INTERVISTA | Elia Andrea Corazza pianista che “gioca” con la musica

Elia Andrea Corazza, pianista, direttore d’orchestra e concertista italiano, intervistato dopo il concerto con la violinista Emy Bernecoli a ItalienMusiziertla rassegna di musica da camera di Stoccarda diretta dal M° Francesco Maggio…

Diamo il benvenuto a Elia Andrea Corazza! Pianista, direttore d’orchestra, e molto altro… ci parli di lei e di come si è avvicinato alla musica…
Tutto è nato per gioco, avrò avuto quattro anni. Fu un regalo: una tastierina giocattolo Casio. Imparai dalla radio Per Elisa di Beethoven e il Rondò “alla Turca” di Mozart. Non smettevo di giocare: volevo appropriarmi delle musiche che sentivo, e capirne il meccanismo per poterlo riprodurre. L’essenza della mia musicalità è rimasta la stessa: continuo a giocare.

Inoltre Elia Andrea Corazza è anche ricercatore… Ci può spiegare più nel dettaglio di quali progetti si è occupato o si sta occupando?
Parallelamente a pianoforte, composizione e direzione d’orchestra, ho studiato musicologia: tutte discipline fondanti del mio percorso musicale. Durante il dottorato di ricerca in musicologia con una dissertazione dal titolo “Sleeping Princess” (1921) e “Baiser de la Fée” (1928): lesina e punteruolo di Stravinskij sulle musiche di Cajkovskij (disponibile gratuitamente qui), ho rincorso i manoscritti musicali in Svizzera e negli Stati Uniti. Ho avuto la fortuna di lavorare nelle biblioteche più prestigiose del mondo: Houghton Library di Harvard, Beinecke di Yale, Library of Congress di Washington, Paul Sacher Stiftung di Basilea e alla Fondazione Cini di Venezia… e pure di conoscere qualche collezionista che mi ha aperto le porte del suo regno. Ho ritrovato, ricongiunto, e, in qualche piccola parte, completato la perduta orchestrazione che Respighi fece nel 1920 della Serva padrona di Paisiello per i Ballets Russes di Diaghilev. Ho pubblicato l’edizione critica con Schott Music e ho diretto la prima assoluta al Teatro Comunale di Bologna nel 2014 (visibile qui: https://youtu.be/FwfLitKTX6I). È stato il primo grosso progetto che mi ha permesso di raccogliere le fila di studi musicologici, compositivi e direttoriali. Dirigerò nuovamente questo titolo a Palermo, il 7 luglio a Palazzo Riso e a Terrasini il 9 luglio a Palazzo d’Aumale, con la Sinfonica Siciliana.

Attualmente mi sto occupando della musica italiana nella prima metà del Ventesimo secolo. Ho in serbo numerosi pezzi sconosciuti di importanti compositori italiani che pubblicherò nei prossimi anni e che porterò in prima esecuzione in Italia e all’estero. Renderò noto tutto a tempo debito sul mio sito web.

Molte le sue esperienze all’estero… Quali sono le differenze tra fare il musicista in Italia e farlo in un altro Paese? Ce ne vuole parlare?
Mi sono formato in Italia, anche grazie a borse di studio ministeriali. Durante l’ultima parte del mio percorso formativo e la prima parte dell’attività professionale ho lavorato molto negli Stati Uniti: per necessità. Il trascorrere lunghi periodi all’estero mi ha permesso di guardare l’Italia da una prospettiva diversa, forse più distaccata. Sono risultate più chiare le problematiche del nostro Paese, e al contempo più forte il mio attaccamento all’Italia, la mia identità di musicista italiano.

