Daniela Mastrandrea ritorna con un nuovo EP, Timelapse, tutto incentrato sulla figura della flautista Antonella Benatti, protagonista di queste nuove composizioni della pianista. Ne parla Gilberto Ongaro.
La compositrice Daniela Mastrandrea è prolifica. Scrive, scrive e scrive come un fiume in piena. Più di una volta capita che gli autori accostino il flauto all’elemento dell’acqua, per la sua sonorità dolce e brillante che facilmente ricorda gli zampilli di una fontana festosa, o il sale delle lacrime.
Per Mastrandrea, comporre per piano e flauto è una nuova occasione per far uscire la sua capacità di commuovere.
Timelapse contiene nove brani, il primo è “River”, sorretta da arpeggi che sanno d’alba, di risveglio sereno. Come i titoli di testa all’inizio di un film dalle intenzioni poetiche.
“Landscapes” procede tra le armonie di settima, e si caratterizza per la chiusura del giro, in cui la melodia passa dal flauto in staccato al pianoforte. Il lento incedere di “Glance” consente lo svilupparsi di una melodia struggente, una di quelle sulle quali ci si potrebbe scrivere una preghiera, un testo sacro.
La progressione discendente di “Hidden Side” sembra volerci accompagnare nell’abisso dell’anima, per sondare ed accettare anche i propri lati bui. Al centro dell’album svetta “Heart Spring”, la primavera del cuore che arriva subito dopo l’esplorazione del lato oscuro di sé. L’accettazione porta a una nuova rinascita, un nuovo sé 2.0 che porta con sé la malinconia della consapevolezza, assieme alla leggerezza e all’entusiasmo di un nuovo inizio.
Ascolta Daniela Mastrandrea e Antonella Benatti nel disco Timelapse,
“Chanson” si apre con delle sequenze di accordi minori distanti un semitono, una scivolata inquieta che sembra portarci verso lande gotiche, inusuali per Mastrandrea. Infatti è solo una sensazione iniziale: quando il ritmo incalza, il flauto incede in maniera graziosa e vivace, e in certi momenti piano e flauto seguono la scala blues.
In 6/8, “Solace” procede come una camminata autunnale tra le foglie secche, con un amico che ti accompagna tenendoti per le spalle, perché avresti voglia di fermarti a piangere, ma lui ti sostiene e riesce a farti proseguire la camminata.
Se prima c’era “Landscapes”, uno sguardo ai paesaggi esterni, ora arriva “Soulscapes”, che indirizza la camminata nuovamente nell’interiorità. L’amico ancora continua a spingerti per non perdere la determinazione, fino a metà brano. A quel punto il pianoforte resta da solo, a contemplare alcuni accordi a tempo libero. Quando l’anima bianca e nera si sentirà di ripartirà, tornerà l’anima azzurra a farle da controcanto.
“Hope” chiude l’album con una melodia che inizialmente contiene una nota un po’ “turca” (gioca con la tonalità maggiore/minore dell’accordo), per poi svilupparsi con sobrietà. Il brano prosegue in tonalità minore, per chiudersi all’ultimo momento, come da tradizione occidentale, con la risoluzione in maggiore.
Timelapse ci fa scoprire la gentilezza d’esecuzione della flautista Antonella Benatti, e un altro nuovo tassello della creatività di Daniela Mastrandrea. E soprattutto, è una coccola per le orecchie!
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