INTERVISTA | La pianista, concertista e didatta Cristina Cavalli ci spiega il suo metodo di “self coaching”

Cristina Cavalli è una pianista, concertista e insegnante italiana. Attualmente è docente di pianoforte al Centro Superior Musical Arts di Madrid e ama aiutare i musicisti a migliorare il loro studio pianistico attraverso il Self-Coaching. Le abbiamo rivolto alcune domande per conoscere meglio questo argomento…

Ciao e un benvenuto a Cristina Cavalli su Blog della Musica. In poche righe ti puoi presentare ai nostri lettori?
Sono una pianista, vivo suonando e insegnando il pianoforte, e aiuto i musicisti a migliorare le loro performance e costruire un percorso efficace, risparmiando tempo e denaro, attraverso il self-coaching.

Diplomata in pianoforte e musica da camera, raccontaci il tuo percorso di studio…
Ho terminato gli studi nella mia città d’origine (Piacenza, in Emilia) e poi mi sono perfezionata tra l’Accademia di Imola e maestri che mi hanno dato tanto: Sergio Fiorentino, Pier Narciso Masi e Marisa Somma. Vengo da una famiglia semplice e modesta, non ho avuto la possibilità di approfittare di consigli e orientamento da chi aveva già fatto lo stesso percorso, quindi ho dovuto sperimentare in prima persona… questo da un lato mi ha costretto a un cammino complicato e non lineare, dall’altro mi ha fornito mezzi potenti per essere d’aiuto agli altri, ed evitare loro le perdite di tempo ed energie preziosi.

Hai tenuto concerti sia come solista che in diverse formazioni in tutto il mondo, a quale ricordo sei più legata?
Come solista ad alcuni recital in particolare, primo fra tutti il debutto a Shanghai Symphony Hall, in Cina, qualche anno fa… un’emozione enorme e bellissima che se chiudo gli occhi posso riprovare ancora adesso; conservo un video di qualche secondo nella sala vuota, con l’accordatore che sta preparando il pianoforte un paio d’ore prima del recital, e ogni volta che lo rivedo sento salire dentro di me la stessa sensazione di quel giorno, mentre vedevo nel corridoio che portava alla sala le foto dei grandi, quelli grandi davvero: Muti, Abbado, Sokolov… a loro non potevo paragonarmi ma in quel momento in procinto di entrare sul palco c’ero io… più che mai fuori dalla zona di comfort, ma bisognava giocare.

Attualmente vivi a Madrid dove insegni pianoforte al Centro Superior Musical Arts Madrid. Come si vive lo studio della musica classica in Spagna? Quali le differenze con l’Italia?
I talenti nascono ovunque e anche in Spagna, come in Italia, ce ne sono tanti. La differenza più grande che noto è la velocità a cui si muovono le idee, e vengono seguite dai fatti.

Non c’è confronto a livello di patrimonio e cultura musicale tra Spagna e Italia, l’Italia ha un patrimonio oggettivamente maggiore… però a suo svantaggio c’è la lentezza ieratica che arriva dalla convinzione errata che il passato giustifichi sempre il presente e magari anche il futuro; i cambiamenti prendono forma con tempi assurdamente lunghi e finiscono col non avvenire, o col trasformarsi in una serie di inghippi inutili e spesso malsani che contribuiscono solo alla confusione, all’abbassamento del livello generale, nonché a una produzione in serie di diplomati scontenti, che sono stati formati per essere “concertisti” (come se fosse l’unica possibilità) ignorando completamente due fattori determinanti: cosa accade nel resto del mondo e quali sono le capacità extramusicali necessarie per affrontare il mondo reale del secolo XXI.

In Spagna, al contrario, la realtà scorre a una velocità molto più alta, e in ormai quasi dieci anni di vita a Madrid vedo sotto i miei occhi continui cambiamenti, miglioramenti, progressi.

È tutto perfetto? Certo che no, però si ha la sensazione del movimento e non della staticità, e la figura del musicista si evolve continuamente (per esempio, oltre ai corsi musicali propriamente detti, c’è un’offerta di percorsi di coaching, crescita personale e altri strumenti utili molto maggiore di quella italiana). Nel centro superiore (l’equivalente di un conservatorio, che rilascia il titolo di studio ufficialmente riconosciuto in Europa) dove insegno siamo organizzati anche con una piattaforma di e-learning che permette ad alunni di strumento che vivono all’estero (molti da Asia e Sud America) di fare lezione a distanza anche di strumento (con audio e video studiati appositamente). Sempre più studenti decidono di approfittare di questa occasione, sia con l’erasmus sia prendendo il titolo di studio direttamente qui.

