INTERVISTA | Beatrice Campisi e Il gusto dell’ingiusto

Il Gusto dell’ingiusto è il disco di Beatrice Campisi, insegnante e cantautrice. Grazie alla collaborazione di diversi artisti, ne Il Gusto dell’ingiusto troviamo l’accostamento inusuale di strumenti afferenti a mondi musicali diversi e una mescolanza di stili e sonorità. Ecco Beatrice Campisi nell’intervista al Blog della Musica

Diamo il benvenuto a BEATRICE CAMPISI su Blog della Musica. Puoi raccontare qualcosa di te a chi ancora non ti conosce?
Ciao, mi chiamo Beatrice Campisi, ho ventisette anni e ogni giorno divido la mia vita fra scuola, dove lavoro come insegnante, e palcoscenico, spazio dal quale cerco di creare una connessione fra le mie canzoni e il pubblico. Queste due attività, all’apparenza sconnesse, presentano in realtà molti punti di contatto: stare in mezzo ai ragazzi significa mettersi ogni giorno alla prova, imparare a cercare una strada alternativa per comunicare un messaggio, sforzandosi di creare un contatto. Lo stesso avviene quando compongo i miei pezzi: guardo dentro me stessa, cerco la via migliore per veicolare i miei umori, i miei pensieri, le storie di cui vengo a conoscenza, e mi impegno a trovare un motivo che possa collegare queste storie a quelle delle persone che mi circondano. Per me essere una cantautrice significa esprimere con le mie parole e le modalità a me consone pensieri ed emozioni che possono accomunare più individui. Per questo motivo amo ascoltare le idee altrui, mi piace osservare ciò che mi circonda, e in generale vivo del confronto con gli altri. Credo sia la chiave migliore per crescere, guardare avanti e scoprire nuovi mondi.

Contaminazioni e ispirazioni. Beatrice Campisi ascolta molto la musica di…?
Sono cresciuta ascoltando i generi musicali più disparati. Grazie alle diverse passioni dei componenti della mia famiglia e a miei studi musicali (sin da giovanissima ho studiato canto e pianoforte e ho frequentato il Conservatorio) ho approfondito molti stili. Mi sono ritrovata ad ascoltare lirica e classica, insieme a rock internazionale, jazz, musica d’autore italiana e folk. Tutte queste suggestioni musicali sono rimaste dentro me e riemergono, a diversi livelli, ogni volta che scrivo una canzone. Così accanto alle influenze più immediate legate a Paolo Conte, Vinicio Capossela, Pino Daniele, Battiato si può sentire un’eco di jazz e blues e qualche sfumatura di musica popolare siciliana.

Il gusto dell’ingiusto: che disco è questo nuovo lavoro di BEATRICE CAMPISI secondo te?
È un disco che nasce dalla collaborazione con numerosi artisti, cantautori, musicisti italiani e internazionali, fra cui spiccano i nomi di Claudio Lolli, Antonio Marangolo, Mirco Menna, Jono Manson. Si tratta di un progetto nato in Sicilia ormai otto anni fa, che non vide mai la luce a causa di diversi impedimenti, ma che oggi esce nella sua forma rinnovata e più matura. Tutti gli artisti che hanno collaborato a questo album hanno donato parte di sé a questo progetto, mettendo a disposizione idee e competenze musicali. Pur rimanendo autrice e compositrice delle 12 tracce che compongono il CD, mi sono volentieri affidata all’esperienza di questi eccezionali musicisti, che mi hanno aiutato nella scelta dei suoni e degli arrangiamenti. In questo senso Il gusto dell’ingiusto è un disco caratterizzato dal bisogno di sperimentazione. Sperimentazione della nostra inventiva, dell’attitudine a lavorare in gruppo con entusiasmo e professionalità. In altre parole un banco di prova per testare le nostre capacità tanto musicali, quanto umane.

Un disco musicalmente molto elegante e raffinato. Qualche rimpianto su qualcosa che si poteva fare e non è stato fatto?
Il gusto dell’ingiusto
è stato prodotto da Cobert Edizioni Musicali e Jono Manson con il supporto del MiBACT e di SIAE nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina, copia privata per i giovani, per la cultura”. Aver ottenuto questi fondi mi ha dato la possibilità di ingaggiare musicisti eccezionali e tecnici altamente qualificati, che hanno prestato la loro consulenza in tutte le fasi di realizzazione di questo progetto: dalla pre-produzione al mixaggio e mastering (eseguiti da Jono Manson presso il suo studio di Santa Fe in New Mexico). Inoltre collaborare con artisti di tale livello mi ha permesso di sperimentare tutti i suoni e gli arrangiamenti possibili. Per questo motivo non ho alcun rimpianto.

