DeaR: DeaR Tapes | Recensione

copertina del disco DeaR Tapes

DeaR Tapes, un triplo album contenente ben sessanta canzoni, è il nuovo mastodontico lavoro di DeaR. Ce lo racconta Gilberto Ongaro, che cerca di orientarci in questo personale labirinto.

Non è facile spiegarvi che cos’è questo DeaR Tapes in maniera esaustiva. È pressoché impossibile (o almeno, poco utile), descrivervi ogni singola delle sessanta canzoni che contiene. Ma è necessario capire la storia che sta dietro questa mega produzione.

Innanzitutto, Davide Riccio, vero nome dietro il moniker DeaR, è un ragazzo degli anni ’60, cresciuto e definitosi negli anni ’80, ma costretto, come molti altri torinesi, a fare tanti lavori per sopravvivere. Contemporaneamente, in quegli anni, che per gli artisti di professione apparivano così sfavillanti, Riccio componeva, componeva e componeva. Tante musiche rimaste a lungo in un cassetto, senza possibilità di uscire allo scoperto.

La copertina di un album precedente, Mon Turin, mostra tanti cassetti, a simboleggiare la prolificità di DeaR, costretta all’ombra. Sono produzioni palesemente casalinghe. Se fossimo in un anno, ad esempio, il 1998, alle porte della loudness war, del perfezionamento della produzione digitale, questo tipo di musica sarebbe inaccettabile: i suoni sono super midi e non fanno nulla per nasconderlo, e a volte si sente pure il fruscio, il danneggiamento dei nastri. Ma oggi, nel 2024, tutto questo finalmente torna ad avere il giusto fascino. Chiamatelo lo-fi, chiamatelo underground, chiamatelo vaporwave, fate come volete. Di fatto, resta una testimonianza, vivida, una macchina del tempo non nostalgica, uno sguardo sincero che si sofferma in quegli anni ’80, nella rappresentazione musicale di quegli anni, rinchiusa in una vicenda personale. È come sbirciare nel diario segreto di una vita privata. E dimostra che, pur nella scarsità di mezzi, le idee musicali ci sono.

Ascolta il disco DeaR Tapes

E sono idee anche molto varie. Dalla marcetta shuffle di “Sapphire and Steel”, al sapore fantasy di “Oyster man”, al synthpop che incontra il folk in “Running on mirrors”, ai campionamenti di versi di galline, cavalli ed altri animali per “Animal farm”, la chitarra simil country di “Living and partly living”, la base hip hop di “Far are the shades of Arabia”, il ritmo in levare di “Danielle X and the Flowers”, con quel suono riconoscibilissimo di happy brass (per noi tastieristi)…

E ancora, la techno di “Shake a leg”, con delle modulazioni da musica di fantascienza nel bridge, e il sax che compare in più brani, tra cui il divertente rock’n’roll “No fire without ash – Beep beep version”. Si chiama Beep Beep version perché c’è proprio il verso del famelico Roadrunner!

C’è anche esplorazione negli stili folk, come il rebetiko (greco) di “Flowers too soon fade”, e sempre i tastieristi come me avranno un tuffo al cuore, riconoscendo diversi preset ritmici dei nostri strumenti… In tutto questo, la voce di DeaR, soprattutto quando canta su note baritonali, fa spiccare il proprio colore: un timbro affine a quello elegante di David Sylvian, immerso nel suo sophisti-pop.

Nel terzo disco, la chitarra si fa protagonista: un suono crunchy caratterizza brani come “Radio Baghdad”, si distorce in “Inward outward” ed entra nel punk new wave con “In the rage of rock”, continuando a correre in “I don’t exist” e continuando a graffiare per tutte le tracce, fino a “See you later”, tornando poi su suoni più sognanti con “Looking homeward blues”. “Dream – my guitar name” è addirittura un valzer per chitarra, e la sessantesima canzone chiude “DeaR Tapes” in tedesco, con “In ein altes stammbuch”, cioè “In un albero genealogico”, concludendo coerentemente questa vasta ramificazione di canzoni, che hanno sviluppato direzioni diverse, tante quante si possono percorrere in una vita.

Questo è DeaR Tapes: un regalo che DeaR ci fa, un’autobiografia di sogni in musica, da mantenere così com’è, che perché può essere preso come esempio di una persona che ci restituisce un mattone in più, nel ricostruire quelli che furono i veri anni Ottanta, quelli fatti da persone in carne ed ossa e sudore, anziché lustrini e fumose illusioni.

Social e Contatti

  • Website Etichetta: https://www.musicforce.it/catalogo-produzioni/3241-dear-tapes
  • Facebook: https://www.facebook.com/musicforce.it

Tagged with: ,