INTERVISTA | I Temerari Diskanto festeggiano 35 anni di carriera

I Diskanto sono una Band cremonese fondata nel 1985 che si è immediatamente messa in evidenza nella nascente scena rock-wave italiana per una produzione di brani originali, connotati da un sound mediterraneo e da testi di impegno civile e sociale. Nel 2020 festeggiano i 35 anni di carriera con Temerari sulle macchine volanti, disco pubblicato sui digital store a fine Dicembre 2019 e che in copia fisica ha la valenza di un piccolo gioiello sin dalla copertina disegnata da Francesca Follini. Ecco la nostra intervista 

Benvenuti Diskanto. Ben 35 anni di musica per arrivare come temerari sulle macchine volanti. Un album con cui sembra voler dare un passaggio a chi vi ascolta verso qualcosa di nuovo. Qual è la meta?
Tiziano Terzani diceva che il fine del viaggio non è la meta ma lo stesso viaggiare. Dopo tanto tempo ci divertiamo ancora a suonare come ventenni, sentiamo ancora l’urgenza di raccontare storie, porci domande e stimolare pensieri in chi ci ascolta.

Così le nostre macchine volanti sono decollate un’altra volta per provare a inseguire altri sogni: un mondo migliore, con più eguaglianza e giustizia, relazioni umane più ricche e profonde, comunità più coese, dentro le quali riuscire a salvarci tutti insieme privilegiando gli interessi collettivi su quelli privati.

Il rock’n’roll è il linguaggio che ci viene più spontaneo usare per raccontare questi sogni. Questo album ci sembra un bell’esempio di come l’arte possa essere rivoluzionaria e appassionante. Quella ideale mano tesa dunque è rivolta a chi sia disposto a mettersi in gioco con noi per percorrere questo cammino di liberazione.

Dal 1985 ad oggi ne avrete sicuramente di storie da raccontare. Ci sono soprattutto le tre decadi dei Diskanto in questo album. Quali potrebbero essere le tappe dei Diskanto che potremmo collegare alle canzoni di Temerari sulle macchine volanti?
In realtà questo disco rappresenta la fotografia dell’evoluzione più recente dei Diskanto.

È un disco figlio di alcune trasformazioni che la band ha subito dopo il 2016, quando è entrato in formazione Fausto alla batteria, aggiungendo il suo stile e la sua personalità ad un gruppo che aveva già un carattere marcato, ma a cui serviva cambiare prospettiva di visuale. Gli equilibri interni sono mutati.

Si è creata da subito una grande intesa artistica tra quattro amici che si conoscono da quasi quarant’anni e che si sono ritrovati uniti in questa avventura. Ne è sortita una nuova identità musicale, che ha trovato rapida traduzione in un filotto di nuovi brani, i quali, nell’arco di un paio d’anni, hanno consentito di allestire il nuovo disco che ora avere tra le mani.

“Temerari sulle macchine volanti“ costituisce dunque certamente l’approdo più recente di tre decadi di storia musicale della band, rappresentando tuttavia qualcosa di inedito rispetto a tutto il percorso fin qui camminato. Se si vuole provare ad ordinare temporalmente i brani del disco, certamente per prima è venuta “ZEP”, rilettura attualizzata della canzone Zeppelin, già contenuta nel precedente LP “Diversi” del 2015.

A seguire sono state composte “Non avrai il mio scalpo” e “30.000 giorni”, che fungono un po’ da cerniera tra le precedenti sonorità e l’attuale sound della band. Poi finalmente ci è capitato tra le dita il primo vero pezzo della nuova era Diskanto: “Il lanciatore di coltelli”. A seguire abbiamo composto, nell’ordine, “Vecchie abitudini”, “Ci credi ancora?”, “Odio gli indifferenti” e “Un giro di vite”. Infine, poco prima di entrare in studio, la decisione di omaggiare Gianmaria Testa con una rilettura del suo brano postumo “Povero tempo nostro”.

Il titolo del vostro album è qualcosa che resta nella testa. Devo obbligatoriamente chiederlo. Spiegateci, per favore, la scelta di questo titolo?
Si tratta di una duplice citazione artistica e, nel contempo, di un tentativo autoironico di rappresentare il mood con cui abbiamo affrontato questa avventura discografica.

“Quei temerari sulle macchine volanti“ è il titolo di un film del 1965, con vari attori internazionali di grande levatura (tra cui Alberto Sordi e Sam Sheppard), che racconta le avventure di impavidi aviatori che ad inizio novecento si lanciavano in folli trasvolate a bordo di apparecchi autocostruiti assai precari, per emulare il sogno di Icaro. Luigi Cancrini, sociologo e psicoterapeuta, vent’anni dopo, nel 1985, dava il medesimo titolo ad un suo splendido saggio nel quale, per la prima volta, si trattava la questione del recupero dei tossicodipendenti da eroina, cercando non solamente di curarli e giudicarne i comportamenti (come si era fatto sempre fino a quel momento), ma anche di ascoltarne la sofferenza e l’angoscia, cercando di comprendere le ragioni profonde per cui un’intera generazione sembrava essersi negli anni ‘80 votata all’autodistruzione.

Siamo fatti così… Ci piace sentirci dalla parte dei più fragili, provare a comprenderne le ragioni e i dolori, ma nel contempo ci sentiamo pluriventicinquenni temerari che affrontano l’avventura di un nuovo disco col medesimo entusiasmo di quegli aviatori.

Abbiamo davvero tanto bisogno di nuovi temerari, che sfidino gli stereotipi e i luoghi comuni che sembrano tornare a popolare il sentire comune più diffuso. Temerari come Liliana Segre, come Gino Strada, come Vittorio Arrigoni, o come i ragazzi del Friday For Future.

