INTERVISTA | Clio M: il nuovo inizio con “Tabula”

É uscito il 10 maggio 2024 su tutte le piattaforme digitali (in distribuzione Believe Music Italy) il primo album del progetto Clio M dal titolo Tabula, il definitivo capitolo per la songwriter di stanza a Milano, già anticipato dai precedenti singoli “Fight“, “A good day” e il più recente “Earth“, militando anche nella playlist Fresh Finds di Spotify. Ecco la nostra intervista

Clio M, il progetto musicale di Clio Colombo che nasce dalle ceneri del duo Clio & Maurice, si rivela finalmente in un disco dalle venature elettroniche, intenso personale, che vanta una voce morbida e disillusa, quella di Clio, riconoscibile tra le molte della scena indipendente.

Tabula è stato scritto in collaborazione con il violinista Martin Nicastro e prodotto da Giuliano Pascoe; un album che guarda ai lavori di icone del pop sperimentale internazionale come Björk e FKA twigs, dove il focus è politico ed esistenziale: temi come la crisi climatica e la lotta per i diritti delle donne si intrecciano all’interno di un universo emotivo. Il disco vede la partecipazione della voce di Adele Altro (Any Other) e del contrabbasso di Margherita Carbonell. Artista impegnata, dal punto di vista musicale che politico, l’abbiamo intervistata per farci raccontare qualcosa in più.

Perchè hai scelto il nome “Tabula” per il tuo nuovo inizio? Clio M è effettivamente un nuovo inizio rispetto al progetto Clio & Maurice?

Perché è il contrario della tabula rasa: è un disco che tramite alcuni brani mette in discussione determinati aspetti del nostro mondo che non hanno più senso di esistere e che devono cambiare. Ritengo che sia un nuovo inizio, a livello musicale ma soprattutto a livello tematico, perché sono argomenti che sento molto vicini a me come persona e quindi come artista: il cambiamento climatico, la lotta per i diritti delle donne, l’incertezza verso il futuro.

Ascolta il disco Tabula di Clio M

Ritroviamo diverse tematiche sociali, tra cui anche delle riflessioni sul clima. Quali sono dunque i temi che più ti stanno a cuore? E perchè senti che la musica possa essere un modo efficace per veicolarli e, in qualche modo, fare anche attivismo?

Proprio questi: cambiamento climatico e diritti delle donne sono le lotte quotidiane, imprescindibili. La musica ha una fortissima potenza comunicativa, persino quando non è chiaro cosa voglia comunicare quindi immaginiamo quanto sia forte quando il messaggio è chiaro. Basta pensare a questo momento: c’è un genocidio in atto che rimarrà nella storia e con il quale tutti noi dovremo fare i conti ed è importante dare spazio alle voci di artiste e artisti palestinesi, nonostante si stia facendo di tutto per zittirli.

Abbiamo visto che, rispetto invece a molti tuoi colleghi, hai avuto modo di suonare parecchio in giro, persino in Marocco. Pensi sia una parte fondamentale dell’avere un progetto musicale? Si può fare musica anche senza avere un corrispettivo live?

Sì, per me la dimensione live è fondamentale e per quanto credo che qualcuno possa anche farne a meno, per me è impensabile. I concerti permettono di parlare alle persone su diversi livelli e di creare delle connessioni, è come dare effettivamente vita alla propria musica e raramente facendo questo mestiere ci si sente altrettanto appagati.

E dal punto di vista dei live, come sta andando? La situazione si è sbloccata dai tempi del Covid in cui sembrava impossibile poter fare dei concerti o addirittura un tour?

Credo la situazione si sia sbloccata e stia tornando la voglia di andare ai concerti, nonostante gli spazi medio-piccoli siano sempre meno. Per molto tempo però suonare, soprattutto fuori dall’Italia, è stato complicato e mi manca molto, mi piacerebbe tornare a farlo il prima possibile.

Con Martin Nicastro hai comunque una connessione artistica di fiducia? Anche ora che di fatto il tuo è un progetto solista?

C’è ancora moltissima fiducia in Martin, anzi forse siamo più rilassati ora che lui si trova dietro le quinte, ma è ancora parte integrante del progetto.

E l’avere dei riferimenti internazionali come FKA twings o Bjork può essere uno svantaggio in un sistema italico come il nostro?

In teoria non dovrebbe, in pratica forse. Parte di me vuole credere che ci sia voglia di ascoltare musica in inglese realizzata da italiani, la verità è che basta vivere fuori dall’Italia per ottenere più credibilità da questo punto di vista. Ha una sua logica che non metto in dubbio, ma allo stesso tempo non vedo perché debba essere così.

Ti senti ancora una “debuttante”, nonostante tutto?

Non è un termine che sento tanto mio, però effettivamente questo è il mio debutto come solista e ci tengo che sia un nuovo inizio.

E che cosa desideri di più in questo momento, per Clio M?

Di tornare a suonare fuori dall’Italia, ora che ci penso!

Social e Contatti

  • Instagram: https://www.instagram.com/cliommusic/
  • All links: https://bfan.link/tabula

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