So che tu oltre ad insegnare nel modo, diciamo, “classico” del termine, ti occupi anche di “coaching” e di corsi digitali. Parlaci di questa tua attività.
Sono sempre stata fermamente convinta che suonare sia un’attività che coinvolge tutto il nostro essere così tanto che crescita musicale e personale debbano andare per mano. Non siamo solo mani: siamo tutto un corpo, siamo mente, attenzione, storia personale, modo di essere, sensibilità individuale… tutto questo partecipa simultaneamente alla nostra performance (di studio o in pubblico) e non si può far finta che basti mettere insieme una serie di nozioni impersonali per fare in modo che il sistema funzioni. La musica deve essere una fonte di benessere, fisico e mentale,  e deve rimanere tale anche per i professionisti.

E poi, viviamo attualmente in una realtà che ci richiede capacità molto maggiori, e più variegate, di quelle richieste fino a qualche decennio fa: quando studiavo per il mio diploma la massima distrazione possibile era la telefonata che poteva arrivare, ora arrivano 40 o 50 notifiche ogni mezz’ora… siamo perennemente distratti e immersi nel multitasking costante, diciamo di sì a quasi tutto per il timore di perdere occasioni, finendo col non riuscire a gestire efficacemente le nostre giornate – e la nostra vita, che è la somma delle nostre giornate.

I miei supporti digitali (alcuni dei quali prevedono anche l’interazione con me, mentre altri sono completamente indipendenti) danno una mano a gestire tutti gli aspetti del percorso musicale: dall’organizzazione del tempo a quella dello studio, al mettere a punto progetti professionali/di studio a breve, medio e lungo termine, che tengano conto della vita personale e la modellino in maniera tale da potenziare al massimo tutto quel che facciamo.

Nel tuo sito vedo che questa tua attività si suddivide in tre categorie: pianoforte, ad libitum e mentoring. Una alla volta ce le puoi descrivere? Partiamo dal pianoforte…
Insegno stabilmente a Madrid ma ultimamente sto svolgendo parecchia attività in digitale. Uno dei lati positivi di questo confinamento è stata la presa di coscienza da parte di tutti che il mondo digitale è una risorsa immensa; ho allievi che fanno lezione di pianoforte dall’Asia e dagli Stati Uniti e lavoriamo molto bene, ovvio che il contatto umano e presenziale sia meglio, ma io stessa sottovalutavo quanto si possa lavorare bene ed efficacemente anche a distanza.

Le masterclass invece, oltre che a Madrid in estate, sono occasionalmente nei luoghi in cui vado a dare concerti, sperando di poter riprendere quanto prima.

Passiamo ora alla “ad libitum” di cosa si tratta e dove viene proiettato l’allievo?
Ad Libitum
è il percorso più completo tra i miei corsi digitali, ci si entra poco a poco prendendo coscienza di tanti aspetti che semplicemente ignoravamo o davamo per scontati. Tutto si può migliorare, e  ognuno può ottenere grandi risultati se lo vuole veramente e se fa le azioni giuste per attuare il cambiamento. L’allievo può avere qualsiasi età dall’adolescenza in poi, perché Ad Libitum è pensato in maniera trasversale e possono trarne vantaggio non solo gli studenti più giovani ma anche chi vuole migliorare le sue capacità e ampliare i suoi interessi a qualsiasi età.

Per arrivare a realizzare il mio fine devo anzitutto conoscerlo (non è scontato come pensiamo) e poi costruire un progetto che mi permetta di rendere concreti obiettivi parziali che mi porteranno dove voglio, curando nel frattempo di mettermi nelle condizioni ideali per farlo, quindi lavorare su capacità di concentrazione e attenzione, stato fisico, stile di vita; mi devo preoccupare dell’esterno e dell’interno: quali sono le mie credenze e come lavorarci ed eventualmente cambiarle, la mia storia personale e quel che ha prodotto dentro e fuori. Dentro e fuori sono vasi comunicanti, sempre, ma soprattutto sul palco, e devo essere in grado di lavorare sul controllo, e allo stesso tempo di lasciar fluire la musica.

Imparare come gestire lo studio, ridurre e ottimizzare i tempi, lasciare anche spazio per respirare, per rigenerarsi, e saper capire quando è il caso di fare un metro in più e quando di concedersi il riposo.

Per me è stato un percorso affascinante, che rifarei altre cento volte, e che consiglio a qualsiasi persona abbia tra le sue mani uno strumento.

