INTERVISTA | Detto Ferrante Anguissola: la musica non ha età

Oggi parliamo della musica e della storia di Detto Ferrante Anguissola, personaggio di grande levatura culturale ed eleganza, fondatore a soli 26 anni di Exhibo Spa e ora, alla splendida età di 90 anni, ha pubblicato un album con 8 canzoni dal titolo E la voce va. L’abbiamo intervistato ed ecco cosa ci ha raccontato…

Diamo il benvenuto a Detto Ferrante Anguissola su Blog della Musica. Ciao Detto Ferrante, ascoltando le canzoni dell’album “E la voce va”, si nota un certo affetto per i pioppi, non solo nel “Blues dei pioppi”. Che particolare significato hanno, per la tua storia?

Quando mi sono iscritto alla famosa scuola di Vela di Caprera, mi hanno insegnato come funziona la “Macchina temporalesca”. Ho ascoltato a bocca aperta e lì ho fatto una scoperta e il regalo dei Pioppi.

A 4-5 anni abitavamo una cascina del Cremonese e avevo paura dei temporali. Stavo all’erta, quando a sera le foglie frusciavano erano il segnale. Nel mio lettino ascoltavo il fruscio delle foglie perchè avevo capito che se il fruscio cambiava era probabile che seguisse il primo tuono.

E così era. Non conoscevo il perché. Alla scuola ho appreso  che avevo avuto un regalo meraviglioso per un appassionato della vela. Avevo imparato a riconoscere  esattamente quando sarebbe arrivato il vento forte ed essere  pronto per ammainare le vele e sostituirle.

Altro elemento più ricorrente è il mare. Com’è nata la passione per la vela?

Da rana padana a lupo di mare. Conoscevo poco il mare, ma quando mi sono sposato con Valentinella di Porto San Giorgio, ho scoperto il mare e gli ombrelloni e le barche a vela.

Gli ombrelloni no, ma le barche a vela… faccio un piccolo affare e acquisto un Dinghy 12”, chiedo a Santì il mitico marinaio della LNI del posto di insegnarmi a condurla. Di lì a poco ho iniziato a organizzare regate e poi a partecipare. Avevo innescato la passione.

Il disco è molto sereno, comunica il tuo sguardo incantato verso la natura. Un brano però fa eccezione: “Requiem per un marinaio ombra”. Se non ho frainteso, sembra riferirsi alla tragedia dei viaggi della speranza, su una “vecchia carretta fantasma”. Emergerebbe anche il punto di vista dell’imprenditore cosciente, consapevole che quei disperati che approdano, sono preda facile di sfruttatori: “Reclutati in porti diversi, sempre con la stessa tentazione”.  

Mi spiace doverti contraddire, ma tuttavia la storia può essere anche letta nella tua versione aggiornata. La storia infatti racconta un dramma del mare che ho letto sul Corriere della Sera forse nel 1976. I marinai ombra sono i marinai della nave che batte bandiera ombra e quella nave è stata mandata a fondo per interessi fraudolenti.

Imposta su Google la  ricerca; “affondamento del Cargo Seagul“ leggerai Il caso Seagul The medi Telegraph… e scoprirai un trista storia che si è ripetuta altre volte in quegli anni…

Raccontaci della tua creatura, Exhibo. Com’è nata quest’avventura? Come avete contattato e diffuso un marchio importante come la Sennheiser, oggi stranoto, ma all’epoca magari ancora da scoprire?

Nel 1958 fondo a Firenze con due amici fiorentini Exhibo (dal latino Exhibeo=mostro) con il progetto di rappresentare ditte estere in Italia. Per un caso fortuito otteniamo la rappresentanza esclusiva per l’Italia di Sennheiser Electronik una azienda tedesca che produce microfoni per le società di comunicazione e ancora sconosciuta in Italia.

Ho condotto Exhibo personalmente dal 1958 al 2012  con un impegno totale e un lavoro continuo di ricerca di clienti (nel 1960 e 70 non c’era Google e la ricerca dei clienti era  molto molto laboriosa). Ovviamente Rai è stato il primo cliente e anni dopo Radio e TV libere oltre a Studi di registrazioni e altro. Sennheiser era noto solo ai tecnici del suono, ma nel mercato nessuno lo conosceva.

Exhibo espone il primo Radiomicrofono al mondo alla Fiera di Milano del 1959 suscitando grande interesse e grandissime perplessità, che ho dovuto affrontare e abbattere; anni dopo, Sennheiser inventa un cuffia leggera e straordinariamente fedele HD414 che è diventato un modello anche per la concorrenza. Anche stavolta dura battaglia contro tutte le credenze del mercato (cuffia per bambini?)… vado in via Asiago 10 a Roma in Rai e presento la cuffia ai musicisti che si innamorano per la leggerezza e la qualità del suono. Quella è stato il primo passo che poi ha mosso il mercato.

