Baustelle

Con i gruppi italiani poi ci si prende gusto. E quindi, dopo i BUD SPENCER BLUES EXPLOSION, desidero parlarvi del mio gruppo italiano preferito degli anni zero: i BAUSTELLE. Questi si formano attorno al 1994, a Siena. L’anima del gruppo è Francesco Bianconi, che ha un’innata passione per i compositori pop degli anni 60, primi fra tutti: Burt Bacharach, Phil Spector, Serge Gainsbourg, Jacques Brel, ma non disdegna le frequentazioni italiche di italiani Fabrizio De André, Piero Ciampi e Armando Trovajoli. Gli altri membri sono Rachele Bastreghi come importante seconda voce femminile, Fabrizio Massara come arrangiatore elettronico e tastierista, e Claudio Brasini come chitarrista.

Nel 2000 i Baustelle si autoproducono il primo album, Sussidiario Illustrato Della Giovinezza. È quasi un concept, con canzoni che raccontano di un’adolescenza romantica, tormentata, tutta italiana. Da subito sono chiare le potenzialità del gruppo, grande talento compositivo di Bianconi, che si sommano a una liricità rara e alla notevole interpretazione delle voci di Bianconi e della Bastreghi.

La fama dei Baustelle fa il giro del paese, il “Sussidiario” diventa disco di culto ed è in effetti un album incredibilmente fresco, ispirato, ricco di idee geniali come “La Canzone Del Parco”, “Cinecittà”, o “Il Musichiere 99”. Sono gli scarsi mezzi di produzione e il suono lo-fi, spolverato di elettronica, che fanno innamorare ascoltatori e critici.

Il secondo LP, La Moda Del Lento, esce nel 2003, in un momento in cui il gruppo è in difficoltà. I BAUSTELLE riescono comunque a farsi produrre dalla Bmg. Contiene meno chitarre elettriche e più atmosfere elettroniche retrò, fatte di moog e theremin. Rispetto al precedente questo secondo disco è meno spontaneo e più ricercato. La Moda Del Lento vanta pezzi ambiziosi come “Beethoven o Chopin” e “Mademoiselle Boyfriend”, e va ricordato per i testi di Bianconi e per i contributi compositivi di tutta la band, in particolar modo per il bel lavoro sui suoni di Massara. Anche questa seconda prova riscuote un buon successo di critica ed il gruppo dimostra di non ripetersi e di avere enormi potenzialità.

Le cose cambiano, come diceva il grande Bob. Piuttosto in fretta. Infatti un’offerta al gruppo viene avanzata dalla Warner Records. Offerta accettata. Ed ecco che esce La Malavita. Quanto si può ascoltare in questo disco è quanto di più lontano dal ruvido suono del “Sussidiario”. Il pubblico di un tempo si ritrova tra le mani un lavoro maturo, serio, con brani che passano alla radio. I Baustelle si inseriscono nella tradizione melodica italiana, raggiungendo l’agognata celebrità. Pagando un prezzo, piuttosto salato: la dipartita di Massara, e forse anche di parte dei vecchi fan.

Nel 2008 esce Amen, un disco che conferma il nuovo corso dei Baustelle. Che è indirizzato verso il pop, verso gli arrangiamenti importanti, verso la produzione elaborata. In questo disco ritroviamo l’inconfondibile zampata art-pop-rock di Francesco Bianconi, ritroviamo la seconda voce Rachele Bastreghi, ritroviamo la tradizione melodica pop italica.

Nel 2009 Bianconi realizza un suo desiderio, scrivere una colonna sonora. Compone le musiche per Giulia non esce la sera, film che vede la partecipazione di Valeria Golino e Valerio Mastrandrea. Sbucano un paio di canzoni da Amen, ed esce come singolo “Piangi Roma”, una ballata melodica eseguita dall’inedito duetto Bianconi-Golino. Stupisce l’interpretazione di Valeria Golino e la canzone vince il Nastro d’Argento come miglior canzone originale.

Nel 2010 vede la luce uno dei lavori più controversi dei BAUSTELLE, I mistici dell’Occidente. Sembra essere questo un album che nasce solo dalla voglia di pubblicare nuovi pezzi, oltreché dalle pressioni esercitate dalla Atlantic Records. Il disco presenta una orecchiabilità diversa rispetto al passato, smaccatamente anglosassone, con arrangiamenti sempre più tesi alla fruibilità del grande pubblico.

Un incipit di memoria vagamente floydiana è l’ideale introduzione a “San Francesco” seguito da un arpeggio di chitarra che sorregge la title track, il risultato è un finto lirismo pop. Confermato dall’atmosfera bucolica de “Le rane” a cui segue “Gli spietati”: una melodia facile facile, fatta apposta per entrare in testa e restarci. Dopo, a parte l’episodio Follonica, uno dei migliori pezzi scritti da Bianconi, l’album prosegue senza il mordente necessario. Scatto di reni finale con “L’ultima notte felice del mondo”, pezzo affidato alla suadente voce di Rachele Bastreghi.

Passano gli anni, e tre sono lunghi. Nel 2013 l’attesissimo nuovo disco porta il titolo di Fantasma e si presenta ancora come un lavoro ambizioso, che più ambizioso non si può. È un disco organizzato come un film, con titoli di testa e di coda, che si può immaginare come la sua colonna sonora, densa di esoterismo, di sonorità spettrali, di citazioni letterarie e cinematografiche.

La morte (non esiste più) è il prezioso instant classic, che anticipa la pubblicazione dell’album. Citazioni colte, da Ennio Morricone a Mahler e Stravinsky. In questo lavoro i BAUSTELLE producono musica dal forte impatto emotivo, che si nutre tanto di immagini fantasmatiche quanto di umori terreni e reali come quello del Cimitero Monumentale di Milano, a cui si ispira “Monumentale”, uno dei momenti più intensi dell’album.

Non mancano riferimenti alla politica dei giorni nostri, con veementi grida quali “non li voteremo più” che ritroviamo ne “L’estinzione della razza umana” o a un velato cenno a chi si appropria della televisione pubblica nel testo di “Nessuno”.

Oltre ai testi, degne di nota sono le partiture orchestrali, scritte da Enrico Gabrielli, attivo anche nei CALIBRO 35, di cui sentiremo parlare molto nei prossimi anni, essendo egli uno dei musicisti più preparati emersi in questi ultimi anni.

Con Fantasma i Baustelle si impongono come una delle band italiane più significative del nuovo millennio.

Non è una previsione. Questa è un’affermazione. Del vostro

Vittorio

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