BLASTEMA: alla fine “Tutto finirà bene”

In questa intervista presentiamo il disco dei Blastema dal titolo Tutto finirà bene uscito per la Ostile Records…

Ecco il nuovo disco dei BLASTEMA. Sempre gli stessi dicono loro ma poi aggiungeranno un quasi. Noi diciamo che si sono evoluti in preda ad una maturità che li fa uomini d’arte con un lavoro di bel pop-rock italiano intriso di tanta buon gusto elettronico. Si intitola “Tutto finirà bene” uscito pochi giorni fa per la Ostile Records, neonata label e neonato matrimonio con la band guidata dall’inconfondibile voce di Matteo Casadei. Il singolo “Orso Bianco” ha preannunciato il disco con un video che non sfoggia di originalità e grandissima produzione ma incornicia a se un brano che di sicuro durerà fatica ad uscire dalle menti degli ascoltatori. L’intervista per gli amici di Blog Della Musica:

Nuovo disco. Nuovi BLASTEMA o siete quelli che abbiamo lasciato da Sanremo in poi?
Sempre quelli, o quasi. C’è stata una defezione importante durante le registrazioni di questo ultimo disco; Jack, il batterista storico, ha deciso di cambiare percorso e per noi sono stati momenti duri. Fortunatamente il destino benevolo di lì a poco ci avrebbe riservato una piacevolissima sorpresa: l’arrivo di Maicol. Per sua attitudine naturale, per quello che volgarmente definiremmo carattere, Maicol si è rivelata la persona giusta al momento giusto e ci ha dato la possibilità, non solo, di colmare il vuoto lasciato da Jack, ma di aprirci dinnanzi altre strade.

Nel video ci sono tranci di attualità, dalle scene difficili da guardare a cose davvero curiose di talk show e di showbiz. Immancabile la politici. Che criterio avete usato per la selezione?
In primo luogo abbiamo focalizzato l’obiettivo di questo video: ovvero redigere scene di ciò che per definizione è messa in scena, cercando di forzare sul piano dell’autoreferenzialità di un mezzo, la Televisione, che oramai ha sublimato il compito di “mostrare” scadendo nella tentazione di “mostrarsi”. Questa aporia, cul de sac, circolo vizioso o come pare a voi, è il meccanismo artefice di una delle più grandi illusioni del ventesimo secolo, cioè far credere che il mondo che si “vede” sia quello che si “vive”, con l’elementare conclusione che chi vede cerca di assomigliare a ciò che vede, trasformando una “verità” fittizia ad una “falsità” reale. Perchè la televisione? Perchè è stata la più travolgente e spietata arma di comunicazione di massa mai progettata. Adesso c’è la rete, altro discorso, forse la pericolosità è ancora maggiore, ma anche il potenziale costruttivo. Vedremo come andrà a finire. Per il resto le scene di repertorio sono state selezionate in base ai soggetti, ai movimenti, ai colori, alle durate, seguendo i canoni di un normalissimo montaggio video.

Dalle note di stampa acquisisco una nuova chiave di lettura. La voglia di essere voi stessi in tutto e per tutto. Prima non è stato così?
Diciamo che prima di trovare una forma compiuta é trascorso tanto tempo. Questo è fuor di dubbio un disco della maturità, ma anche dell’incoscienza. Prima forse eravamo troppo legati ad un’idea estetica di fondo; non mi si fraintenda: non che qualcuno ci abbia mai imposto di fare certe cose o di non farne altre, siamo soliti lavorare in assoluta autonomia creativa; però magari certe volte sceglievamo di seguire una via più canonica, consapevoli del fatto che la scelta era esatta perchè archiviata all’ainterno di un certo contesto formale. in questo disco invece c’è tanto coraggio: abbiamo assecondato certi slanci che giudichiamo difficili ma giusti; abbiamo ragionato tanto, provato tanto e capito tanto, di noi e della nostra musica. questo è il risultato.

“Tutto finirà bene”. Citando questo titolo: chi lo sta dicendo a chi?
Io a me, tu a te, egli a lui, noi a noi e così via…

Il nuovo suono dei BLASTEMA? Ce lo raccontate in poche righe?
Bassi protagonisti, al pari dei sinth. Batterie grandi, lineari, senza troppa dinamica, con molta spinta e rullanti caldi e profondi: più che sottolineare la scansione ritmica suonano dei veri e propri riff. La chitarra elettrica, così come la si può immaginare, viene completamente messa in discusione e si trasforma quasi in una tastiera; le distorsioni sono spesso in linea e i suoni diventano pure suggestioni. Le voci poi sono spesso obbligatoriamente distorte per riuscire a trovare la giusta collocazione in un contesto così ricco e pasciuto. Non ci avete capito niente vero? Beh allora scoltatevi il disco!

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