La principale differenza tra l’Italia e gli Stati Uniti è relativa al mercato. In Italia quasi tutto si basa su fondi pubblici. Questi sono necessari per la sopravvivenza di quanto di più bello abbiamo: l’opera, il melodramma. Senza di essi saremmo una democrazia senz’anima, senza bellezza. Un’Italia senza Verdi è inconcepibile. Negli Stati Uniti i fondi pubblici sono esigui, e quasi tutto si basa sui privati. Questo determina un mercato più dinamico, ma più votato al repertorio sinfonico – che ha minori costi di produzione – e meno all’Opera, per la quale è difficile, quasi impossibile, rientrare nelle spese. Ciò che aiuterebbe realmente la situazione italiana sarebbe agevolare fiscalmente i privati che desiderino donare agli Enti lirici, alle Fondazioni lirico-sinfoniche, alle Università, alla Ricerca. Intendo una agevolazione reale, non lo specchietto per le allodole del cinque per mille, che, sebbene necessario, è una frazione infinitesimale di quanto si potrebbe realmente fare: dare la possibilità al privato di direzionare il proprio gettito fiscale, almeno in una percentuale attraente. È la detraibilità fiscale delle donazioni che muove il sistema culturale negli Stati Uniti. Ne parlavo con illustri economisti e studiosi: in Italia sembra si voglia raccogliere tutto per poi decidere, come Stato, dove investire. Una situazione simile nella sua essenza a quanto avveniva tra la prima e la seconda guerra mondiale, ora però con cifre esigue.

Bernecoli-Corazza-Stoccarda

Elia Andrea Corazza e Emy Bernecoli al Festival di Stoccarda

E invece Elijax, chi è e di cosa si occupa?
Elijax
è il lato elettronico della mia mente musicale. Mi diverto a creare colonne sonore, jingles, pezzi per il grande pubblico della rete. Questo settembre uscirà il mio EP Discosinner con la mia etichetta Elijax Records. Entro Natale, assieme alla violinista Emy Bernecoli, rilasceremo un progetto più ambizioso. Abbiamo unito il violino, lo strumento che per primo raggiunge la perfezione tecnico-costruttiva nella storia occidentale, all’elettronica più all’avanguardia. Reinterpretiamo i grandi compositori del repertorio violinistico del passato, come Biber, Matteis, Bach, Corelli, e qualche pezzo di mia composizione… Porteremo in concerto questo repertorio nel 2018. Potete sentire alcune preview qui: la Sarabanda di Corelli (https://youtu.be/VUkU9Ux07Tg) e la Bizzarria di Matteis (https://youtu.be/3P_lS35YXEc)

Il Festival Italien Musiziert l’ha invitata quest’anno, insieme alla violinista Emy Bernecoli, sul palco di Stoccarda. Com’è stato?
Accompagnare al pianoforte Emy Bernecoli è sempre un’esperienza totalizzante, in cui il tempo fisico si arresta per lasciare spazio al tempo musicale nella sua essenza. Il repertorio che stiamo affrontando quest’anno nelle capitali mondiali è prettamente italiano, e spazia dal barocco al contemporaneo, dunque calzante con la programmazione del Festival Italien Musiziert. Abbiamo anche tenuto la prima esecuzione tedesca della Sarabanda per violino e pianoforte di Ottorino Respighi, una partitura che abbiamo ritrovato e recentemente pubblicato con l’editore tedesco Schott. Questo ha richiamato alcuni esperti nonché cari amici dalla Germania del Nord che è stato un piacere incontrare nuovamente. Il pubblico del Festival, infine, è stato veramente molto caloroso.

Alla luce della sua esperienza, quale consiglio si sentirebbe di dare ai giovani interpreti o compositori che vogliano emergere attraverso il loro talento ed inserirsi nei giusti contesti musicali?
Non mi sento in grado di dare consigli. Elencherò alcuni valori che reputo fondanti.
Innanzitutto: non contare sul talento. Essere consci, spietatamente, dei propri limiti. Esistono la fatica dello studio, l’esercizio costante, l’affinamento della tecnica, il sacrificio… È artigianato: il genio, ammesso che esista, è un artigiano esperto.
Poi di crederci, veramente e fino in fondo: viviamo in una società che vuole l’omologazione, contenere le aspirazioni, livellare le menti. Che le difficoltà che tutti affrontiamo non spengano mai l’intelligenza e la fantasia.
Infine: l’umiltà. È un valore trascurato da molti, giovani e soprattutto professionisti. È l’umiltà che apre le porte.

Ringraziamo Elia Andrea Corazza per aver dedicato un po’ del suo tempo al Blog della Musica.

Info su Elia Andrea Corazza: http://www.eliacorazza.it | https://en.schott-music.com | http://www.elijax.com | https://www.facebook.com/elijaxsounds

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