INTERVISTA | Il Berlin Babylon Project diventa un disco

Diventa un disco il Berlin Babylon Project, lo spettacolo live ideato dal musicista e produttore Salvatore Papotto. Uscito il 30 ottobre 2019 per La Stanza Nascosta Records l’albumLevel One, anticipato dal singolo Evolution

Evolution, che si muove tra sonorità chill-out e downtempo à la Groove Armada, è accompagnato dal videoclip ufficiale, per la regia di Irene Franchi, che affianca il musicista nel progetto.

Diamo il benvenuto su Blog della Musica a Salvatore Papotto e Irene Franchi!Presentatevi ai nostri lettori.
Irene: Sono una filmaker e fotografa professionista. Mi sono formata all’Accademia di Belle Arti di Carrara conseguendo il titolo di II livello in Net art e Culture Digitali nel dipartimento di Arti Multimediali. Da 14 anni lavoro con entusiasmo e dedizione nel mondo dell’arte, nello specifico della produzione video e foto professionale.

Salvatore: Sono un musicista e produttore discografico. Lavoro in campo musicale da oltre vent’anni e non ho assolutamente voglia di smettere! (Ride, N.d.R.)

Com’è nata l’idea di dare vita ad un vero e proprio progetto multimediale, il “Berlin Babylon Project”?
Salvatore: Io ed Irene siamo amici da molti anni e l’idea di dare vita ad uno spettacolo multimediale è nata anni fa, quando io suonavo in un’altra formazione; questa idea per vari motivi, nonostante fosse pronta al lancio, non è mai andata in porto.

Dopo la nascita della parte prettamente musicale del mio progetto solista “Berlin-Babylon Project”, ho subito cercato la collaborazione di Irene, per creare nei prossimi live quello spettacolo multimediale che avevamo in mente da anni.

Non si tratta dei soliti video fondali proiettati durante un concerto, ma di vere e proprie immagini create in tempo reale, in modo da far “suonare” le immagini insieme alla musica. Evolution, il singolo che ha anticipato l’uscita dell’album Level One, è in bilico tra chill-out e downtempo.

Salvatore, puoi anticiparci qualcosa sulle sonorità dell’album in uscita, Level one? Ci saranno altri episodi di Balearic beat?
Level One è un viaggio sonoro che abbraccia le influenze di quei gruppi che, pur lontani dal mio background, mi hanno incuriosito soprattutto per le atmosfere: così in questo album ho voluto spaziare dal “trip hop” al “Chill-Out”, passando per l’“industrial” e il “Tribal”…

Irene, non è la prima volta che la Sardegna (nel caso di Evolution la splendida zona di “Capo Testa”) fa da scenario ai videoclip musicali da te realizzati. Come mai questa scelta?
La Sardegna mi ha affascinato dalla prima volta che l’ho vista: la luce pungente, i colori così caldi e morbidi, i contrasti creati dalle montagne, verdi e selvagge, che si affacciano su enormi scogliere bagnate dal mare. Ho avuto l’opportunità di lavorare con artisti sardi e ho insistito per poter girare le scene dei loro videoclip proprio nella loro terra. Il fascino per me è quello di trovare sempre ambienti diversi che sono perfetti per la mia visione registica di luoghi/non luoghi che siano rappresentazioni visive di stati d’animo.

Salvatore, tu nasci come bassista ma sei anche un produttore. Qual è la filosofia della tua etichetta discografica, La Stanza Nascosta Records?
La Stanza Nascosta Records
è un’etichetta discografica che vuole essere non solo una realtà imprenditoriale ma porsi, soprattutto, dalla parte del musicista. E’ forse questa una delle ragioni che ci hanno portato, in così pochi anni di vita, ad incontrare il favore degli artisti e degli addetti ai lavori. Puntiamo sul mantenimento di un livello qualitativamente alto della proposta artistica; per scelta non ci occupiamo esclusivamente di un genere preciso (al contrario facciamo della eterogeneità della proposta musicale un nostro punto di forza). Non ci interessa rincorrere la moda del momento, così come evitiamo di riproporre  pedissequamente lo stile di artisti che vanno per la maggiore oggi, spinti dalle major.

