INTERVISTA | Armonia delle Sfere e i Quartetti per Flauto di Paisiello

Oggi ospitiamo gli Armonia delle Sfere: Daniele Salvatore, baroque flute, Alessandra Bottai, violin, Monica Pellicciari, viola, Perikli Pite, cello e Silvia Rambaldi, harpsichord, hanno da poco ultimato la registrazione dei quartetti per flauto dell’Op.23 di Giovanni Paisiello. Eccoli nella nostra intervista…

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Il cd di Armonia delle Sfere “G. Paisiello, Flute Quartet”, DaVinci Editions

E’ in uscita il cd dedicato ai quartetti per flauto di Giovanni Paisiello dell’Op.23. Approcciarsi a questo repertorio che cosa ha significato per lei e per il suo gruppo?
[Risponde Daniele Salvatore] Direi che è stato un salto in avanti, nel tempo intendo. In genere i gruppi che fanno musica del Seicento e Settecento si specializzano sul repertorio barocco e molto più di rado ci si spinge oltre la metà del secolo XVIII. Per farlo bisogna documentarsi in maniera diversa che non vuol dire solo sapere suonare quella musica ma soprattutto sapere “come” suonarla. Studiando Paisiello, ad esempio, abbiamo dovuto rivedere il modo di ornamentare i brani o di considerare la velocità dei movimenti. Sembra strano me è più difficile trovare studi sulla musica strumentale di Paisiello che non di autori di un secolo prima.

Qual è, secondo lei, l’immagine di Paisiello che emerge da queste opere? Vi è secondo lei un collegamento diretto con la più nota produzione operistica oppure stiamo parlando di un autore che ha diviso il proprio piano produttivo?
Personalmente trovo che ci sia una continuità notevole col repertorio operistico. La cantabilità di tutti i temi e certi “atteggiamenti” tipici della vocalità (le sospensioni del fluire melodico ad es. che favoriscono l’improvvisazione di cadenze) fanno pensare a una musica che non fosse altro rispetto alla musica vocale ma che, anzi, da questa venisse ispirata. Poi è chiaro che la scrittura in molti momenti è assolutamente strumentale e fatta di quei mattoncini tipici dello strumentalismo (salti ampi, abbondano gli arpeggi ad esempio) e, cosa da noi sperimentata, la partitura la si può tranquillamente suonare in duo: flauto e cembalo “obbligato”, senza quasi modificare il costrutto, quasi fosse stata pensata sulla tastiera e senza che perda in qualità.

Nella sua interpretazione fa capolino anche la presenza del clavicembalo, non prevista originariamente in partitura. Perché questa scelta? E con che criteri musicali è stato inserito?
Sì, è vero. Questa è una libertà che ci siamo presi perché durante le mie ricerche avevo letto che Paisiello aveva composto i 12 quartetti Maria Beatrice d’Este, sposa di Ferdinando d’Austria, dei quali 9 sopravvissuti nella forma del quartetto d’archi, per due violini, viola e clavecin. Questo mi ha portato a immaginare un percorso a rovescio dove la linea del basso potesse essere realizzata oltre che dal violoncello anche dal clavicembalo. All’epoca non è raro trovare compositori che abbiano composto quartetti col flauto dove la parte del basso reca i numeri per la realizzazione del basso continuo, tra questi Haydn e J.Ch. Bach e l’italiano Cirri. Sono quasi tutte opere scritte o pubblicate negli anni settanta-ottanta del secolo XVIII, periodo al quale potrebbero risalire anche i quartetti di Paisiello (ma per una datazione più sicura aspettiamo che gli studiosi proseguano nelle loro ricerche).

Il gruppo Armonia delle Sfere è nato in tempi relativamente recenti. Qual è stato il percorso che l’ha portata a scegliere per il gruppo l’incisione proprio di questi quartetti?
Poiché nel Conservatorio dove lavoro (Bologna) ogni anno si fanno manifestazioni concertistiche dedicate agli anniversari dei compositori, nel 2013 Paisiello era tra gli anniversari in arrivo e lo scoprire che esisteva una sua raccolta per flauto e trio d’archi mi ha subito incuriosito. Confesso che non conoscevo affatto quest’opera nonostante molti anni fa mi fossi dedicato per un po’ di tempo a suonare, col flauto traverso moderno e con gli archi moderni, quel repertorio. Successivamente il ricercatore dormiente che è in me si è scatenato alla ricerca dei materiali originali e da lì tutto ha preso forma: il CD e la riedizione della partitura.

