NovaraJazz e Ground Music Festival: dialogo tra Corrado Beldì e Gabriele Mitelli

Temi, prospettive, metodi e sogni di due direttori artistici, messi a confronto sui loro rispettivi Festival: Corrado Beldì, direttore artistico di NovaraJazz da 14 anni, e Gabriele Mitelli, direttore artistico della prima edizione del Ground Music Festival

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Corrado Beldi, direttore artistico di Novara Jazz

Corrado Beldì: Per prima cosa volevo chiederti un bilancio sintetico di questo primo festival.
Gabriele Mitelli: È stata una prima edizione sorprendente, anche se il tempo ha tentato di sabotarci. Un pubblico eterogeneo ha partecipato con passione a tutti gli eventi, sorpreso dalle soluzioni musicali e dall’atmosfera particolare di festa e convivialità, che ha coinvolto pubblico e artisti in uno scambio inaspettato.

Gabriele Mitelli: Com’è andata questa 14ª edizione?
Corrado Beldì: Una grande soddisfazione! Stiamo lavorando sul turismo culturale, cercando di unire il jazz di ricerca all’enogastronomia. Vedere duecento persone, sedute sul prato della Canonica del Duomo, ad ascoltare un progetto certo non facile come il trio di Marco Colonna con Alessandro Giachero e Thomas Strønen, è stata un’enorme soddisfazione.

Corrado Beldì: Venendo da te, al NovaraJazz, mi sono un po’ ritrovato. Non hai paura di fare musica troppo difficile?
Gabriele Mitelli: Credo al futuro e guardo al futuro, preferendo un’esperienza forte a un bel concerto. La musica che ci ha accompagnato in quei giorni rappresentava chiaramente ciò che viviamo, di bello e di brutto, nella nostra contemporaneità e, in alcuni casi, ciò che vedremo da qui a qualche anno. L’arte ha la responsabilità di far luce sull’ignoto dei nostri giorni – ciò che è già stato, ha già avuto. Quello che è accaduto al Ground Music Festival è ciò che di solito accade nel resto del mondo.

Gabriele Mitelli: Qual è la ricetta vincente di NovaraJazz?
Corrado Beldì: Abbiamo una squadra di persone giovani e motivate. Il nostro è un lavoro corale, al quale ciascuno contribuisce con una sua passione specifica: dall’allestimento delle vetrine agli aspetti amministrativi, dall’area tecnica ai social media. Occorre poi capire come integrare le attività del festival e trovare punti di contatto con altre realtà e associazioni locali, stabilendo rapporti di collaborazione reciproca.

Gabriele Mitelli: Mi fai un esempio concreto?
Corrado Beldì: Per il secondo anno consecutivo abbiamo realizzato un programma dedicato ai bambini, grazie a Gabriella De Paoli, che in città ha una libreria dei bambini e svolge da anni attività sull’infanzia. Con lei abbiamo realizzato delle letture in notturna. C’erano 95 bambini in un bellissimo giardino, pressoché sconosciuto, nel centro della città. 

Corrado Beldì: anche noi lavoriamo molto con i produttori di vino. Parlami della tua scelta di unire il jazz al vino?
Gabriele Mitelli: Queste due dimensioni si sono intersecate in continuazione nella storia della civiltà e, a un certo, punto anche nella mia di storia, che si basa sull’unione fondamentale tra musica e vino. Il vino rappresenta, tanto nella nostra terra quanto nella nostra tradizione, il motore economico e culturale delle generazioni passate, e la radice inconsapevole (tramite la coltivazione) della conservazione di una bellezza che non dipende dall’uomo, ma dal Creato. La musica, e più in generale il suono, è il ricordo più antico nella storia di ogni ciclo di vita.

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Gabriele Mitelli, direttore artistico del Ground Music Festival

Gabriele Mitelli: in questi anni hai mai pensato di mollare?
Corrado Beldì: Certo, abbiamo avuto anche momenti di difficoltà. Concerti con poco pubblico, soprattutto d’inverno, incomprensioni con il Conservatorio, una verifica fiscale a tappeto, il blocco del DURC, problemi burocratici. Per fortuna le difficoltà si superano, il gruppo è unito e all’improvviso succede quella magia del concerto pieno, degli applausi del pubblico, di tanti messaggi che ci ringraziano per quello che abbiamo fatto. In quei momenti capiamo che stiamo facendo qualcosa di speciale, che attraverso la musica stiamo valorizzando una città e la sua provincia.

Corrado Beldì: Quali sono i festival che osservi con interesse in Italia e all’estero?
Gabriele Mitelli: Ce ne sarebbero un’infinità da nominare! Ma sento una forte vicinanza al festival di Novara, Cormons, Young Jazz, Centro D’Arte di Padova, Angelica, Lubiana, Saalfelden, Molhouse, Copenhagen, Vision NY, Chicago, Nickelsdorf.

Gabriele Mitelli: Come scegli il programma del festival?
Corrado Beldì: Ascoltando dischi e concerti, girando per festival, parlando con i musicisti, guardando video su Youtube. Cerco di evitare quello che è già stato fatto da altri festival in Italia, non perché vogliamo “tirarcela” ma perché ci piace l’idea di avere un programma (estivo e invernale) che non ha eguali nella nostra zona, sia per il pubblico locale, che per gli appassionati del Nord Italia. La volontà è quella di offrire un programma (quasi) tutto di prime italiane o di nuove produzioni. A questo si aggiunge la cabina di regia con Riccardo Cigolotti, che ha fondato il festival con me, e la bella visione sulle musiche del mondo di Enrico Bettinello, giornalista e curatore, che da due anni cura la nostra residenza estiva e la produzione multidisciplinare. Ci sono poi alcuni amici fidati, come Marco Scotti e Davide Robertini, che quando vedono qualcosa di speciale me lo segnalano.