Intanto Sennheiser acquista Neumann altra fabbrica di microfoni di altissima qualità. Questi sono stati i primi duri passi… poi piano piano il mercato si è formato e i due marchi si sono affermati.

L’arma vincente di Exhibo sono stati la conoscenza delle lingue tedesca, inglese e francese da parte mia e di un socio poi l’impegno, l’etica, la competenza, la coerenza, la convinzione, l’assistenza tecnica e l’ascolto dei bisogni dei clienti. Questi sono stati la nostra forza!

Accanto a Sennheiser ci sono stati altri importanti marchi di telecomunicazioni come le tedesche Kabelmetal (cavi coassiali per alte frequenze) e Kathrein Leader di antenne per la telefonia mobile. Con Kabelmetal (mi scuso per questo inserto!) ho imparato che in certi Stati le Ambasciate debbono essere presenti per suggerire ai loro governi supporti alle loro  aziende in modo da accrescere la loro appetibilità. Le Ambasciate italiane sempre totalmente  assenti!

Ora Exhibo non mi appartiene più, ma brilla sul mercato insieme a Sennheiser e Neumann.

Com’è quella storia dell’Aeroporto di Linate?

Ero sempre alla ricerca di prodotti sconosciuti da lanciare in Italia. Rai stessa mi sollecita a trovare cavi speciali  e impegnativi per collegare le antenne ai trasmettitori come sarà con le stazioni di  Monte Vergine (Avellino), Milano e altre stazioni.

Ero sempre alla ricerca di altri clienti. Interpellavo quelli che immaginavo avrebbero potuto diventare clienti. E così, pieno di coraggio vado alla direzione dell’Aeronautica a Milano, ma non ho avuto nessun incoraggiamento.  Per niente scoraggiato da i primi approcci, ritorno e finalmente mi informano che c’ era il grosso problema che la Torre di controllo di Linate non riusciva a parlare con i piloti degli aerei salvo quando erano sopra Milano. Troppo vicini! Chiedo notizie tecniche e mi convinco che il problema stava in un cavo inadatto che collegava l’apparato di comunicazione con l’antenna. Chiedo il permesso di fare una prova e  di sostituirlo.

Qualche giorno  dopo, siamo in 5 persone sul tetto del Grattacielo Pirelli e, dopo aver sostituito il cavo, siamo in attesa di avere il responso del maresciallo che si era messo ansioso davanti all’apparecchio nel tentativo di collegarsi con qualche aereo. Dopo alcuni lunghissimi minuti grida: “Sono sopra Zurigo”! Collegamento avvenuto e scambi di saluti e felicitazioni per il felice collegamento!

Ecco fatto! Una enorme emozione e una grandissima soddisfazione per tutti noi. La Madonnina lì accanto sul tetto, ha applaudito anche molto.

C’è qualche aneddoto da raccontare nell’esperienza con la RAI? Magari al Festival di Sanremo?

Come ho detto, ho iniziato a fornire microfoni Sennheiser alla Rai fin dal 1958. Quando nel 1959 inizia il festival di Sanremo eravamo ancora nell’edificio del Casinò, un ambiente abbastanza complicato per una manifestazione come quella.

La direzione della Rai mi manda a chiamare e mi chiede se potevo essere presente all’allestimento del palco e di tutto il resto in supporto ai  loro tecnici della Radiofonia di Torino. Felicissimo per la nuova esperienza, carico sulla mia automobile un buon numero di microfoni Sennheiser di varie caratteristiche tecniche e forse più adatte per risolvere vari problemi tecnici. Arrivo a Sanremo una settimana prima dell’evento. Incontro  quei tecnici molto capaci e discutiamo dei vari problemi emersi. Incominciamo dai microfoni e decidiamo di riconoscerli in modo più facile cioè Torroncino, Gelato, Biscottino… e via a risolvere i problemi con battute: dammi un torroncino, qui ci vorrebbe un gelato… no, no meglio un biscottino!… risate e competenza.

Mi sono reso disponibile per i primi anni… quella volta decidiamo di sostituire il Torroncino di Mike Bongiorno con un microfono di alta sensibilità da utilizzare con maggiore attenzione. Mando a chiamare Mike che arriva subito perfettamente vestito da serata anche durante le prove, gli dico solo due parole… mi ferma subito  mentre cerca qualcosa nella tasca destra della giacca… un gesso!!!… si piega sul pavimento e traccia un segno con il gesso dove sta il microfono e dove starà lui! Un professionista!

