Elia & Mez: fuori l’omonimo EP | Recensione

Elia & Mez hanno pubblicato un EP omonimo con cinque brani distribuito sia in digitale che in audiocassetta. Il nostro Gilberto Ongaro, dopo aver rispolverato lo stereo, l’ha ascoltato e recensito per Blog della Musica

Elia & Mez sulla copertina dell'EP

Elia & Mez EP

Elia & Mez si incontrano nel 2018 e decidono di avviare un progetto alternativo non destinato al live quanto piuttosto all’aspetto sperimentale e compositivo; li caratterizza un’estrema libertà nella composizione che li porta a sfiorare i generi più vari. Elia Grassi da anni si impegna nella produzione di qualsiasi genere musicale che stimoli la sua creatività mentre Mezuru Takahashi, trombettista jazz, si trasferisce da Tokyo all’Italia nel 2011. 

(Non si inizia mai a scrivere tra parentesi, ma iniziamo con una parentesi sul supporto. Ricevere questo EP in musicassetta è stata un’esperienza: ho dovuto rispolverare il vecchio stereo, che aveva due strati di polvere. Ed è bello ricordarsi di come suonano bene i bassi sulle casse della radio.

Se continua davvero a tornare questo trend, lo sostengo in pieno). Detto questo, l’EP del duo Elia & Mez, che porta il loro nome, contiene cinque canzoni, tre sul lato A e due sul lato B – che bello poterlo scrivere – che viaggiano tra punk, soprattutto nel modo di cantare, e sperimentazione imprevedibile, che in certi momenti mostra una certa preparazione accademica.

Italia / Giappone mentre in campo la provenienza dei due componenti, con un fugace rimando a un concetto di Pascoli: “Italia Giappone, facciamo qualcosa fra disastro e tradizione? Mi piace la sfida, ho dentro un fanciullino che di tanto in tanto grida. Ho tre cicatrici, il testo a questo punto è un po’ sconnesso, tu che dici?”. Dopo queste frasi, cantate dall’italiano, è il turno del giapponese, che canta nella sua lingua, gridando e graffiando parecchio.

L’agitazione continua in Dov’è la mia sveglia? Da notare che, nonostante il chiaro atteggiamento vocale punk, la chitarra non sia mai esageratamente spinta. Dopo trenta secondi, a sorpresa il brano ospita una rivisitazione della Pastorale di Beethoven, per pianoforte, flauto traverso e batteria. Poi di nuovo strilli.

Quattro pareti è più placida, ma è sempre fatta così, a frammenti. Prima un suono elettronico statico e un basso che si fa notare. Ad un tratto si accende, ma in un 6/8 quasi da ballata. Dei disturbi radiofonici interrompono la musica, per poi passare senza soluzione di continuità ad un brevissimo swing moderato con tromba, per poi tornare al clima dell’inizio. Quattro fasi come le pareti.

Chaotica violence inizia con il tambureggiare della batteria, e poi Mez inizia a urlare frasi convulse sul pianoforte che indugia su due accordi diminuiti. Grande tensione e disagio. Quando la voce si arresta, il pianoforte emette dei violenti cluster dissonanti e la tromba jazza. Tutte queste cose accadono in un minuto e quaranta secondi. La canzone poi sembra diventare normale, con la voce malinconica di Elia, ma Mez risponde recitando in maniera concitata.

Tornerà poi a intonare una nota ossessivamente, con effetto eco, ricordando “Born slippy” degli Underworld.

Infine, la tromba solenne e sola, apre Non so più cos’è l’amore. La voce canta con spirito drammatico, sopra una calda chitarra acustica. “Nel mio cuore c’è il deserto”, dice, ma non sembra per niente arida la musica, anzi. Il finale, per chitarra acustica, tromba e batteria, chiude l’EP con un inaspettato sentimentalismo, dopo le urla rabbiose e gli esperimenti precedenti. E’ un lavoro anarchico, dove convivono caos ed emozione, glacialità e passionalità. Sono solo cinque brani, ma c’è una tale voglia di fare tantissime cose e tutte disordinate, che l’effetto sorpresa è garantito.

A cura di Gilberto Ongaro

Ascolta Elia & Mez su Spotify

Social e Contatti

  • Canale Youtube: https://www.youtube.com/channel/UCjM3gutbc3tUj82DY5TbSew
  • Facebook: https://www.facebook.com/eligrax
  • Website ufficiale di Elia: www.eliagrassi.com

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