INTERVISTA | Cristopher Bacco: creatività e grande musica

Il produttore Cristopher Bacco all’opera con i protagonisti del panorama nostrano e le loro prossime pubblicazioni: Dario Ciffo, Enrico Gabrielli, Bobby Solo, Roberto Dell’Era e tanti altri. L’abbiamo incontrato e gli abbiamo rivolto qualche domanda

Ciao Cristopher Bacco e benvenuto su Blog della Musica. Ci troviamo in un mondo dove molti si scoprono produttori, musicisti, arrangiatori, tutte figure musicali che qualche decennio fa erano ben delimitate e direi a ragione, ed ora invece spesso coincidono tendendo a confondere le idee e rendendo il terreno musicale scivoloso, a volte controverso. Raccontaci CRISTOPHER allora, chi è il produttore di adesso: quali competenze deve avere, quali studi affrontare e quali responsabilità gli derivano.
Allora, dal mio punto di vista, il fatto di aver mischiato i ruoli non è stato del tutto nocivo. Ci sono delle produzioni, anche di alto livello internazionale, che sono nate dalla camera dell’artista, potendo esprimere la sua idea liberamente, mischiando la figura del produttore con quella del musicista ecc… con risultati davvero sorprendenti a mio avviso, perché non è stato seguito un processo ormai, a volte, vecchio e standardizzato.

D’altro canto però, purtroppo, questo processo non riesce sempre bene, e molte produzioni sono davvero confuse, trovo che non riescano a valorizzare l’idea iniziale proprio per mancanza di competenze o di giudizi esterni. Il produttore di adesso deve capire in che direzione andare in base alle ambizioni dell’artista, e capire dove ci sono delle lacune da colmare. Capita, a volte, di avere a che fare con artisti da accompagnare dal provino fino alla fine, curando gli arrangiamenti, i suoni e tutto. Può’ succedere invece, che producendo un artista abituato a fare tutto da solo, si debba semplicemente migliorare la qualità delle esecuzioni e cercare dei suoni più adatti, soprattutto capendo i punti da valorizzare e puntare su quelli. Producendo “alla vecchia” si rischia, a volte, di snaturare l’artista e far perdere il bello della “cameretta”.

Per quanto riguarda le competenze, questo è un lavoro trasversale, dove bisogna essere preparati sia livello tecnico che artistico. Quindi dall’avere un background musicale ampio, avere dalle competenze software, sui microfoni, sull’acustica, sulla conoscenza degli strumenti e capire come dirigere i musicisti, quasi come fossero attori di un film, nella direzione adatta per il brano che si sta producendo. Indispensabile è il rapporto umano, ed avere molta empatia nei confronti dell’artista, per lavorare entrambi in armonia e nella stessa direzione.

A livello di produzione e di gusto musicale ti senti più un “nostalgico” che si coccola tra hammond, mellotron, rhodes, moog, precision bass, fender e gretsch o un innovatore che sperimenta tra vst e racks digitali?
Mi sento esattamente nel mezzo. Cerco di essere sempre aggiornato sui nuovi plugin e virtual instruments, ed allo stesso tempo continuo a viaggiare nel tempo, usando gli strumenti d’epoca che possiedo e cercandone sempre altri. Bisogna essere adeguati alla produzione che si deve fare. Non nascondo che le cose d’altri tempi, a mio avviso, suscitano emozioni che raramente trovo nelle cose virtuali, anche solo per il fatto che si possono toccare, le sento vive.

Spesso l’autore di un singolo è talmente ancorato alla visione di quel brano, che custodisce tra la gelosia e la morbosità, i suoni, le frasi, la struttura, le armonie, mal accettando le prospettive musicali offerte dal produttore- direttore artistico del progetto. Quanto peso, e quali equilibri cerchi di rispettare, nelle scelte musicali dal provino fornito dal cliente, alla ri-composizione, stesura e realizzazione del progetto?
Partiamo dal presupposto che se si accetta di lavorare con me, i ruoli ed i patti sono già stati chiariti prima di iniziare. Con ogni artista ho degli appuntamenti preventivi per conoscersi e capire di cosa ha realmente bisogno. Di conseguenza, con alcuni si collabora assieme su tutto il processo, mentre con altri ci si possono dividere le mansioni, e discuterne assieme step by step. Facendo così si evita a monte di andare a lavorare su una canzone che l’artista non vuole toccare.

Ci sono dischi che segnano la storia della musica, e dischi che si devono assolutamente possedere della propria discoteca. Quali sono stati gli ascolti musicali che ti hanno formato l’orecchio in questo lavoro? E in che modo continuano ad influenzare le tue scelte di produzione?
Beh, sarò scontato, ma di sicuro i The Beatles hanno formato il mio gusto. Quindi pop e psichedelia. Ovviamente comprendendo parte della discografia solista dei Fab Four. Sono innamorato della scena inglese psichedelica anni 60/70, Bowie, Floyd, Eno… ma anche il mondo americano, dai classici Elvis, Dylan, Sinatra, Beach Boys. Amo anche l’Hip Hop americano dai RUN DMC fino a Kendrick Lamar, e quello italiano, ma li sono più legato all’old school, tipo Bassi Maestro. Rimasi folgorato con il grunge anni ’90 e poi con lo stoner dei primi anni 2000. Dalla parte italiana, invece, sono appassionato di cantautorato, quello di De Andrè, Tenco, Endrigo, Bindi, Battiato, Fossati, e quello della scena anni 90. Ascolto comunque anche cose attuali, da Calcutta agli Arctic Monkeys. In questo periodo ho in rotazione Tame Impala, Lemon Twigs e Last Shadow Puppets, ma non smetto di ascoltare nemmeno il pop internazionale come Dua Lipa o Lewis Capaldi.

A quale fase del progetto musicale dedichi più tempo fra stesura del brano, pre-produzione, editing, mixing, mastering? Dove ti senti più a tuo agio e quali sono secondo quegli ingredienti-peculiarità stilistiche che meglio ti caratterizzano da questo punto di vista?
Sicuramente le cose più artistiche sono quelle più eccitanti, quindi stesura, preproduzione, registrazione e missaggio. L’editing, a volte è essenziale, mentre a volte rischia di togliere l’anima dell’esecuzione, ma comunque serve, ed ogni tassello è importante che sia fatto con la stessa dedizione. I dischi belli stanno in piedi grazie alle somme dei particolari.

Quali i sono i tuoi prossimi progetti musicali e come stai vivendo questo periodo così complicato a causa del Covid?
Ora ho molte cose in cantiere, sto lavorando alle nuove produzioni dei The Cyborgs, ho appena ultimato il missaggio di un brano con Dario Ciffo ed Enrico Gabrielli, continuo la collaborazione con Bobby Solo e Marco Cocci. Non mi sono mai fermato, durante il primo lockdown ho allestito uno studio a casa ed ho lavorato da lì, e se servirà lo rifarò, anche se non è come essere nel mio studio.

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