INTERVISTA | Azione Improvvisa Ensemble e il cd-compendio “First Glimpse”

Gli Azione Improvvisa Ensemble hanno pubblicato per Ars Spoletium il disco First Glimpse che raccoglie tutti i lavori scritti per l’ensemble dalla sua fondazione nel 2017 ad oggi. Un lavoro in retrospettiva che focalizza i processi condotti per la creazione di un sound e una identità riconoscibili. Azione Improvvisa Ensemble è composto da Margherita Berlanda, Fisarmonica; Pierpaolo Dinapoli, Chitarra Elettrica; Andrea Antonel, Tiorba e Daniela Fantechi, Elettronica. Li abbiamo incontrati e abbiamo rivolto loro alcune domande

Buongiorno e benvenuto all’Azione Improvvisa Ensemble! Ascoltando le vostre performance, una domanda sorge spontanea: ma è davvero tutto aleatorio e improvvisato, o c’è un canovaccio minimo di partenza dal quale partite? Perché in certi momenti si avvertono legami, trilli all’unisono (come in “The poetry o fan impulse”), soluzioni preparate, ma sono momenti brevissimi. Come “funzionate”?
Daniela: L’aggettivo “improvvisa” del nostro nome non è da associare esclusivamente al concetto di improvvisazione musicale, sebbene il nostro ensemble abbia incluso, specie in alcuni progetti, performance legate a pratiche improvvisative e brani aperti.

Il termine “improvvisa” vuole piuttosto evocare l’immediatezza e la necessità del gesto artistico, come i tagli nel lavoro di Lucio Fontana. Il nostro lavoro si basa soprattutto su brani composti appositamente per il nostro ensemble, che presenta un organico assolutamente peculiare. Il cd First Glimpse è infatti il compendio della nostra attività fino ad oggi; qui presentiamo una selezione dei primi brani scritti per noi dai compositori: Stefano Alessandretti, Nicola Straffellini, Andre Valle,  Hugo Vasco Reis, Dan Di Maggio e Raul Masu.

Una domanda per Andrea Antonel: ci parli del tuo gigantesco strumento, la tiorba?
Andrea: “Ma che diamine è… un chitarrone?” Ironicamente, ciò che grida lungo la via il passante più estroverso tra coloro che, colti da stupore vedendomi avanzare con l’ingombro di una custodia che sfiora le proporzioni di armamenti e guerrieri nati dalla fantasia di un mangaka, trattasi in effetti del secondo e più chiarificatore nome dello strumento.

In nuce la sua storia: si pensi ad uno scenario spielberghiano dove una creatura estinta è stata riportata in vita. La tiorba è uno strumento musicale secentesco, un grosso liuto che volutamente si estende fino ad abbracciare il registro del basso e del contrabbasso. Strumento di grande successo in un’epoca dove l’arte europea incalza verso un’estetica sperimentale e ardita, parole chiave sono l’asimmetria, il contrasto, l’estremo. Già nel settecento la moda cambia, la tiorba cade in disuso. Al giorno d’oggi il movimento Historically Informed Performance tenta strenuamente di conciliare l’indagine storica con il fare musica nel hic et nunc per portare portare nuovamente alla luce musica e stili passati. Da ciò la non comune esigenza di avere una tiorba al seguito.

Una domanda per Daniela Fantechi: occupandoti dell’elettronica, come contribuisci al processo d’improvvisazione live?
Daniela: Principalmente mi occupo di eseguire l’elettronica che di volta in volta i compositori elaborano per il proprio brano. A volte, come nel caso di Tierkreis, un lavoro aperto di Karlheinz Stockhausen, il mio contributo è più improvvisato. In casi come questo preparo un set di suoni che utilizzo durante la performance, in dialogo con gli altri strumenti.

L’ultimo vostro brano in First Glimpse si intitola “Zapping 1989-2019”: il brano cerca di esprimere disillusione in questi trent’anni di post ideologia e liberalismo sfrenato, o è un’interpretazione fuori strada?
Pierpaolo: C’è sicuramente una forma di disillusione, ma ancor prima una visione critica e analitica del fenomeno. Se da un lato, infatti, è ferma la condanna ai totalitarismi, dall’altra c’è anche una analisi legittima di quale sia stata la direzione del mondo successiva al crollo del Muro. Nel caso specifico, il massivo utilizzo e sviluppo del mondo digitale nelle nostre vite negli ultimi anni ha portato a un cieca e spesso acritica accettazione di alcune dinamiche di interazione (alcune preesistenti, altre del tutto nuove) e utilizzo dei media.
Nella performance dal vivo, Daniela aziona lo zapping da uno smartphone: vi è quindi l’accostamento di un gesto del “secolo scorso” – che è stato per anni l’emblema della passività e superficialità di utilizzo della televisione – all’oggetto principale della rivoluzione digitale degli ultimi anni. Il brano vuole anche essere una riflessione sull’utilizzo di software non proprietario (altro problema spesso taciuto dal dibattito digitale mainstream) da parte del compositore; l’elettronica del brano, infatti, è realizzata tutta con software open source.