Magari posso anche aggiungere che i primi Festival erano davvero emozionanti con i giovani cantanti e soprattutto le giovani cantanti seguiti dalle case Discografiche e subito dopo dalle loro mamme che li presentavano a tutti sognando il trionfo!… C’era spontaneità, gentilezza, speranza e bella musica.

Il cantautore Detto Ferrante Anguissola si racconta nell'intervista a @BlogdellaMusica a cura di @Gilberto Ongaro
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#BlogdellaMusica
Il cantautore Detto Ferrante Anguissola

Com’è nato il nome d’arte Asterix? Come sono state concepite le pungenti canzoni del disco sotto quel nome, “Poligrafici, Pensionati, Trombai e Santi” del 1978? Si parla di caramelle di Stato, piani regolatori, calendari revisionati, e in più momenti le viene da ridere, a volte per ironia.

Nel 1978 pubblico il mio primo Album in vinile: Poligrafici, Pensionati, Trombai e Santi con lo pseudonimo di Asterix come il soldato della Gallia contro Roma. Asterix era adatto alle mie Canzoni di protesta contro molte inefficienze  del nostro paese. Il mio lavoro si era esteso e Exhibo aveva importanti clienti che forse non apprezzavano di servirsi di un Cantautore per risolvere i propri problemi tecnici; per questo volevo uno pseudonimo.

L’Album ebbe un buon riscontro. Pensavo di continuare, ma ebbi una serie di problemi personali e di lavoro che mi costrinsero al silenzio fino al 2020 con A Occhi Aperti e ora E la Voce va tutti riuniti e presenti sui Social Media e naturalmente Youtube.

Ci sono ancora sogni nel cassetto? Qualche rimpianto?

No rimpianti no. Quel che ho fatto, è fatto. Si ho altre canzoni quasi pronte e poi idee. Probabilmente stamperò i pensieri in rima che ho scritto durante tanti viaggi nei momenti di solitudine..

Torniamo al disco. “Il locale in quel momento ci è sembrato un’astronave, ci portava su nel cielo verso spazi senza reti”, canta dall’emozione. Ma “Piazza Mirabello” è autobiografica?

Direi di si lo è. Si tratta anche di una piccola piazza tranquilla direi molto parigina con alcuni locali dove ci incontravamo tra musicisti, pittori, scrittori…

“I fiumi di Lombardia” chiude l’album. Si tratta proprio delle parole scritte a 17 anni?

Le parole sono quelle originali alle quali ho aggiunto la seconda strofa. Si sentono ancora gli echi del liceo classico che frequentavo

Grazie del tuo tempo. Un’ultima domanda: questi tempi sembrano sempre più duri, tra pandemia, guerra in Europa e cambiamento climatico. Ultimamente, le giovani generazioni si sentono più in sintonia con i nonni, rispetto ai genitori. Ma tu, ripensando al dopoguerra, gli anni di piombo, i periodi di disoccupazione diffusa che sempre ci sono stati in Italia, percepisci che questi ultimi anni siano davvero più duri del normale, o siamo noi poco abituati alle crisi?

Li ho vissuti i periodi duri che hai elencato e ogni volta ognuno di essi mi  è parso più duro del precedente così è anche ora. Chi non ha conosciuto i periodi difficili trova terrificante  quello attuale.

Però non possiamo non vedere che ora si tratta davvero di un periodaccio¸ prima con il Covid con 2 anni, di forzata solitudine poi con queste temperature micidiali e infine con la guerra in Ukrajna che speriamo non peggiori,.

Per quanto riguarda  la nostra bella Italia, è ora di smettere di vivere sugli allori del nostro grande passato storico e culturale per affrontare e risolvere il gap politico, burocratico, sociale ed educativo rispetto al resto dell’Europa e costruire un altra grande e forte storia!

E smettiamo di pensare che il PNRR e la digitalizzazione siano percepite da molti come una coercizione inutile perché queste sono cose necessarie che il vivere civile e la democrazia esigono.

Non so se i giovani si  leghino maggiormente ai nonni, ma osservo  invece con grande attenzione quei tanti giovani e soprattutto tante  giovani donne che stanno capovolgendo le classifiche sportive mondiali vincendo in tutti gli sport maggiori e minori mostrando un senso di responsabilità, una grinta, una passione, una forza, una fiducia in se stessi, capacità di lavorare con successo in team e affrontare la vita con una nuova  educazione.

Di tutto questo abbiamo bisogno, secondo me.

Grazie Detto Ferrante Anguissola per essere stato con noi di Blog della Musica.

Grazie a te caro Gilberto!

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