INTERVISTA | Clemente, un siciliano a Genova. Tra poesia, pittura e canzone d’autore

Blog della Musica ha incontrato Antonio Clemente (in arte Clemente), cantautore, pittore e poeta. Il suo ultimo lavoro discografico, I confini del giorno, un corposo concept album sul tema dell’amore, è uscito per La Stanza Nascosta Records. Scuola cantautorale genovese, irish folk e bossa nova si intrecciano in un raffinatissimo mosaico sonoro

Diamo il benvenuto a Clemente. Nel suo racconto dell’album I confini del giorno scrive: “E’ una storia lunga circa dieci anni riassunta, ipoteticamente e metaforicamente nell’arco di una giornata.”
Si tratta di una storia autobiografica?
È una storia autobiografica ma mi piace pensare che ciascuno possa trovarci un po’ di sé e della propria storia personale.

Svegliami ha un testo per certi versi ermetico. Vuole darci la sua interpretazione?
Svegliami è una canzone che, attraverso simboli e metafore, parla di come il Potere possa manipolare le nostre coscienze facendoci precipitare le nostre vite dentro una sorta di incubo lucido, incubo da cui appunto deriva il desiderio disperato di un risveglio che rappresenta anche un desiderio di risveglio interiore, di ritorno a una vita più serena.

Clemente, vuole parlarci della gestazione e della realizzazione del videoclip di Svegliami? Suggestiva è anche la scelta del luogo…
Il video è stato girato nell’ex ospedale psichiatrico di Genova Quarto, luogo che trovo molto suggestivo e a tratti inquietante. Mi sono immaginato questa ragazza che, imbavagliata, scalza, in preda al panico e disorientata, cerca di fuggire da questo luogo in cui è rinchiusa, luogo che, per traslazione, potrebbe rappresentare l’incubo stesso da cui si vuole svegliare/scappare. Tutto ciò mi è parso piuttosto emblematico anche di ciò che stiamo vivendo a causa del Covid. Una sorta di incubo nell’incubo.

Il precedente album Canzoni nel cassetto è stato da lei descritto come un album di riconciliazione con le sue origini siciliane. C’è stato dunque un momento in cui ha vissuto in maniera controversa la sua sicilianità?
Quello tra me e la Sicilia è un rapporto che si potrebbe definire “tormentato”, ma credo che ciò sia in buona parte dovuto al mio essere ribelle e intransigente verso alcune forme mentali e comportamentali che, purtroppo, in Sicilia sono diffuse e radicate. Questo è anche il motivo per cui dalla Sicilia me ne sono andato per ben due volte. Ma le mie radici spirituali e affettive, oltre a quelle geografiche, sono sempre in quell’isola. “Canzoni nel cassetto” chiude, anche se per fortuna non del tutto, un cerchio col mio passato siciliano poiché raccoglie alcune tra le mie primissime canzoni giovanili (tra cui una in dialetto siciliano, “Veni l’estati”), scritte proprio in Sicilia.

Com’è cambiato nel tempo il suo modo di fare canzone d’autore? C’è, secondo lei, una continuità stilistica tra Canzoni nel cassetto e I confini del giorno?
Il mio modo di scrivere si è evoluto con l’ascolto di nuova musica, leggendo e ricevendo quindi nuovi stimoli e influenze, sia musicali che letterarie. Credo tuttavia di poter dire che, pur essendo maturato nello stile e affinatomi nella scrittura, ciò che vado cercando dalla canzone d’autore è fondamentalmente ciò che io stesso, da ascoltatore, cerco nella canzone d’autore e nella musica in generale: autenticità, profondità ed emozione. E credo che questo sia ciò che “Canzoni nel cassetto” e “I Confini del giorno” potrebbero avere in comune, se non stilisticamente quantomeno nelle intenzioni.

Il suo legame con Genova è molto forte?
Amo Genova in quanto, non avendo radici qui, la vivo un po’ come un turista, al contempo però ho già così tanti ricordi in questa città – così come in tutta la provincia in cui ho vissuto intensamente gli ultimi 12 anni – da sentirmi legato ad essa quasi come se ci fossi nato.

