INTERVISTA | Davide Rossi: Connections e la musica da meditazione

Davide Rossi, pianista e compositore genovese, studioso del “suono” e dell’armonia musicale. Ha pubblicato per Klubhouse il disco Connections che ci racconta in questa intervista e ci fa anche conoscere la musica da meditazione e la meditazione cristiana

Ciao e benvenuto Davide Rossi su Blog della Musica. In poche righe per chi non ti conosce ti puoi presentare ai nostri lettori?
Sono un pianista e compositore genovese che vive da alcuni anni a Milano. Nel mio background musicale ho soprattutto esperienze nel campo della musica jazz, un genere che ho assimilato frequentando lo storico Louisiana Jazz Club di Genova e collaborando con molti musicisti. Nel mio background “scientifico” ho invece la laurea in ingegneria elettronica che mi ha portato ad interessarmi al suono attraverso la sua elaborazione digitale. Al di là delle definizioni mi ritengo soprattutto uno studioso dell’armonia musicale, che ha incominciato ad affascinarmi a partire dai vent’anni.

Pianista e compositore, hai pubblicato il disco Connections. Ce ne parli?
Da qualche anno mi sto dedicando alla composizione di musica strumentale contemporanea. Connections, edito dall’etichetta Klubhouse di Verdiano Vera, è composto interamente da brani originali e trascende le barriere di generi, nello spirito di ricercare un’integrazione costante: nei miei arrangiamenti il pianoforte solista si alterna a dialoghi con il violoncello, il flauto, la tromba e l’elettronica. La tastiera qui vuole rappresentare un tramite tra la terra e il cielo: è il mio metodo per avvicinarmi alla spiritualità e al mondo dell’invisibile, dove esistono soltanto le vibrazioni.

Quali sono le tue fonti di ispirazione che ti hanno poi portato alla composizione di questo lavoro discografico?
Attualmente il centro della mia ricerca è la creazione di spazi sonori rarefatti dove lo spettatore possa entrare e trovare una sua dimensione. Le atmosfere favoriscono la meditazione e il raccoglimento nella propria dimensione interiore: la scrittura musicale è essenziale, libera da pensieri e condizionamenti e si concentra su semplici melodie da contemplare e capaci di collegare la mente al cuore.

Mi incuriosisce il fatto che tu componi “musica da meditazione”. Puoi spiegarci meglio di cosa si tratta?
La musica da meditazione è capace di rallentare pensieri e ragionamenti di chi ascolta e far entrare la mente nella dimensione dell’essere, del “qui e ora”. Per essere condotti in questo stato, fondamentale è che la musica abbia un carattere ripetitivo, quasi ipnotico, e che non abbia una struttura troppo complicata. Il genere musicale accostabile a questi concetti e in cui la mia musica si inserisce è il minimalismo. E’ un modo di comporre interessante e difficile: bisogna infatti costantemente mettere da parte il proprio”ego” per centrare la musica sull’ascoltatore, piuttosto che mettere in mostra il musicista “virtuoso” che chiede di essere compiaciuto. La meditazione inoltre, acquietando la mente razionale, facilita l’emergere del pensiero intuitivo e della creatività: aspetti molto interessanti per un compositore che aspiri a creare continuamente nuovo materiale musicale.

Per approfondire leggi l’articolo Come meditare con la musica

Inoltre so che tu pratichi la “meditazione nella tradizione cristiana”. Ovvero?
Da qualche anno pratico questo tipo di meditazione che prevede la recita interiore di un mantra cristiano: è una forma di preghiera silenziosa, non solo nel senso che non prevede l’utilizzo di parole, ma anche che intende liberare la mente da tutti i pensieri, le preoccupazioni, i programmi, i ricordi che inesorabilmente la occupano. E in questo modo, liberarla dal dominio del nostro ego. Abbandonando l’ego, possiamo ascoltare il silenzio di Dio, la presenza dello Spirito che vive dentro di noi. La meditazione è una tradizione e una pratica spirituale universale. La troviamo in tutte le grandi tradizioni spirituali, inclusa la tradizione cristiana, in cui è profondamente radicata, anche se per secoli è stata ai margini delle altre forme di preghiera, se non, in alcuni periodi, quasi del tutto dimenticata.

Quando scrivi o quando suoni, c’è quindi un sentimento profondo, quasi di preghiera o è una cosa diversa?
Il mio sforzo è  quello di abbracciare arte, scienza e spiritualità per creare una sintesi. Il tema delle connessioni è centrale nella mia ricerca, non a caso ho scelto come copertina del mio CD un pianoforte radicato nella terra ma proteso al cielo. Se dovessi sottolineare quanto di profondo esiste alla base della mia musica, citerei la ricerca di equilibrio, di armonia e bilanciamento di cui tutti sempre siamo, più o meno consapevolmente, alla ricerca nella nostra vita.

C’è un messaggio di cui vuoi essere portatore con la tua musica?
Negli ultimi anni, oltre alla meditazione, mi sto interessando alla scienza della complessità approfondendo il pensiero sistemico. In entrambi i campi, con diversi strumenti si giunge alla medesima conclusione: tutto ciò che esiste è connesso e interdipendente. Questo è un bellissimo messaggio di cui mi piace essere portatore: può stimolare la consapevolezza, la ricerca di armonia e di significato attraverso la relazione e l’incontro e favorire un approccio integrato per affrontare i problemi di tutti i giorni.

Per concludere raccontaci quali sono i tuoi progetti musicali per il futuro…
Il futuro di un progetto di nome Connections non può che sfociare nella ricerca di nuove relazioni, attraverso collaborazioni con persone sulla mia stessa lunghezza d’onda umana, spirituale e musicale. Al momento vi cito il progetto Sulla Tua Parola con la cantante Leyla Tommasi, in cui mediante concerti-testimonianza offriamo la nostra esperienza di cammino di Fede al pubblico. Un’altra nuovissima collaborazione è quella nata con Francesco Morlando, infermiere ricercatore e terapista del benessere, con cui mi esibisco al pianoforte integrando la dimensione di ascolto della musica a trattamenti armonici con canto e campane tibetane.

Info: https://www.facebook.com/DavideRossiConnections

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