INTERVISTA | Caspio esce con Arrendersi. E tra poco arriva il disco

Venerdì 25 ottobre 2024 è uscito il nuovo singolo di CASPIO, Arrendersi (in distribuzione Believe Music Italia). Un brano acustico che racconta di come siamo tutti così sottomessi da dinamiche che non ci appartengono, da dimenticarci spesso cosa vogliamo veramente. L’abbiamo intervistato

ARRENDERSI è il quarto brano estratto dal prossimo album di CASPIO in uscita nell’inverno del 2024, un disco che non vediamo l’ora di ascoltare e di cui ci siamo fatti raccontare qualcosa in questa nuova intervista. Non lo sentivamo dal 2021, ed è stato un vero piacere!

Ciao Caspio e bentornato. Perchè credi sia così difficile liberarsi dall’influenza che hanno avuto gli anni Novanta? Com’è andata per te e che cosa pensi ti hanno lasciato?

La mia storia musicale inizia con l’adolescenza, quando ormai gli anni ‘90 stavano volgendo al termine. Ma gli anni ‘90, a quel punto, c’erano stati, eccome se c’erano stati! Dopo quella dei giganteschi anni 70 e 80, pieni di icone e di rivoluzioni musicali, la musica degli anni ‘90 sembrava nulla a confronto. È stata da molti criticata, quasi bistrattata. Invece per me è stata un punto di ripartenza, di riferimento. Oggi più di allora ci si può facilmente rendere conto che mai aveva offerto un panorama così vasto. Io appartengo proprio alla generazione MTV, che ti obbligava ad ascoltare di tutto. C’era il pop, il rock, il metal, le boy band, la dance che ancora oggi i giovanissimi mettono su alle feste. Io porto tutto con me, ma vedo che le nuove generazioni seguono a ruota.

Ti avevamo già intervistato nel 2021: che cos’è successo dall’ultima volta che ti abbiamo sentito? Ci sembra siano cambiate tante cose!

Sì, facevo elettronica. La strumentazione che ho utilizzato per l’album precedente ci poteva stare in una piccola valigia. Nel nuovo disco, invece, ha suonato un chitarrista alto più di due metri. Un essere umano vero, fatto di carne e sudore. Sono tornato alle mie origini, alla musica distorta, suonata. Ho chiuso con l’artificiale e sono tornato all’essenziale. È stato un ritorno alla musica anche un po’ imprecisa, che si suona sui palchi, nelle sale prove. Quella per cui ti tocca organizzarti con gli altri perché dobbiamo esserci tutti. Quella che fa casino e fa saltare le persone nei prati, nei club. Quella che, proprio perché sono un millennial fatto e finito, mi ha fatto riscoprire me stesso.

Leggiamo “Caspio, oggi chiudo con l’elettronica”. È davvero così? L’approccio ai tuoi nuovi pezzi non è per nulla influenzato dal tuo ultimo disco?

I miei pezzi, quelli vecchi e quelli nuovi, si somigliano nelle tematiche, propongono le stesse riflessioni, gli stessi messaggi. Mi sono però reso conto che gli strumenti dell’elettronica rallentavano il mio processo creativo. Nonostante mi abbia permesso di uscire dalla mia comfort zone e di consolidare la mia scrittura, avevo bisogno di uscire dalla perfezione delle grid di Ableton. E poi ritroviamo tecnologia ovunque, anche nella vita privata. Gli stiamo affidando anche l’arte e ho capito che questa cosa mi fa una certa paura.

Trieste è ancora percepita come una città di confine?

Sì, ed è la sua forza e la sua condanna. Le città di confine sono piene di contraddizioni. La loro ricchezza sta nella diversità, il loro svantaggio nell’isolamento. Trieste, in particolare, ha una dimensione bipolare, talvolta confidenziale e ristretta, talvolta quasi fastidiosamente carnevalesca. È controversa, ti fa diventare matto, pur restando bellissima, così affacciata sul mare. Trieste insegna: è una città in cui, se vuoi di più, se vuoi -per esempio- fare musica, devi credere che dal confine, dal perimetro, si possa arrivare al centro. E per farlo non devi arrenderti mai.

Quale messaggio positivo vuole lasciare “ARRENDERSI”?

Probabilmente, per le nuove generazioni sarà più facile “arrendersi”: in un certo qual modo sono nate con gli anticorpi per la rassegnazione. Per noi, figli del benessere e dell’infanzia felice, invece, avere a che fare con il fallimento, proprio e dell’intera società, ci ha gettati nello sconforto più totale. Avevamo grandi aspettative perché “sarebbe bastato studiare” e invece ci ritroviamo, capacissimi e superperformanti, ad arrancare. Arrendersi quanto prima alla consapevolezza che il futuro atteso non è mai arrivato, è quanto di più sano e giusto possiamo fare per noi stessi. Una volta fatto pace con lo sconforto e la delusione, sapendo quali sono i limiti dei sogni nei cassetti, ci sentiremo tutti un po’ meglio.

Che cosa farà Caspio a Capodanno?

Incredibilmente non lo so ancora.

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  • Streaming: https://bfan.link/arrendersi

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