“Ardo” è un omaggio a Domenico Belli. Ci raccontate del vostro incontro con la sua musica secentesca? E cosa lega la vostra “Ardo” con la sua?
Andrea: Se un investigatore dovesse cercare indiziato e pistola fumante della diffusione della tiorba nella musica nel primo seicento, i circoli culturali fiorentini del tempo sono in cima alla lista, nondimeno Belli con la stampa del ‘16 delle sue arie con la specifica titolazione “[…] per sonarsi con il Chitarrone”. “Ardo ma non ardisco” appartiene a questa raccolta, una delle ragioni per le quali Straffelini ha scelto questo pezzo come radice germinante della sua elaborazione musicale.

Secundis la composizione a voce sola (e accompagnamento strumentale) è forse uno dei soggetti più delicati durante la stesura compositiva e più intensi durante l’interpretazione del repertorio secentesco: il canto diventa forma ancor più elevata di declamazione poetica. “Ardo ma non ardisco” è infatti uno splendido sonetto amoroso del Giovan Battista Marino che par contre conobbi per la prima volta musicato da Francesco Rasi.

Gli incisi melodici, brevi e giustapposti dello stile secentesco sono echeggiati dalla struttura quasi rapsodica del pezzo di Straffelini, cellule di immagini poetiche originarie vengono così affidate agli strumenti del nostro ensemble che in quel momento diventano voci protagoniste. Un occhio attento potrebbe addirittura scovare elementi armonici e melodici del pezzo di Belli emergere chiaramente dalla scrittura di Straffelini.

In generale, il rapporto che innescate tra suono e rumore vuole essere problematico, contrastivo, o al contrario cerca una sintesi, un dialogo?
Pierpaolo: Oggigiorno credo non si debba porre il problema dell’utilizzo di un vocabolario sonoro allargato e quindi la possibilità di adoperare suoni “non convenzionali”. Suono e rumore sono lo stesso oggetto per la fisica, in fondo, senza alcun intento prefigurato.

Da esecutori ci interessa più lo sviluppo narrativo di un brano che il materiale in sé, in maniera non dissimile da chi si occupa di altri generi di musica “colta”. Una narrazione compiuta ammette qualsiasi tipo di suono al suo interno, quello che l’immaginario del compositore ritiene migliore. A noi il compito di renderlo concreto e calarlo nel contesto narrativo il più fedele e vicino possibile a quello concepito.

Dal punto di vista musicale come avete vissuto il periodo del lockdown di primavera e come state vivendo questo ulteriore periodo fatto di restrizioni sempre più pressanti?
Margherita: Durante il periodo del lockdown abbiamo cercato di proseguire la nostra attività artistica, sviluppando un progetto musicale online, sfruttando i mezzi tecnologici a disposizione. Attraverso la cooperazione con il gruppo italo-spagnolo KOTTOMfilms e il coinvolgimento di dieci compositori è nato 40”KlangRoom: dieci miniature audio-video di 40” ciascuna, incentrate sul fare musica a distanza.

La ricerca in questo campo sta continuando anche durante questo nuovo periodo di pausa frenetica: uscirà nel 2021 il sequel del progetto 40”KlangRoom, parallelamente alla programmazione di altre attività, tra le quali SIGNAL To NOISE 0.1 (gennaio-febbraio 2021), una prima stagione musicale curata dall’ensemble, incentrata sul contemporaneo.

Come sempre, anche a voi chiediamo un consiglio per i giovani che vorrebbero fare della musica il proprio lavoro.
Margherita: In una società di massa, l’essere in grado di esprimere una voce personale e riconoscibile è secondo noi una qualità imprescindibile per potersi inserire in ambienti musicali di rilievo. Intraprendere una strada dedicandosi interamente e con passione a essa è sempre un rischio, ma siamo convinti che qualità, curiosità e perseveranza siano sempre premiate.

Grazie ad Azione Improvvisa Ensemble di essere stati nostri ospiti.
Grazie a voi!

A cura di Gilberto Ongaro

Ascolta First Glimpse di Azione Improvvisa Ensemble su Spotify

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