INTERVISTA | Da Mozart ai Contemporanei: la musica del clarinettista Domenico Calia

Il clarinettista Domenico Calia ci parla della sua storia, dei suoi lavori e delle sue innovative tecniche esecutive in questa intervista al Blog della Musica…

Domenico Calia, giovane clarinettista italiano. Ciao e benvenuto. Raccontaci quando e come ti sei avvicinato alla musica, in particolar modo a quella “colta”.
Ho iniziato da bambino, quando avevo 8 anni, avvicinandomi da subito alla musica suonando il clarinetto nella banda musicale di Chiusa Sclafani. I miei maestri, avendo riscontrato doti particolari e una fortissima grande passione per la musica, mi suggerirono di studiare privatamente lo strumento e iniziai così a seguire a Palermo le lezioni di Vittorio Luna, primo clarinetto nell’Orchestra Sinfonica Siciliana. A lui devo tanto, forse tutto. Le sue lezioni sono state determinanti nel mio percorso di crescita e formazione. Studiando con il maestro Luna ho potuto sostenere, da esterno, gli esami al conservatorio Vincenzo Bellini di Caltanissetta, diplomandomi nel 2003, con un eccellente votazione. Poi dal 2000 al 2005  ho seguito i corsi estivi dell’Orchestra Giovanile Abruzzese, dove ho sempre ricevuto incarichi come Primo clarinetto.

Puoi parlarci del tuo percorso di studi?
Dall’età di 16 anni ho iniziato a perfezionarmi con insegnanti di molto noti come Giuseppe Garbarino, Italo Capicchioni, Cristian Chiodi Latini, Angelo Jean Cino, Massimo Scorretti e Vincenzo Paci. Poi dal 2000 al 2004 è stato un periodo in cui ho vinto diversi concorsi per giovani musicisti con primo premio assoluto tra cui il III° Concorso Nazionale Città di Balestrate, il VII° Concorso Nazionale Giovani Musicisti Città di Caccamo, la I° Rassegna Nazionale Città di Balestrate ed il II° Concorso Nazionale Mauro Patti Città di Gangi.

La tua prima importante esperienza musicale: quando, dove e con chi? E la prima da professionista?
La prima esperienza musicale importante che ha segnato il mio percorso è stata quando ho suonato, per la prima volta, nell’Orchestra Giovanile Abruzzese. Ricordo ancora la mia prima prova della Settima di Bruckner, dirigeva il Maestro Vlad; ero emozionatissimo, attento a tutti i gesti del maestro e seguivo alla lettera ogni sua indicazione. Dopo il primo solo ho avuto la consapevolezza di essere stato apprezzato non solo dal maestro, ma anche da tutta l’orchestra, visto che tutti si sono voltati rimanendo stupiti della mia performance (avevo solo 15 anni e ero talmente piccolo che scomparivo dietro il leggio). La prima esperienza da professionista, invece, è stata presso l’Istituzione sinfonica abruzzese. Avevo appena compiuto 18 anni. Tutto è avvenuto un po’ per caso: ho sostituito il clarinetto titolare dell’orchestra, assente quel giorno per motivi di salute, all’ultimo minuto; suonai La Gran Partita di Mozart. Da questa prima scrittura ne sono seguite poi molte altre.

Oggi mi occupo principalmente di eseguire musica sia classica che contemporanea. Continuo a tenere concerti in giro per l’Italia e Masterclass di alto perfezionamento delle nuove tecniche che il clarinetto può offrire. L’obiettivo è quello di dimostrare, soprattutto ai giovani musicisti in erba che un artista può essere poliedrico. Nei miei concerti eseguo, infatti, una parte strettamente classica, con autori come Brahms, Mozart, Weber e una seconda parte dove tocco autori che vanno da Berio a Donatoni.

