo di chiusura del concept dell’Lp, gioca a disorientare l’ascoltatore aggiungendo battiti in più nella parte centrale, dopo averlo abituato ad un 6/4 (misura davvero poco usata, al momento mi viene in mente solo Watcher of the skies dei Genesis). Il violino, nel suo tema fatto di note slegate, viene rincorso da suoni elettronici. Su quest’onda infine, The usual drink è un pezzo per solo piano e violino lento e legato, che sembra arrancare come un mostro dei primi film espressionisti tedeschi.

Ma non c’è solo orrore cinematografico. Con Plaza de España, Fosso sposta la composizione in una zona più magica, con sequenze di accordi di pianoforte sognanti, nacchere e violino distorto dal suono che si fa umanoide. La voce di Maria Chiara Montagnari ritorna ad allietarci in Clouds collide, canzone che galleggia nell’aria, coi suoi pizzicati e staccati. Si avverte una leggera influenza dei Dream Theater in Blue Curaçao, che però non prevarica sull’originalità del progetto Armonite. E’ un rock progressivo entusiasmante, con un’interessante special dove restano da soli violino e basso in slap.

Altro brano energico è What’s the Rush, un rock dritto con lead synth: una pausa di semplicità e forza sonora in mezzo alle altre composizioni più elaborate, anche se pure qui non sono risparmiati certi giochi di accenti. Volgarmente potremmo dire che ci siano due “cover”. Meglio chiamarle rielaborazioni, anche perché i riferimenti sono particolarmente lontani. By heart deriva dal compositore trecentesco Guillaume de Machaut, che qui abbandona le tipiche scale modali medievali, per immergere il tema in un arrangiamento elettronico da videogioco cyberpunk. E poi c’è By the waters of Babylon (da non confondere con Rivers of Babylon dei Melodians!!) che è una composizione di Philip Hayes (1738-1797). I cori dell’originale vengono incisi nel finale ancora una volta da Maria Chiara Montagnari, che ormai abbiamo imparato a venerare.

A fine album ci sono anche due bonus track: A playful day, un pezzo per quartetto d’archi che gioca con pizzicato e staccato, elementi caratteristici delle composizioni di Fosso (o dell’esecuzione di Bigi), e infine The fire dancer, dove Paolo Fosso suona il pianoforte solista, con gusto primonovecentesco, a tratti davvero virtuoso.

And the stars above degli Armonite, come album di per sé, non è chiaramente un disco da ascoltare tutti i giorni, almeno i primi tempi, perché c’è così tanto materiale che ai primi ascolti risulta tosto da digerire. Ma una volta presa confidenza, si colgono tutte le sfaccettature e ci si sente più ricchi di prima.

A cura di Gilberto Ongaro

Info: https://www.facebook.com/armonitemusic/

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