Riceviamo molti lavori da ascoltare e, dopo un attento ascolto di tutto, scegliamo chi secondo noi ha realmente qualcosa di interessante da esprimere artisticamente, che si tratti di rock, di “cantautorato”, di dance, jazz, rap o musica classica. Non mi piace porre dei limiti di genere, la mia non ambisce a diventare un’etichetta di settore. Ritengo che un’etichetta debba investire sugli artisti, supportando la produzione dell’album (oltre che offrendo una distribuzione imponente, nel caso specifico Audioglobe/The Orchard); è quello che faccio occupandomi del progetto a tutto tondo: dalla fase dell’arrangiamento a quella della post produzione. Per la promozione, imprescindibile se non si vuole chiudere il proprio lavoro in un cassetto, mi affido ad un ufficio stampa professionale, Verbatim Ufficio Stampa.

Mi piace definire La Stanza Nascosta Records, più che una casa discografica, un laboratorio artigianale, che confeziona lavori pregiati, e non prodotti seriali.

Irene, puoi delinearci un quadro della tua professione di videomaker nell’era della comunicazione visual?
Ho deciso di dedicare la mia vita alla creazione di video quando, superata la maturità scientifica, mi sono ricordata della gioia che provavo da piccola nel nascondermi nella camera oscura dello studio di mio padre, che sviluppava analogicamente le foto delle sue opere. Per me era una vera magia. Durante gli studi accademici mi sono accorta che l’emozione che provavo da bambina era ancora più grande nel vedere che le immagini potevano essere in movimento e potevano stupire e raccontare delle storie, impressionando l’immaginario dello spettatore. La mia passione per la musica mi ha portato a dedicarmi alla realizzazione di videoclip musicali originali, cercando di svincolarmi dai classici video commerciali per la mera pubblicità dei brani. Rispetto a quanto accadeva durante la mia infanzia non si sviluppano più le foto in camera oscura e il mondo è decisamente rivoluzionato dal punto di vista tecnologico e comunicativo. E’ facile perdersi nella giungla del tutto e subito e della falsa idea della quantità e spettacolarità ridondante di tante immagini. Per me in quest’era di forte comunicazione visual è fondamentale non perdere quell’emozione e quella magia, connaturate alla creazione di qualcosa di semplice ma, allo stesso, tempo fortemente emozionante.

Salvatore, cinque brani irrinunciabili nella tua playlist personale?
Difficile se non impossibile scegliere solo 5 brani, ma… proviamoci…

  1. The weeping song di Nick Cave and the Bad Seeds. Nick Cave è il mio artista preferito in assoluto, scelgo questo brano perché cantato in coppia con Blixa Bargeld e Prendo, come si suol dire, “due piccioni con una fava”, visto il mio amore anche per gli Einstürzende Neubauten.
  2. Quicksand di David Bowie
  3. Hotel Supramonte di Fabrizio De André
  4. Prospettiva Nevski di Franco Battiato
  5. L’ultimo spettacolo di Roberto Vecchioni

Irene, tu invece che musica prediligi?
La musica che prediligo e che mi emoziona maggiormente spazia dal rock al cantautorato italiano, passando per il grunge e alcuni brani metal, fino ad arrivare alla musica lirica. È difficile dire cinque brani della mia playlist personale (ma tanto a quella domanda ha risposto Salvatore !) ma sicuramente posso dire i cinque artisti che non possono mancare: Led Zeppelin, Pearl Jam, Pino Daniele, Afterhours, Puccini.

Info: https://www.facebook.com/berlinbabylonproject/

Leave a Reply

cinque × 1 =

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.