Come ti sei approcciato alle nuove tecniche esecutive richieste da questo repertorio? Ora Domenico, di cosa ti occupi?
L’approccio a queste nuove tecniche risale all’anno 2000 quando, per la preparazione di un concorso a premi, mi venne proposto del mio insegnante Vittorio Luna di eseguire il pezzo per clarinetto solo di Bucchi. Fin da subito riuscii facilmente a dare vita ai diversi effetti scritti dall’autore. Vincendo il concorso presi consapevolezza che sarei potuto riuscire ad eseguire brani di musica contemporanea senza grandi difficoltà.  Il mio salto e avvicinamento è arrivato quando ho conosciuto Crescenzo Langella uno dei maggiori esecutori e compositori di nuove tecniche esecutive sul clarinetto, con lui ho scoperto tanto, dai suoni ombra ai suoni tenuti facendo passare sotto delle melodie, cose che mi hanno segnato e legato di più a questo genere musicale. Fu il primo compositore che mi dedicò un pezzo: Eloquio, un pezzo arduo di difficile esecuzione dove si mettono in risalto le doti tecniche ed esecutive dell’interprete.

So che è uscito il disco per Da Vinci Edition. Ce ne parli?
Il disco Contemporary Clarinet è nato, come spesso accade, casualmente, con l’incontro attraverso il compositore Angelo Sormani del musicologo Edmondo Filippini. In realtà ci sentimmo la prima volta per tutt’altra ragione e l’idea del disco non era ancora sul piatto e si può dire che si è sviluppata quasi naturalmente dall’intensificarsi del rapporto tra me e lui. Il progetto prevede di creare un lavoro che verte prettamente su autori contemporanei. Secondo me si tratta di un lavoro completo dove si toccano diversi autori, da Stravinsky a compositori tutt’oggi viventi. Nel disco sono poi presenti pezzi per clarinetto solo e pezzi accompagnati al pianoforte. Si è cercato di mettere in risalto tutte le tecniche d’avanguardia che può fare lo strumento e ricercare le varie sonorità mettendo in risalto i micro suoni e sfruttando al massimo le potenzialità a disposizione. Ma per capire meglio ciò di cui sto parlando consiglio ovviamente di ascoltare il disco.

Oltre a questo stai anche registrando Mozart e il Clarinetto, puoi anticiparci qualcosa di questo lavoro?
Mozart e il clarinetto
è un lavoro fortemente voluto proprio dall’editore Edmondo Filippini. Anche in questo caso lo avevo invitato ad ascoltare la mia performance del Concerto K.622, che è ovviamente tra le pietre miliari per il nostro strumento e volevo avere un suo parere. Ero alla ricerca di un progetto per il secondo disco e fu lui a propormi l’idea del Quintetto K.581 facendo poi vertere tutto il disco su un progetto mozartiano, nel disco sono infatti presenti diversi lavori di Mozart come il trio per clarinetto, viola e pianoforte a quelli per clarinetto, flauto e pianoforte. Poiché avevo già in mente di avvalermi della collaborazione del Quartetto d’Archi di Milano, la decisione fu presto presa: loro sono colleghi con diversi anni d’esperienza, in diversi teatri, tra cui il Teatro alla Scala di Milano.

Con molta facilità, quindi, spazi dal repertorio mozartiano a quello contemporaneo… come ci riesci?
Nasco e mi reputo un esecutore classico, amo gli autori come Mozart ma non solo, Verdi, Saint Seans, Weber e tanti altri, ma non nascondo che quando eseguo brani di musica contemporanea mi sento un musicista completo, la scoperta di nuove tecniche di nuovi effetti è infatti sempre molto stimolante e rende lo studio sempre interessante. Non so spiegarlo ma per me è del tutto naturale passare in concerto da una sonata dell’800 (molto lineare e con un determinato tipo di suono) ad un pezzo di musica contemporanea dove devi eseguire frullati, glissati, doppi suoni e tanto altro.

