Debbie Harry: qualcosa di biondo

Debbie Harry leader incontrastata dei BLONDIE, fondati insieme a Chris Stein. Ecco la storia di questo famoso gruppo nato nel 1975 e di Debbie che ha ispirato artisti come Jeffrey Lee Pierce

DEBBIE HARRY ha compiuto settant’anni. Lo scorso primo luglio. L’ho vista in una foto recente e, senza alcun dubbio, possiamo dire ben portati. Stupefacente (ehm!!!), vista la sua turbolenta condotta di vita, ma non si direbbe che quella bella signora bionda abbia un’età così avanzata. Eppure… eppure DEBBIE, dopo aver pubblicato un paio di singoli, fatto uscire, nel marzo 2014, un nuovo album, Ghosts of Download, e un doppio CD, Blondie 4(0) ever, dove reinterpreta i suoi pezzi più famosi, ha intrapreso un tour che toccherà tutte le maggiori città statunitensi. A 70 anni! Qualcuno di voi dirà che anche Albano e Romina Power, dopo i bagni di folla russi, pur essendo anche più attempati di DEBBIE, stanno organizzando una serie di concerti in Italia. E magari pubblicheranno un dvd live. Ma queste non sono altro che prove che, nella nostra penisola, il pensiero debole della scuola di Francoforte è stato equivocato con la debolezza di pensiero della scuola dove Franco Franchi interpretava il ruolo del bidello.

Debbie Harry e i Blondie: la storia

Ma torniamo a DEBBIE HARRY, leader incontrastata del gruppo BLONDIE, fondato insieme a CHRIS STEIN. Non fu la loro prima esperienza musicale. Prima dei BLONDIE c’erano stati gli STILETTOS per lui e THE WIND IN THE WILLOWS per lei. Insieme fondarono prima THE ANGEL AND THE SNAKE e quindi THE BLONDIE AND THE BANZAI BABIES. Ma con una presenza scenica siffatta, bionda platino, che te ne fai dei Banzai babies? Nulla! Ecco quindi THE BLONDIE i quali, a partire dal 1975, suonano regolarmente al Max’s Kansas City e al CBGB di New York e nel 1976 incidono il loro primo LP, Blondie.

La discografia dei Blondie Debbie Harry

I primi successi commerciali arrivano nel 1977. Ma come afferma un vecchio adagio non in patria, dove nessuno è profeta, bensì in Australia, dove entrano in top ten con “In the flesh”, mentre l’’album, quatto quatto, giunge ai primi posti della classifica. Sempre nel ’77 il gruppo viene ingaggiato da Iggy Pop e David Bowie per il loro Idiot Tour. Hanno così la possibilità di girare gli States e il Canada, facendosi conoscere anche fuori di New York.

Nel 1978, esce il loro secondo disco, Plastic Letters. Grazie a questo disco, i BLONDIE sono uno dei primi gruppi della new wave americana a raggiungere il successo nel Regno Unito, dove il loro tour scatena l’entusiasmo dei fans e dove si inizia a definire DEBBIE HARRY la Marilyn Monroe del rock, raggiungendo così uno degli obiettivi del gruppo. Infatti sia STEIN che DEBBIE hanno più volte affermato che il concetto che stava dietro il progetto BLONDIE “era quello di portare l’attitudine delle famose star di Hollywood in un contesto musicale appartenente alla contro-cultura dell’epoca, il punk rock”. Testimonianza di ciò è uno dei primi pezzi incisi dal gruppo PLATINUM BLONDE, nel cui testo si afferma: “voglio essere una bionda platinata proprio come Marilyn (Monroe) e Jean (Harlow), Mae (West) e Marlene (Dietrich), loro si che si sono divertite…”.

L’aspetto di DEBBIE HARRY non è molto diverso da quello delle famose dive, e in merito alla questione bellezza lei ha sempre affermato che il suo successo e il successo del gruppo dipende un 50% dall’aspetto e l’altro 50% dalla musica.