Dal cd spicca la presenza di opere statuarie? Potrebbe dirci qualcosa di più di questo artista e se ha un collegamento con la vostra attività musicale?
Il CD di Paisiello è stato registrato in un posto assolutamente speciale e cioè nella Casa dell’Upupa, una casa-laboratorio dove visse e creò per anni Ilario Fioravanti, uno dei più grandi scultori e architetti del XX secolo, morto appena due anni prima che noi entrassimo a casa sua. Grazie all’amicizia nata con Adele, la moglie, abbiamo potuto registrare in questo luogo straordinario in mezzo a capolavori di ogni genere, con la paura che qualche stonatura di troppo potesse fare crepare le sue creazioni. In un certo senso il CD è un omaggio a questo formidabile artista e per questo abbiamo voluto che una delle sue opere campeggiasse in copertina. Se si sfoglia il libretto, nella penultima c’è una nostra foto mentre registriamo e guardando bene si possono notare intorno a noi una moltitudine di statue in ceramica. È solo una piccolissima parte di ciò che in quei giorni ci circondava.

Tornando al cd, il vostro approccio è stato improntato quindi ad una ricerca filologica sull’interpretazione, potrebbe spiegare ai lettori le principali differenze e difficoltà nell’uso del suo strumento, il flauto, nella sua struttura autentica rispetto ad uno contemporaneo o, comunque, più ottocentesco?
Intanto va chiarito che il flauto traverso in uso all’epoca era prevalentemente il flauto di fattura barocca a una chiave o al massimo due, per cui lo strumento usato da noi è lo strumento con cui i flauti venivano suonati all’epoca, soprattutto in Italia. Le differenze ovviamente risiedono prima di tutto nella struttura dello strumento che, non avendo tutte le chiavi dei sistemi in uso successivamente, richiede molta attenzione nell’intonazione con frequenti cambiamenti di posizione delle labbra. Lo strumento ovviamente è di legno e non in metallo e questo incide anche sul timbro che è più caldo, meno potente ma rotondo. Anche gli archi sono di fattura barocca e con l’aggiunta del clavicembalo abbiamo eseguito i quartetti rendendogli un colore più settecentesco di quanto normalmente siamo abituati ad ascoltare nell’esecuzione di questo repertorio oggi.

A chi si appresta ad ascoltare questo titolo, che messaggio vorrebbe mandare?
Mi auguro che chi ascolterà questa registrazione possa apprezzare questo repertorio spesso sottovalutato gradendolo anche per la sua semplicità. Questa era musica da suonare insieme, ricreativa, a volte anche semplice rispetto a certi autori del recente passato (si pensi a Bach o a Händel), quasi sempre in tonalità maggiore, ma era destinata a una nuova classe di consumatori, strumentisti amatoriali ma di solide basi musicali, che comprava gli spartiti e li suonava con gli amici per divertimento. Non a caso la raccolta di Paisiello venne stampata anche col titolo Six Divertissements. E mi auguro che si diverta anche chi ascolta.

Può dirci qualcosa suoi prossimi progetti dell’Ensemble?
Sono in preparazione 3 nuovi CD. Attualmente ho appena finito il montaggio delle 12 sonate di Francesco Mancini e mi aspettano due lunghi e impegnativi lavori di montaggio su una raccolta manoscritta di Antonia Bembo, sconosciuta musicista italiana alla corte del Re Sole, e sulle Arie Musicali di Frescobaldi. Però tra le idee che vorrei realizzare non nascondo che mi piacerebbe incidere anche le altre raccolte di quartetti col flauto e BC citate in precedenza di J. Haydn e J.Ch. Bach.

Info: https://www.facebook.com/ensemblearmoniadellesfere/?fref=ts – https://davinci-edition.com

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