Domenico, sei giovanissimo ma già con molta esperienza sulle spalle, tant’è che per alcuni importanti brand tu sei “endorsement” ad esempio Zac e Pomarico. Cosa significa esattamente? Cosa fa un endorsement?
Essere endorser per me è una soddisfazione perché la scelta dei materiali che utilizzo per esprimermi al meglio, ha suscitato interesse da parte dei costruttori e questo ha portato a un rapporto di collaborazione con le aziende, dove le indicazioni che fornisco testando i prodotti, sono importanti per lo sviluppo e per il miglioramento della qualità. Nel caso delle legature Zac il concetto che ho appena espresso è particolarmente sentito, perché questa innovativa legatura di qualità offre diversi vantaggi e soluzioni in modo da ottenere la migliore performance in base alle esigenze esecutive, interpretative e acustiche. Viste le possibilità che questo prodotto può offrire con il suo innovativo sistema, collaborare con Zac Ligature è un vero piacere.

Essere endorser della ditta Pomarico significa fare parte di una grande famiglia, che comprende alcuni dei più grandi clarinettisti passati ed attualmente in attività. Nomi del calibro di Giora Feidman, Corrado Giuffredi, Henghel Gualdi, Ricardo Morales, Ronald Van Spaendonck e molti altri. Senza dimenticare lo stesso Cosimo Pomarico che, oltre ad aver reso famoso il bocchino in cristallo, è stato un grande concertista di fama internazionale ed anche il mio maestro, Vittorio Luna, ha suonato per l’intera carriera con bocchino Pomarico n° 2. Noi tutti, secondo me, abbiamo scelto il cristallo per esprimere al meglio il nostro inconfondibile suono. Ogni azienda ha politiche differenti per quanto riguarda l’endorsement. Chi come me ha scelto Pomarico, lo ha fatto per la qualità indiscussa del prodotto, e per libera scelta. Qualcosa vorrà dire… e sono orgoglioso di farne parte perché è formata anche da persone fantastiche e disponibili e normalmente, dopo un giorno di prove e collaudi, si finisce a casa Pomarico con una bella cena e vi posso assicurare che la Signora Marina è un’ottima cuoca.

Inoltre stai portando avanti una importante collaborazione con Buffet Crampon. Di cosa si tratta?
Buffet Crampon
è un marchio che esiste dal 1825, leader nella fabbricazione di clarinetti. L’80% dei miei colleghi professionisti al mondo lo usa ed io, naturalmente, sono uno tra questi. Gli strumenti Buffet riescono a far esprimere al meglio la mia creatività e musicalità durante le mie performance. Negli ultimi anni ho suonato RC Prestige ed RC. Attualmente sto testando la nuova gamma di clarinetti e la mia scelta finale è caduta sui Tradition, ottimi strumenti con un suono molto compatto e scuro, che mi permettono di avere molta flessibilità e nello stesso tempo facilità di esecuzione. Mi garantiscono di passare con agilità e scioltezza dal genere classico al contemporaneo.

Come dicevamo prima il clarinettista Domenico Calia è ancora giovanissimo: qual è il suo sogno nel cassetto?
I sogni nel cassetto… non solo uno, direi. Tra tutti c’è sicuramente quello di continuare a divulgare il mio sapere agli altri, poi il grande desiderio è di poter far parte un giorno di un orchestra  importante.

Prima di lasciarci, raccontaci quali sono i tuoi prossimi progetti musicali.
I miei prossimi impegni saranno in Italia.

Alla fine dell’estate, dal 28 al 30 agosto sarò impegnato come docente di clarinetto e musica da camera nell’ambito della quinta edizione del festival “Note tra i Calanchi” a Bagnoregio (VT). Si tratta di un giovane festival che vanta già prestigiose collaborazioni con docenti di fama internazionale. In apertura del corso, la sera del 28, mi esibirò in duo con la pianista, nonché direttore dei corsi, Sara Ferrandino.

Durante il periodo estivo sarò in giro a fare concerti da solista e con diverse formazioni. Poi sarò in tour per la presentazione del disco. Sono già molte le città confermate tra cui: Milano, Norcia, Castelli Preci, Varese, Roma, Termini Imerese, Cefalù, Palermo, Chiusa Sclafani, Firenze, Campobasso, Como, Bolzano, Trieste…

Grazie a Domenico Calia per essere stato con il Blog della Musica.

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