INTERVISTA | Angelo Romano: “Una canzone” per “La repubblica del bilocale”

Già preceduto dal singolo “La Noia“, è disponibile da maggio 2024 in digitale Una Canzone, nuovo singolo di Angelo Romano: un esempio di meta-canzone che racconta il modus operandi del cantautore quando impegnato nella scrittura di un brano; un capitolo che ci porta dritto all’album La repubblica del bilocale uscito il 21 giugno. Eclettico e poliglotta, eravamo molto curiosi di conoscerlo.

Angelo Romano è un isolano che non sa nuotare, un cantautore che si muove sul palco come Mick Jagger e un poliglotta che non ha paura di cambiare lingua tra inglese, italiano e siciliano, il tutto mentre vi consegna la sua anima ferita su un piatto con un mezzo passetto di danza. Le sue canzoni sono piene di storie di Berlino, Sicilia e di altre città europee, sfoghi politici, sogni lucidi, ex amanti, muse occasionali, biografie di Tinder, personaggi immaginari, scritte sulle T-shirt e qualsiasi altra cosa bizzarra assimilabile. La sua è una vita in movimento, e la sua musica si bassa su elementi di folk e post-punk, ricordando artisti come Tom Waits o Nick Cave, passando per Rino Gaetano.

Quale potrebbe essere il filo rosso che collega tutti i brani che collegano il nuovo album di Angelo Romano? Nasce come un concept album oppure unire tutti i brani è stato solo un “caso” dovuto al fatto che risalgono allo stesso periodo?

Intanto grazie dell’intervista! I fili rossi sono molteplici: il primo è senz’altro la scelta dell’italiano come lingua e una conseguente forma di scrittura diversa dal solito. Il grosso dei pezzi nasce contestualmente nello stesso periodo, un mese d’estate a Berlino pieno di riflessioni, e pertanto ne è influenzato direttamente. La dispersività della città e della società in cui viviamo, vista e analizzata criticamente, è sicuramente un tema portante dell’album.

Cosa ti porta a scrivere in italiano, siciliano o in inglese?

Come cantautore ho iniziato diversi anni fa scrivendo in inglese principalmente per necessità, per poter presentare dei pezzi che tutti fossero in grado di capire. Il siciliano è una piacevole deviazione che mi concedo ogni tanto per cantare qualcosa che a me è particolarmente caro in maniera un po’ più diretta e viscerale. L’italiano è più una via di mezzo tra queste due cose per certi versi, sebbene mi sono immediatamente reso conto che in italiano tendo a scrivere in forma più “sofisticata”.

I luoghi in cui hai vissuto hanno qualcosa in comune? E se la risposta è no, quali sono le costanti che cerchi di mantenere nella tua quotidianità e routine, in tutti luoghi dove vivi?

Sono tutti diversi e tutti per certi versi uguali. Ovvio che Berlino è diversa da Amsterdam, Palermo o Barcellona, ma hanno, chi più chi meno, tutte la vitalità tipica delle realtà cosmopolite. La costante è idealmente il cercare di sentirmi a casa in ogni luogo, dandomi delle costanti – che siano posti da frequentare, riferimenti da cercare, le strade dove camminare o qualsiasi altra cosa.

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Cosa porta oggi Angelo Romano a continuare a viaggiare?

Purtroppo non lo faccio più come prima. Detesto volare, oltre a farmi sentire un po’ in imbarazzo ogni volta che devo prendere un aereo per via del discorso del global warming, e la cosa mi limita non poco. Diciamo che adesso tendo a visitare posti dove già sono stato e dove mi sono trovato particolarmente bene, e posti più accessibili che meritano di essere scoperti. Non sono tipo da viaggio in Thailandia per dire!

Le tue esperienze musicali non da solista cosa ti hanno lasciato e insegnato? In che modo sei arrivato, maturo, da solista? Qualche momento in particolare che ti ha segnato lungo il percorso?

Mi hanno insegnato la scrittura, la produzione artistica e mi hanno fatto capire che bisogna saper stare sul palco in maniera originale sempre e comunque. Con tanta musica in giro, anche solo venti minuti di fronte a un gruppo di gente sconosciuta può fare la differenza!

E come hai vissuto la prima pandemia? Ti ha influenzato nel tuo modo di fare musica, anche dopo l’uscita di “The New New Normal”?

La prima pandemia mi ha lasciato delle brutte scorie a livello mentale. Un giorno sei a Palma di Maiorca e due giorni dopo ti ritrovi barricato in casa a Barcellona, per quasi tre mesi senza luce naturale (abitavo in uno di quegli appartamentini senza finestre sulla strada) e senza contatti umani! “The New New Normal” è nato dall’esigenza di buttare fuori tutto quello di negativo che avevo dentro, e mi ha dato anche consapevolezza che avevo ancora qualcosa da dire a livello di riflessioni. Questo album non è un sequel di quello, ovviamente, ma per certi versi ne rappresenta il “cugino” incazzato e disilluso, e il titolo (“La repubblica del bilocale”) per certi versi è un riferimento anche all’isolamento come concetto mentale.

È vero che sul palco Angelo Romano si muove come Mick Jagger?

Ci provo! Gli artisti che cantano seduti mi hanno sempre dato tristezza, a parte pochissime eccezioni. Poi ovvio, Mick Jagger e i Rolling Stones sono una cosa, mentre io sono un altro tipo di artista che gioca in un’altra categoria. Lui è la serie A, io al massimo la quinta/sesta serie a essere ottimistici!

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