Claudio Fasoli NeXt 4et: Hasard | Recensione

La copertina del disco di Claudio Fasoli NeXt 4et: Hasard

Il sassofonista Claudio Fasoli è tornato col suo Next 4et, con nuove esplorazioni tra jazz e avanguardia nel disco Hasard. Ne parla Gilberto Ongaro per il Blog della Musica.

Un azzardo è quello che fanno sempre i musicisti sperimentali, che cercano nuove vie, o ripercorrono strade battute da altri ma per creare un nuovo svincolo. Hasard è il titolo del nuovo lavoro del Claudio Fasoli Next 4et, sassofonista da sempre intento a non ripetersi. A compiere l’azzardo con lui ci sono Tito Mangialajo Rantzer al contrabbasso, Simone Massaron alla chitarra e all’elettronica, e Stefano Grasso alla batteria.

Il brano d’apertura “Trio” mette in chiaro la volontà di ricerca, partendo con una delle scale preferite dagli avanguardisti, quella esatonale, con tutti i toni interi. Il tema, eseguito da chitarra e sax, è formato da sequenze di note staccate da febbrili pause. Più volte si ricorre all’unisono, come in “Pet” e in una parte di “Rit”. Molto spazio si dà al chitarrista, che fa un uso creativo dell’elettronica, con la quale in questo caso realizza percorsi melodici che a volte fanno da contrappunto alla chitarra, altre volte sono in antitesi con il sax.

Ascolta il disco Hasard di Claudio Fasoli NeXt 4et

“Rada”, complice la batteria dal rullante senza cordiera, entra in una dimensione desertica e tribale, mentre al contrario “cLaud” (gioco di parole tra “Cloud” e il nome Claudio) ha una consistenza più vaporosa, fatta di molti silenzi e sussurri del contrabbasso. Un’introduzione solista di batteria apre invece il brano psichedelico “KWWK”, che ci porta in un mondo fatto dalle distorsioni di chitarra, ma anche dalle sberle della mano sul contrabbasso. Sembra una risposta meno caotica ma ugualmente visionaria a Sun Ra.

“Poes” è guidata da una melodia molto espressiva del sassofono, anche se doppiata sullo sfondo dall’elettronica, che a questo punto sembra davvero un controcanto quasi ironico, che rende colorata l’impressione generale. Il curioso titolo “Vigneti improvvisi” apre un indiavolato swing, con walking, anzi running bass! E infine “Des Bains”, nome tipico da albergo, è un accogliente chiusura, dove un Fasoli rilassato esegue un’ultima languida melodia. L’elettronica di Massaron qui diventa uno sfondo morbido ed accogliente, anziché un contrappunto ironico, e Rantzer imbraccia l’archetto, per strofinare note di contrabbasso lunghe e profonde. A due terzi del brano, sembra tutto finito, e resta il sassofono a improvvisare in solitudine. È rimasto da solo, col suo requiem? No, dopo un po’ viene raggiunto dagli altri tre, con la stessa morbidezza di tutto il brano.

Hasard è un album dove prevalgono le sfumature tiepide, per sondare i recessi dell’inconscio e le luci che si infiltrano nelle ombre, come sulle piastrelle esagonali della copertina.

Social e Contatti

  • Website: www.claudiofasoli.com

Tagged with: