INTERVISTA | Eduardo De Felice e l’introspezione di “Dimenticare”

Blog della Musica ha incontrato il cantautore partenopeo Eduardo De Felice, classe 1981, di recente entrato a far parte del roster de La Stanza Nascosta Records, con la quale ha pubblicato i singoli “Seduto su un piedistallo”  e “Dimenticare”, che anticipano l’uscita del nuovo lavoro in studio dell’artista.

Il recentissimo “Dimenticare”, un brano introspettivo di Eduardo De Felice dagli umori malinconici che sembra rimandare al migliore Battisti, è accompagnato dal videoclip realizzato da Luca Bennato ed Andrea Tartaglia per Aneuro prod.

A tre anni di distanza dall’ultimo album, Eduardo De Felice torna con un nuovo singolo, una ballad intima con echi rarefatti e sognanti, Seduto su un piedistallo. Ad affiancarlo in questo viaggio, Alessandro e Giuseppe Innaro, rispettivamente produttore artistico e sound engineering. Ciao Eduardo, vuoi parlarci della vostra collaborazione?

Con Giuseppe c’è un rapporto di amicizia, oltre che professionale, che ci lega ormai da tanti anni. Mi fu presentato da Claudio Gnut e lavorammo insieme al disco “Ordine e disordine”. Dal primo momento nacque una bella alchimia, tanto che nel momento in cui cominciai ad organizzare i primi brani per un ipotetico nuovo album pensai subito a lui e gli proposi questa collaborazione. Fu subito entusiasta di questo nuovo progetto e, nel chiedermi che direzione musicale avrei voluto intraprendere, pensò di presentarmi a suo fratello Alessandro.

Fino ad allora conoscevo Alessandro Innaro solo di nome, avendo lui collaborato con numerosi artisti della scena nazionale… dopo aver ascoltato i primi provini decise di accettare questa collaborazione e farci da guida con grande piacere e dedizione. Vorrei però menzionare una terza figura che ha collaborato attivamente con noi partecipando alla genesi del progetto, ovvero Carlo Di Gennaro, presente tra l’altro anche nell’album “Ordine e disordine”. Sono stati davvero bravi a farmi superare alcune mie ritrosie legate all’attaccamento a certe radici musicali e, facendo leva sulla mia curiosità e voglia di esplorare, mi hanno condotto su nuove strade riuscendo a farmi sentire comunque, in qualche modo, a casa.

Seduto su un piedistallo, che è stata trasmessa in anteprima su Radio Rai 1, ha sancito inoltre l’ingresso nel roster dell’etichetta sarda La Stanza Nascosta Records del musicista e compositore Salvatore Papotto. Che cosa vi accomuna?

Ci accomuna innanzitutto la passione per la musica e la voglia di farla ancora in un certo modo a dispetto dei tempi odierni. Ma poi abbiamo gusti musicali pressoché simili, siamo due amanti del vintage, dell’analogico e siamo due sognatori. Mi sono trovato subito benissimo a lavorare con lui perché mi sono sentito molto apprezzato e libero di esprimermi.

Il nuovo singolo, appena uscito, Dimenticare, riconferma la tua vena introspettiva…l’esplorazione, in musica, delle emozioni più intime è per te un atto di istintualità?

Direi di sì, anzi guardandomi indietro ho notato proprio questo, che mi viene molto più istintivo scrivere una canzone che abbia queste determinate caratteristiche. Al di là delle canzoni prettamente intime e soggettive, ho scritto numerose canzoni d’amore nel corso della mia carriera musicale ma difficilmente in queste canzoni ho raccontato delle storie, piuttosto, appunto, ho effettuato dei viaggi introspettivi, analizzando ed esplorando sentimenti, emozioni e stati d’animo che quel determinato contesto comportava.

Guarda il video di Dimenticare di Eduardo De Felice

Cosa ti ha lasciato, artisticamente e umanamente, la collaborazione con Gnut?

Con Claudio siamo amici dai tempi del liceo, anche se, a parte la parentesi iniziale della nascita del suo progetto Gnut, poi ci siamo sempre frequentati poco, ma è quel classico amico che- anche se non senti spesso- poi, quando lo chiami, è sempre presente. La mia collaborazione artistica con lui nacque proprio così, con una telefonata fatta per altri motivi, una chiacchierata ed un invito all’ascolto di qualche provino. Così abbiamo collaborato per ben due album, molto diversi tra loro, perché diverse erano le intenzioni di entrambi. Come se nel primo ci fosse stata solo una fase di approccio e di supervisione, lasciando molto spazio alle mie idee, mentre nel secondo, anche per una mia scelta stilistica, è venuta fuori proprio la sua anima. La sua mano, infatti, si sente molto all’interno di quella che è stata una collaborazione di insieme con tutti i musicisti, che ha partorito una vera perla (a mio modesto avviso) come l’album “Ordine e disordine”. In conclusione, direi che mi ha lasciato una ritrovata amicizia e un bagaglio di scoperte, conoscenze e persone.

Ti dici ispirato da artisti quali Lucio Battisti, Lucio Dalla, Pino Daniele, Niccolò Fabi e Riccardo Sinigallia. Nella tua musica ci sono anche suggestioni filmiche e/o letterarie?

Sicuramente ci sono, ma è anche conseguenza inevitabile della mia curiosità e dell’apprendere qualsiasi cosa come una spugna per poi tirarla fuori al momento opportuno, a volte anche inconsapevolmente. Oltre al fatto che le canzoni possono essere considerate come dei piccoli film e i testi come delle piccole opere letterarie. Per quanto riguarda quest’ultima canzone, ad esempio, potrebbe essere accostata per evocazione di immagini al film “Eternal Sunshine of the Spotless Mind” tradotto poi banalmente in italiano con “se mi lasci ti cancello”, ma potrei fare tantissimi altri esempi.

Quanto è importante lo strumento del videoclip, a tuo avviso, per veicolare un singolo?

Se consideriamo appunto una canzone come un piccolo film direi che è molto importante il supporto delle immagini per creare ulteriori suggestioni. Ma, al di là del discorso aulico, il videoclip è importante proprio per “farla girare” con più facilità nel mondo del web e cercare, attraverso le immagini, di attirare l’attenzione dell’ascoltatore medio odierno che purtroppo è un po’ distratto e relega solitamente la musica a mero sottofondo.

Quanto ti senti a tuo agio nel comunicare via social?

Molto poco a mio agio. Sarà che sono di un’altra generazione, sarà che sono un po’ boomer, ma ho sempre preferito il contatto diretto, umano, a quello virtuale. Ogni volta che devo scrivere un post o fare una storia o un reel comincia la tragedia.

Puoi anticiparci qualcosa sul nuovo album? Un “assaggino” su sonorità e tematiche di Eduardo De Felice?

Posso dire che, per quanto riguarda le sonorità, siamo molto vicini a quelle di quest’ultimo singolo, tenendo conto naturalmente delle caratteristiche individuali di ogni singolo brano. A livello di sensazioni e suggestioni all’interno dell’intero album si spazierà dalle tonalità calde a quelle fredde. Per quel che riguarda la tematica sarà un disco totalmente incentrato sul sentimento dell’amore, visto raccontato ed analizzato naturalmente in varie forme e situazioni.

Il tratto principale del tuo carattere?

Non saprei autodefinirmi ma dicono di me che sono una persona generosa, paziente e curiosa. Non so però se dicano il vero.

Il tuo Ep di esordio, Viaggio di ritorno, prodotto da Luigi Libra per l’etichetta Halidon, ti corrisponde ancora? O ci sono dei brani che non ripubblicheresti?

Sono pur sempre ancora io e direi che quelle canzoni continuano a corrispondermi, anche se forse alcune le ripubblicherei modificate in qualche arrangiamento e nel modo di cantarle. Però fanno comunque parte di me e mi aiutano, anzi, guardandomi indietro, a capire il percorso che ho fatto finora.

Sei nato a Napoli, quanto è forte il senso di appartenenza alle tue radici e quanto ti ha influenzato questa città a livello artistico?

Il senso di appartenenza è grandissimo. Tra l’altro io sono nato e ho vissuto proprio nel cuore del centro storico. Ma le influenze musicali avute da bambino erano quelle di Dalla e Battisti. Ho scoperto solo più tardi le bellezze artistiche della mia città, l’incredibile patrimonio non solo musicale, del quale mi sono poi innamorato e che credo col tempo mi abbia comunque influenzato.

Il palco che vorresti calcare?

Per natura preferisco lo stare in uno studio di registrazione a partecipare al processo creativo di un progetto rispetto al salire su un palco, ma in ogni caso vorrei calcarne uno dove davanti a te ci sono persone venute a posta per ascoltarti con attenzione, non importa dove.

L’artista con cui ti piacerebbe collaborare?

Ce ne sono tantissimi. Il primo in assoluto purtroppo ci ha lasciati anni fa ed è Lucio Dalla, un vero mito per me, che ho avuto comunque il privilegio di incontrare di persona. Tra quelli in vita direi sicuramente Riccardo Sinigallia. Ma anche Dente, Brunori, Niccolò Fabi, Calcutta o Cesare Cremonini. Insomma ce ne sono tanti.

Come immagini Eduardo De Felice tra dieci anni?

Non riesco ad immaginarmi nemmeno tra 10 mesi, quindi figuriamoci tra dieci anni. Piuttosto faccio il contrario, ovvero a volte mi guardo indietro e penso a come ero 10 anni fa e a come sono diventato adesso.

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