Parallel Lines è il terzo album, il più popolare e il più venduto del gruppo, pubblicato sempre nel 1978. I primi due singoli estratti dal disco, Hanging On The Telephone e Picture This, raggiungono i vertici della classifica inglese, mentre Heart Of Glass arriva al numero uno sia in U.K. che negli U.S.A.

Questo brano è la rielaborazione di un pezzo rock/reggae che il gruppo suonava da molti anni, ma venne reso attuale dall’apporto di influenze disco-music e kraute. La critica più “purista” a questo punto si scatena, sostenendo che il gruppo con questo disco ha imboccato una strada commerciale, e a quei tempi un’accusa come questa era sinonimo di condanna a morte. L’eclettismo e la voglia di sperimentare non erano certo apprezzati in certi ambienti “underground”.

Eclettismo e sperimentazione che sono le basi su cui si regge il quarto album del gruppo, Eat to the beat, pubblicato nel 1979, che prosegue nella stessa linea musicale del precedente aggiungendo anche elementi sonori come il reggae e un rock più marcato, anche se va detto che la mancanza di un hit come “Heart of glass” si fa sentire. Fu questo uno dei primi album ad uscire anche in versione video, infatti tutte le canzoni di Eat to the beat vennero pubblicate su VHS e il video fu messo in vendita sul mercato contemporaneamente all’LP in vinile.

I successi degli anni ’80 per Debbie Harry e i Blondie

La quiete prima della tempesta. Tutti pensano ad un futuro galleggiante sugli allori che invece viene smentito dall’uscita del singolo bomba Call Me, tema principale del film American Gigolò, prodotto da GIORGIO MORODER, scritto a quattro mani da Moroder e Debbie Harry. Il pezzo raggiunge la vetta delle classifiche di tutto il mondo, ed è il singolo più venduto del 1980 secondo la rivista Billboard.

Non può non uscire un album dopo un botto come questo. Ecco quindi che nel dicembre del 1980 esce il quinto album, Autoamerican. Contenente brani molto eterogenei fatti il reggae e di rap e sono quasi scomparsi gli elementi punk e new wave che li avevano resi celebri. Molta sperimentazione nel disco. Il primo pezzo è uno strumentale orchestrato da Chris Stein quindi procedendo possiamo trovare canzoni appartenenti ai generi più disparati, dal calypso alla dance, dal jazz al musical, dal pop alla new wawe. I due singoli The Tide Is High e Rapture sono entrambi numeri uno sia un U.S.A. che in Regno Unito, e trainarono nel corso del 1981 l’album di nuovo ai vertici delle classifiche di mezzo mondo.

Dopo questi successi i Blondie si fermano nel 1981. In quell’anno diversi componenti del gruppo, fra cui Debbie, pubblicano album solisti. La band dopo l’anno sabbatico ricomicia l’attività e nel 1982 pubblica The Hunter è un flop e probabilmente la causa di molti contrasti all’interno, nutriti anche dall’eccessiva attenzione mediatica sulla figura di Debbie Harry che fa rimanere in secondo piano gli altri componenti del gruppo.

Nell’autunno del 1982 i Blondie bloccano il loro tour prima del previsto, anche a causa della malattia di Chris Stein, che contrae il pemphigus vulgaris e annunciano lo scioglimento. Dopo qualche anno di lontananza dalla vita pubblica, appena Chris si riprende, Debbie continua la sua carriera da solista, affiancata da Steine e pubblicò nel 1986 l’album Rockbird, contenente l’hit single French kissing in the USA. Ma questa è un’altra storia, che forse altri vi racconteranno.

Vittorio si ferma qui, contemplando la beltà di DEBBIE nei video ancora disponibili sul tubo, video facilmente reperibili. Di uno ve ne facciamo omaggio, qui su questo meraviglioso blog.

Vittorio

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