Dario Savino Doronzo & Pietro Gallo: Reimagining Opera + Reimagining Aria | Disco

Copertina del disco di Dario Savino Doronzo & Pietro Gallo: Reimagining Aria

Il trombettista e docente Dario Savino Doronzo, e il pianista Pietro Gallo, hanno realizzato due album, che guardano alle arie antiche e d’opera con occhi diversi. Ce ne parla Gilberto Ongaro per Blog della Musica

Ci vuole coraggio, ad aver compiuto quest’operazione. Il pubblico dell’opera è tendenzialmente conservatore, affezionatissimo al bel canto e alle sue strutture rigorose, dove le uniche variabili possibili, sono le cadenze dei cantanti. Al contrario, il pubblico del jazz tendenzialmente è progressista, ama le contaminazioni, l’improvvisazione, la manipolazione, la trasformazione. Nel 2019 uscì Reimagining Opera, nel 2023 Reimagining Aria. Sono musiche nate per il canto, riarrangiate per flicorno e pianoforte, e rivisitate in chiave jazz.

Troviamo fra i titoli del primo disco, la notissima romanza “Nessun dorma”, dalla Turandot di Puccini, o l’Intermezzo della “Cavalleria Rusticana” di Mascagni, ma la maggior parte dei titoli va più indietro, da “Nel cor più non mi sento” di Paisiello, fino a “Fruccia d’ali”, liberamente ispirata da “Pur ti miro”, di… Monteverdi?

Osservo, nella scelta dei brani di Reimagining Opera, che si sono preferiti quelli dalla paternità incerta. “Pur ti miro” proviene da “L’incoronazione di Poppea”, dramma per musica attribuito a Monteverdi, ma in realtà probabilmente composto da autori più giovani. “Se tu m’ami” è un noto falso d’autore, che pareva di Pergolesi, ma in realtà è del critico e compositore Alessandro Parisotti, che realizzò una raccolta di brani di Pergolesi, e ci inserì questa sua composizione. Ancora più avvolto nel mistero è “Caro mio ben”, che sarebbe stato scritto da un certo Giordani (più di uno, non si sa quale), oppure da Handel, per via della somiglianza con il suo “Largo di Serse”.

Questa confusione nel trovare le firme, sottolinea quanto anche una delle realtà più rigide dal punto di vista formale, come quella dell’opera, abbia in realtà caratteri più dinamici e fluidi, anche se non in maniera così estrema come nel jazz, dove, soprattutto agli inizi del Novecento, i jazzisti vivevano la composizione come una sorta di open source, un campo aperto da cui poter attingere liberamente, senza sentirsi tanto in colpa. Perché la differenza, nel jazz, sta nell’esecuzione e nella reinterpretazione. Ma questo discorso vale anche per “Nel cor più non mi sento”, qui rivisitata dal duo flicorno pianoforte, ma già riscritta al violino, da Paganini.

Ascolta il disco Reimagining Aria

Passiamo al secondo disco, per il quale il duo diventa un trio, con la presenza del clarinettista Gabriele Mirabassi.

Reimagining Aria, va più indietro, nel barocco, tramite la penna del compositore Daniele Sardone. Vediamo “Intorno all’idol mio” di Antonio Cesti (1623 – 1669), “Sebben crudele” di Antonio Caldara (1670 – 1736), “Chi vuole innamorarsi” e “O cessate di piagarmi” di Alessandro Scarlatti (1660 – 1725) e così via, fino ad arrivare addirittura a Caccini (1551 – 1618), considerato assieme a Jacopo Peri l’avviatore dell’opera, con “Tu c’hai le penne, amore”, che qui prende una ritmica latina. Stesso destino capita a “Delizie contente, che l’alma beate” di Francesco Cavalli (1602 -1676): da un malinconico tre quarti, diventa una giostra quasi bollanesca, ai tasti bianchi e neri. Poche note di flicorno, e improvvisamente i due si arrestano. Una parte centrale richiama lontanissimamente la melodia, in 4/4, per poi tornare alla giostra ritmica.

Questo lavoro di ricomposizione, conferma la capacità della musica di potersi trasformare nei secoli. La domanda è quale sia il pubblico, almeno in Italia, dove ci sono i più integralisti dell’opera lirica. Di sicuro gli amanti del jazz, pronti sempre a giocare, seppur con un certo spessore, apprezzano. Infatti, a giudicare dalle reazioni internazionali (Giappone, USA, Regno Unito, Francia, Repubblica Ceca…), la ricezione è vivace e positiva. Come spesso accade, la novità che porta avanti, si trova guardando indietro.

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