Corrado Beldì: Tu come scegli il programma, invece?
Gabriele Mitelli: Lavorare sul programma di questa prima edizione è stato difficilissimo. Le tempistiche per il raggiungimento del budget sono state più lunghe del previsto, quindi abbiamo potuto lavorare sulla scelta artistica praticamente a ridosso del festival. Ma la fortuna – o la determinazione – ha comunque permesso a me e a Luca Canini (amico giornalista e critico musicale con cui mi confronto per la direzione artistica) di raggiungere gli obiettivi che ci eravamo prefissati. Cerchiamo di appoggiare musicisti del nostro Paese, che fanno musica che potrebbe circuitare in qualsiasi grande festival internazionale ma che purtroppo non riescono ad avere la visibilità che si meritano. Lo spazio va dato inoltre a musicisti che hanno fatto la storia di quest’espressione. L’intento è quello di lasciare un’esperienza forte e la sensazione di far parte di qualcosa che rappresenti il futuro. Rob Mazurek, Ooopopoiooo, The Thing, VER, Enrico Rava, Nino Locatelli, Libero Motu, la mostra fotografica e le presentazioni dei libri hanno fatto proprio questo!

Gabriele Mitelli: Avete lavorato su nuove produzioni, perché questa scelta?
Corrado Beldì: Perché crediamo che la nostra responsabilità sia di stimolare la nascita di musica nuova. Per questo da sei anni facciamo una residenza estiva e una invernale, abbiamo stimolato la reunion di Italian Instabile Orchestra e lavorato con Wayne Horwitz, con la Instant Composers’ Pool, con Rob Mazurek e quest’anno con Ghost Horse (un progetto che unisce alcuni tra i migliori talenti del nostro jazz, da Dan Kinzelman a Filippo Vignato). Da tre anni lavoriamo anche su una produzione musica-danza e abbiamo visto con soddisfazione il nostro Kudoku alla Biennale Danza e ora a Parigi per Rencontres chorégraphiques de Seine-Saint-Denis. Da quest’anno lavoriamo con la Banda Filarmonica Oleggio che sta per compiere 165 anni, anche qui con l’idea che NovaraJazz debba e possa valorizzare le realtà presenti sul territorio. 

Corrado Beldì: Anche voi avete fatto una nuova produzione. Come mai avete deciso di unire la musica ad altre forme d’arte?
Gabriele Mitelli: Abbiamo prodotto il progetto VER – “un maiale vede un verme in primavera” con Cristiano Calcagnile, Pasquale Mirra, Nino Sammartino, i giradischi e il collettivo UNZALAB, i proiettori 16mm e super8, cercando di prendere come punto di riferimento il tema del festival: la Terra. Abbiamo cercato di creare un’ambientazione tale da far entrare noi e chi era presente alla performance all’interno di un viaggio che vedeva la Terra da una visione astratta e lontana, fino a entrarci e scoprire le parti più nascoste.

Gabriele Mitelli: Perché credi che sia importante riuscire a lavorare sui giovani?
Corrado Beldì: Perché dobbiamo parlare a un pubblico nuovo, con suoni nuovi, allargando ulteriormente il circuito dei giovani talenti del jazz. Per questo abbiamo una stagione invernale con 22 concerti di gruppi under 35 e suonano ogni giovedì all’Opificio Cucina e Bottega, che è diventato una sorta di jazz club. Inoltre, vogliamo lavorare per portare più giovani in Europa.

Gabriele Mitelli: In che senso?
Corrado Beldì: Siamo soci di Europe Jazz Network e vorremmo avere un ruolo più attivo all’interno dell’associazione. Gli incontri annuali tra direttori di festival europei sono occasioni per conoscere come lavorano i nostri colleghi all’estero, come si forma un nuovo pubblico, quali sono le tecniche di comunicazione. Girare per altri festival europei significa imparare e avviare progetti di scambio. La nostra presenza in Europa è fondamentale per fare da ponte ai migliori talenti italiani, che all’estero sono ancora troppo poco conosciuti. Così come alcuni nostri festival.

Corrado Beldì: Qual è il tuo sogno per il futuro?
Gabriele Mitelli: Riuscire a rappresentarlo, sia da musicista che da direttore artistico. Creare un sigillo di qualità attorno al nome di questo festival per rappresentare tutte le forme di collaborazione al suo interno, come un qualcosa da tenere assolutamente in considerazione, in Italia e all’estero; che sia una musica, una piccola cantina, un produttore di marmellate della zona o un libro. Un sogno è anche quello di creare una “festa” per una comunità interessata e curiosa che, sempre più, ha bisogno di spazi e momenti dove potersi confrontare e stare unita.

Gabriele Mitelli: E il tuo?
Corrado Beldì: Il sogno è che NovaraJazz riesca ad andare oltre le persone, oltre il mio impegno e che negli anni a venire diventi un punto di riferimento in Europa per la musica creativa e una grande vetrina per i talenti del jazz italiano. O che diventi un centro di produzione, frequentato da appassionati e critici italiani e stranieri, affinché Novara possa essere sulle mappe del turismo culturale.

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Per le immagini si ringrazia Emanuele Meschini

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