Quello che mi resta profondamente addosso è immaginarvi come dei viaggiatori romantici in cerca di una meta ben diversa dal mondo in cui viviamo mentre il vostro album racconta di come cambiare il mondo cambiando se stessi. Pensate sia un’idea che arrivi in maniera giusta dopo l’ascolto delle canzoni del vostro album?
Lo speriamo molto! Ci piace provare a raggiungere il cervello dei nostri ascoltatori passando dal loro cuore.

Le nostre canzoni provano a conquistarli con la potenza e l’originalità del sound, la ricerca di melodie non scontate, di riff mai banali, di ritmiche avvolgenti, Per poi veicolare attraverso quel canale musicale i contenuti delle canzoni. Quello in cui viviamo non è certo il migliore dei mondi possibili.

Con gli anni abbiamo imparato che, per trasformarlo e migliorarlo, accanto alle grandi battaglie collettive, è importante però partire anche dal cambiamento di se stessi e dall’esempio che ciascuno di noi può dare a chi gli sta intorno, con stili di vita sostenibili, comportamenti etici, buone prassi, rispetto delle diversità e accoglienza dell’altro da noi. Siamo convinti che questo messaggio arrivi attraverso le nostre canzoni. O almeno ci proviamo…

Chi più di voi può raccontare come ha vissuto i vari cambi a cui è stata costretta la musica passando dai vinili a spotify. Come è stata la vostra esperienza e quali sono gli elementi o fattori che vi hanno aiutato nel farvi conoscere amplificando l’ascolto e quali, invece, sono gli aspetti che maledite ogni giorno?
In 35 anni il mondo musicale si è rovesciato come una calza… Siamo passati dall’analogico al digitale, dalle fotocopie in bianco e nero della rassegna stampa ai press kit online e alle pagine Facebook…

Negli anni 80 si facevano concerti per vendere dischi. Oggi si fanno dischi per procacciarsi occasioni live, nelle quali riuscire a promuovere la propria musica. Nella prima fase storica dei Diskanto sono stati fondamentali i festival: “Arezzo Wave“, “Rock targato Italia”, “Cremona Rock”, “Gazzuolo rock“, “Anagrumba”, “Con la Palestina nel cuore”, sono solo alcune delle manifestazioni nelle quali i Diskanto hanno potuto esibirsi davanti a molte migliaia di persone, farsi apprezzare, farsi recensire da importanti testate e conquistare un pubblico ampio e nazionale.

Oggi occorre sapersi destreggiare sulla rete, che offre la possibilità con un click di raggiungere migliaia di interlocutori con cui 30 anni fa era impossibile immaginare di poter dialogare, dovendo tuttavia fare sempre i conti con le moltissime altre band che usufruiscono dei medesimi canali.

Sorge quindi la necessità di rendere il più possibile originali e riconoscibili le proprie proposte, per farle emergere e apprezzare. Crediamo che la differenza la faccia ancora l’intenzione: l’artista deve comporre per se stesso, perché sente la necessità di comunicare qualcosa e perché crede fermamente nell’opera a cui sta dando vita.

Troppi musicisti oggi compongono pensando al pubblico a cui rivolgere le loro canzoni, ricercando quindi i suoni, le parole, le ritmiche e le melodie che più sembrano trovare consenso tra le folle in quel momento. Ne viene fuori una forte omologazione e ripetitività dei prodotti, che sembrano sempre di più merce da commercializzare piuttosto che opere d’arte da apprezzare in sé.

Però adesso sembra che il mondo o perlomeno l’Italia si stia riaffacciando verso il fascino dei vinili. Pensate che ci sarà mai un supporto degno di ospitare più che imprigionare la musica?
Tornare a trovarci tra le mani un nostro album inciso su quel vinile con cui siamo nati negli anni 80 è uno degli obiettivi che ci daremo per il futuro! Troppo figo!

Questo album è una mano tesa al prossimo. A chi vi rivolgerete con le vostre prossime produzioni?
L’emergenza sanitaria ci ha costretto a interrompere sul nascere la tournée promozionale di “temerari“, uscito il 5 dicembre scorso.

Speriamo di poterla riprendere il più presto possibile per far conoscere dal vivo i contenuti di questo disco, che indubbiamente è il migliore tra tutti quelli scritti fin qui dalla band, a un pubblico ampio.

Nel frattempo la nostra vena compositiva tuttavia non si esaurisce e stiamo già lavorando a materiale nuovo. Ci sembra giunto il momento che un’etichetta discografica seria provi ad offrirci un’opportunità di produzione e distribuzione su scala nazionale.

Sentiamo di meritarcelo, a questo punto della nostra carriera. È questo che cercheremo nell‘immediato.

Grazie ragazzi e un in bocca al lupo di vero cuore.
Grazie a voi di Blog della Musica per l’ospitalità e a tutti quelli che continuano come voi a sbattersi per dare visibilità alla scena indipendente italiana. Un forte abbraccio da Loris, Fausto, Ste e Turo. Alla prossima!

Diskanto sono

  • Loris Durando – basso e cori
  • Fausto Punzi – batteria
  • Stefano Scolaro – chitarre
  • Marco Turati – Voce e chitarra acustica

Social e Contatti

  • Facebook: https://www.facebook.com/diskantoband/
  • Youtube: https://www.youtube.com/channel/UChu26F24uLpLZeTzA8lhzwg
  • Instagram: https://www.instagram.com/diskantoband/?hl=it
  • Website: https://www.diskanto.com/

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