Per terminare ci rimane il “mentoring”. Ce lo spieghi?
In poche parole, è quello che io avrei voluto avere qualche tempo fa (parecchio tempo fa): aiutare le persone a fare le scelte migliori per loro, somiglia alla consulenza, ma è un termine che non mi piace perché sa un po’ di impersonale e mi fa pensare a un avvocato o un commercialista. Il mentore è qualcuno che conosce molto bene quello che tu vuoi fare, vede la tua situazione dal di fuori e ti offre un punto di vista che può cambiare o completare la tua visione; è anche qualcuno a cui di te interessa e che riesce a guidarti non solo grazie alle sue competenze ma anche grazie all’empatia: prima di tutto, ti capisce davvero, perché ha provato le stesse, identiche esperienze e sensazioni, ha camminato con le tue scarpe molti chilometri, e ti aiuta a trovare soluzioni senza giudicarti.

Se ne avessi avuto uno tempo fa, avrei risparmiato tanto, tanto tempo e anche soldi: perché i corsi, i viaggi, gli strumenti, le partiture, i libri, hanno anche un costo materiale e le mie risorse erano molto limitate… mi avrebbe fatto molto comodo avere almeno un po’ di orientamento in più anziché dover procedere sempre sperimentando alla cieca.

So che hai scritto anche una guida introduttiva a questi corsi dal titolo “Miniguida per iniziare a dirigere la musica che c’è in te”, parlacene… dove dobbiamo dirigere la musica che ognuno di noi ha dentro?
È proprio questo il punto di partenza: averne uno di arrivo. Mi piace molto quella frase di Seneca sul viaggio: “non c’è vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”. Una volta che prendo coscienza di dove voglio arrivare, posso anche decidere in un secondo momento di cambiare destinazione, ma a quel punto il viaggio diventa interessante.

Perché devo fare questo sforzo? Perché ne vale la pena! Cosa preferisci, realizzare i desideri degli altri o i tuoi? Le risorse che abbiamo sono maggiori di quel che pensiamo, e spesso si tratta di scoprirle e organizzarle, operazione per cui un aiuto è sempre utile e apprezzato: fa risparmiare molto tempo.

La miniguida si chiama “Tu Decidi” e non è un caso. È una introduzione a quelli che dovrebbero essere i capitoli del nostro viaggio, e li scriviamo noi, siamo noi a prendere quelle decisioni e a mettere in atto quei comportamenti che avranno un effetto sulla nostra realtà presente e futura.

Dove è possibile trovare questa guida?
Si può scaricare, gratuitamente, cliccando su questa pagina
Quel che avverrà lasciando la propria email è ricevere un link da cui scaricare, completamente gratis, la guida. Tratto la privacy  delle persone che mi danno fiducia con estremo rispetto e non cedo MAI gli indirizzi email a nessuno.

Tornando alla tua carriera di concertista. Hai collaborato con tantissimi artisti, ce n’è uno con cui vorresti collaborare?
Adoro il modo di suonare di Vengerov, ma mi manca da morire tutta la musica da camera in generale, mi piacerebbe trovare il tempo per uscire per un po’ dalla veste di solista e tornare a suonare con gli altri, la musica dovrebbe essere la miglior metafora all’amicizia.

Come hai vissuto e come stai vivendo questo periodo di chiusura forzata dovuto al Covid-19? Come trascorri le tue giornate di studio?
In realtà anche in tempi di lockdown ho costantemente fatto lezione, solo online nei tempi duri e a partire da Luglio scorso anche in forma presenziale (con tutte le misure di sicurezza).

Con l’esperienza ho imparato a ottimizzare lo studio molto bene, quindi mi è rimasto tempo da dedicare all’attività fisica, a divertirmi cucinando a casa in maniera salutare (con le ovvie eccezioni alla regola!), a informarmi e formarmi continuamente, a creare progetti nuovi. Non sono una che si annoia facilmente!

Prima di lasciarci, ti chiedo quali sono i tuoi prossimi progetti musicali, artistici e didattici…
Oltre alla didattica presenziale, dedicherò più tempo a questo progetto digitale che unisce musica e sviluppo personale, perché mi sta coinvolgendo e interessando moltissimo e mi fa sentire bene vedere i progressi delle persone che decidono di mettersi in gioco.

Lo scorso marzo avevo appena comprato un volo per tornare in Messico e stavo per comprare quello per il Giappone… adesso spero di onorare gli impegni presi prima della pandemia e tornare a vedere i sorrisi del pubblico di persona, quanto prima.

Guarda il video di Cristina Cavalli

Social e Contatti

  • Website: http://adlibitum.cristinacavalli.com
  • Youtube: https://www.youtube.com/user/chambermusicinitaly
  • Instagram: https://www.instagram.com/cristinacavallipianist/?hl=it
  • Facebook: https://www.facebook.com/CristinaCavalliPianist

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