Claudio Lolli come è entrato in questo tuo progetto?
Tutte le collaborazioni presenti in questo album nascono prima di tutto da una conoscenza personale, da un rapporto di grande stima e amicizia. Diversi anni fa incrociai Claudio Lolli alla fine di un suo concerto in Sicilia. Gli parlai del mio progetto, fra un racconto e un altro finimmo a cena. Da questa occasione conviviale è nata la nostra collaborazione. Quando, tempo dopo, l’ho chiamato per chiedergli di partecipare alle registrazioni del mio CD, recitando un passo delle Confessioni di Sant’Agostino (dal quale prende il titolo l’album), si è subito reso disponibile con grande entusiasmo.

I testi dei brani de Il gusto dell’ingiusto a chi si rivolgono? Che cosa raccontano?
Il titolo dell’album, liberamente tratto dal secondo libro delle ‘Confessioni’ di Sant’Agostino, prende spunto dal racconto su un furto di pere (narrato dalla voce di Claudio Lolli nell’intro alla traccia 9), avvenuto non per necessità, ma solo per il gusto dell’ingiusto. L’album narra dunque le storie di vita e le esperienze del singolo, analizzando la dicotomia dell’animo umano, il dualismo che regna dentro ognuno di noi, il lato oscuro che ci conduce inevitabilmente all’errore, accompagnato dalla speranza e dal bisogno di riscattarsi. Ciascuna delle tracce che compone l’album si inserisce nel cerchio di questo macro tema e ne rappresenta una diversa sfumatura: così accanto a brani che trattano argomenti di grande attualità, come la violenza sulle donne in Avò, si trovano pezzi più introspettivi che accompagnano l’ascoltatore nei luoghi della memoria, come I contorni dei ricordi, in alcune canzoni prevale l’ironia (Un sorso di mezcal, Via Quieta), in altre si parla di vicende comuni a tutti gli uomini, come la fine di un amore in Filo di fumo. L’eco delle radici sicule è sempre presente nella mia musica: Luna lunedda in particolare è stata scritta interamente in dialetto siciliano. In generale amo fondere pensieri, parole, incontri, immagini, suoni. L’intenzione è quella di creare un’ambientazione onirica che non risparmia dal risveglio brusco in una realtà violenta e crudele.

Penso che ogni testo possa essere decodificato a vari livelli in base alle diverse età ed esperienze di vita. Ad esempio leggere lo stesso libro a distanza di anni mette in luce aspetti che alla prima lettura non eravamo stati in grado di cogliere. Per questo motivo spero che i miei pezzi possano rivolgersi a tutti, indifferentemente. Ciascuno adotterà poi il proprio metro di analisi. Mi piace pensare che anche dei pezzi cristallizzati in una registrazione possano assumere sfumature diverse alle orecchie di diversi ascoltatori o semplicemente col passare del tempo.

E le sonorità musicali invece che cosa suggeriscono?
Come ho già detto, Il gusto dell’ingiusto è stato realizzato grazie alla collaborazione con diversi artisti. Ciò ha reso possibile l’accostamento inusuale di strumenti afferenti a mondi musicali diversi. Coinvolgere un gran numero di musicisti ha portato dunque a una mescolanza di stili e sonorità. La linea rossa dell’album è caratterizzata infatti dalla contaminazione dei generi: blues, swing, musica popolare, canzone d’autore si fondono in uno stile personale dal sapore rétro. Alla sezione di base composta da voce, pianoforte, contrabbasso/basso e batteria, si aggiungono hammond, rhodes, chitarra classica, acustica ed elettrica, clavicembalo, arpa, fisarmonica, santur, armonica, archi, fiati e percussioni.

I tuoi prossimi progetti musicali?
Nel 2018 ho intenzione di organizzare un tour per portare Il gusto dell’ingiusto in giro per l’Italia.

Ringraziamo Beatrice Campisi per essere stata ospite del Blog della Musica. Buona vita.

Info: https://www.facebook.com/campisibeatrice

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