Il 3 agosto 2020 è stato inaugurato il nuovo Ponte San Giorgio di Genova. Per l’occasione, è stata presentata una versione di Creûza de mä, reinterpretata da una serie di grandi artisti tra i quali Mina, Zucchero, Diodato Gianna Nannini e Vasco Rossi. Le è piaciuta questa rilettura, o è del parere che De André sia intoccabile?
Non credo che De André sia intoccabile, tant’è vero che anche io, nel mio piccolo, spesso ho fatto delle sue cover durante i miei live. Credo sia legittimo fare dei doverosi tributi purché lo si faccia con il rispetto che si deve a un artista di tale importanza.

Nel maggio 2016 ha pubblicato una raccolta di poesie (2000 – 2015) per la casa editrice siciliana Medinova, dal titolo “Terra di nessuno”. Se dovesse descrivere con tre aggettivi la sua poetica?
Con la poesia, a differenza della musica o della pittura, mi è più difficile definirmi perché forse è per me la forma espressiva più libera e scevra da compromessi stilistici e tecnici. Comunque credo che in tre parole potrei definire la mia poesia come introspettiva, evocativa, trascendentale.

Quali sono i suoi riferimenti letterari?
La poesia decadentista francese, compreso Baudelaire, e Rimbaud, i poeti ermetici italiani, ma anche Neruda e Garcia Lorca. Poi adoro Hermann Hesse, Cesare Pavese, Dino Buzzati, Sciascia ed Edgar Allan Poe. Inoltre, considero riferimenti letterari anche cantautori come Tenco, De André, Guccini, De Gregori e Paolo Conte.

E i suoi riferimenti pittorici?
Soprattutto Van Gogh e Paul Cézanne. Poi sicura la pittura italiana tra le due guerre, De Chirico, Carrà, Sironi, Casorati, e poi Magritte, Delvaux, Balthus, Hopper.

Ha un quadro al quale è particolarmente legato, facente parte della sua produzione?
Un dipinto del 2006 dal titolo “La barca”. Lo esposi ad una mostra collettiva nazionale di artisti contemporanei a Genova e lo usai come copertina del mio primo EP (“Infinito”, 2011).

Un’interprete femminile a cui Clemente regalerebbe volentieri una sua canzone?
Antonella Ruggiero, Fiorella Mannoia o Paola Turci. Mi piace molto anche la voce di Arisa.

Cosa pensa dell’attuale situazione del comparto musicale?
Penso che a grandi linee ci sia una spropositata produzione di musica rispetto al suo consumo, almeno per quanto riguarda le vendite, il che probabilmente genera un calo di qualità sia della musica (prodotta essenzialmente per un ascolto rapido e superficiale in streaming o da YouTube) che dell’ascolto di essa da parte del pubblico (il quale, per l’appunto, ormai ascolta la musica quasi solo in streaming e dallo smartphone). Credo che siamo oltre la mercificazione della musica, che da liquida sta praticamente diventando sempre più usa e getta, rarefatta ed effimera. In uno scenario simile è molto difficile riuscire a fare canzone d’autore, ovvero una musica che naturalmente richiederebbe un ascolto più attento. Ciò nonostante, esiste ancora la buona musica di qualità e artisti, ed etichette che tentano di resistere a questo processo involutivo.

L’etichetta che la distribuisce, La Stanza Nascosta Records, ha nel suo roster dei validi cantautori… com’è nata la vostra collaborazione?
Con Salvatore de La Stanza nascosta e la moglie Claudia, che si occupa dell’ufficio stampa (Verbatim), ci conosciamo da qualche anno tramite facebook, c’è sempre stata stima reciproca ma mai prima d’ora la possibilità per me di intraprendere una collaborazione. Con questo disco, a cui credo molto, ci sono state le condizioni giuste, e loro semplicemente mi sono sembrate le persone giuste con cui lavorare, sia da un punto di vista professionale che soprattutto umano.

Social e Contatti

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