INTERVISTA | Elisa Erin Bonomo, lo sguardo sincero di una voce veneziana

Elisa Bonomo, alias Erin, è una cantautrice tosta (ma anche insegnante, scrittrice di teatro e altro ancora), che si è fatta conoscere per la sua verve, con la quale alla musica dona tutta se stessa: rabbia, femminilità, ironia, amarezza, impegno sociale. Gilberto Ongaro le fa qualche domanda retrospettiva, sul presente e guardando al domani.

Cara Elisa Erin Bonomo, chi ti intervista qui, ti segue fin dai tempi in cui suonavi con La Cantina dei Bardi. Ma a parte il sound folk di allora, completamente diverso da quello tuo attuale, la tua forte personalità già si faceva sentire nei testi. Una domanda personale mi è sempre rimasta impressa sulla canzone Crasi. A chi ti rivolgevi ruggendo: “Non mi avrete mai”?
Forse a chi mi chiedeva di fare scelte sicure, non saprei definirti bene chi. Nel tempo hanno assunto sempre facce diverse, prima la famiglia che ti vuole “sistemata”, poi alcuni amici che vedono la carriera artistica come un modo per cazzeggiare e non crescere, poi un certo tipo di società che ti chiede di conformarti pena l’invisibilità o una costante stigmatizzazione.

Come va con la Didattica a Distanza? Riesci a trasmettere, oltre agli insegnamenti, anche l’entusiasmo alle/agli allieve/i come prima?
C’è un simpatico titolo di “Lercio” uscito qualche giorno fa che riassume il mio pensiero verso la DAD. Cercatelo! La DAD non è per tutti, può funzionare con gli allievi più esperti o per professionisti che vogliono continuare a formarsi con esperti a un oceano di distanza. In quel caso lo trovo molto efficace.

Con i neofiti o con i più piccoli non si può insegnare a distanza. Ci vuole presenza per imparare a respirare correttamente o impostare la mano sulla chitarra. O semplicemente ci vuole contatto perché all’inizio l’allievo si deve fidare di te.

Abbiamo poi degli enormi problemi strutturali: ci sono famiglie che non hanno una connessione stabile, o una stanza dove poter fare lezione in tranquillità, o non hanno un computer a disposizione.
Comunque con i più esperti c’è in me una modalità diversa, forse un’intimità diversa perché ognuno si parla dalla propria comfort-zone ed è meno timido. Questo è uno dei pochi aspetti positivi.

Ti manca fare concerti dal vivo? Una domanda pericolosa, ma penso che vada fatta: secondo te, questa decisione di bloccare teatri, cinema e live club, è davvero dettata dalla sicurezza sanitaria?
Domanda pericolosa. Mi manca molto, mi sento menomata. Inganno la cosa facendo finta che sia una cosa passeggera, dedicandomi al altro, ma ci sono dei giorni in cui mi sento completamente privata di un anno di vita in cui avrei potuto fare esperienza sul palco e non lo avrò più indietro, questa è la cosa più triste.

Credo che in un primo momento la scelta sia stata sacrosanta. Nel secondo stadio la scelta è stata dettata da un’incapacità di gestione e una forte impreparazione sul comparto spettacolo. Non si spiega altrimenti come mai alcune attività produttive non abbiano cessato le loro attività e il mio settore sì.

Sei promotrice di cause di giustizia sociale. Penso a “Voci x Patrick”, la maratona musicale organizzata dal MEI, che invoca la liberazione di Patrick Zaki, a cui hai partecipato. Ci racconti qualcosa di questa recente esperienza?
Conosco personalmente i ragazzi di “Voci per Libertà” e Amnesty International Italia, ho aderito da sempre a tutte le loro iniziative, da quando ho vinto il Premio della Critica nel 2017 con “Scampo”. Mi piacciono perché sono pragmatici, si occupano di cause di giustizia che senza di loro sarebbero rimaste invisibili e insolute.

Patrick Zaki sta scontando una pena ingiusta in un carcere egiziano, un Paese che in questo momento sta vivendo una delle fasi più retrograde in tema di repressione dei diritti civili. Nonostante la mancanza di collaborazione sul caso Regeni, il nostro Paese continua a vendergli armi.

A questo punto gli artisti devono stare sopra alla politica. Un anno dopo la sua incarcerazione formale, l’8 febbraio 2021 ho deciso di prendere parte a questa lunga maratona di testimonianze, canzoni, mobilitazioni semplicemente per dirgli che spero che un giorno riesca a vedere con i suoi occhi quante persone lo stanno sostenendo. #FreePatrickZaki

Ed ora un tema rovente: il femminismo. Cosa ne pensi del movimento di per sé oggi? Hai critiche, o considerazioni personali che vuoi fare? E possono esistere uomini femministi, “alleati”?
Ne parlavo giusto ieri con la mia amica Ilenia Volpe. Non mi piace il femminismo che mette la donna in una posizione di superiorità rispetto all’uomo, lo trovo “razzismo all’inverso”. Sono però per la vera parità dei sessi, e purtroppo nel nostro Paese, nel nostro Mondo, questa cosa ancora non c’è. Non c’è un trattamento pari nella tutela dei diritti nel mondo del lavoro, negli ammortizzatori sociali, nell’accesso alle carriere.

Anche qui a volte ci troviamo in un discorso che dovrebbe riguardare tutti, e invece spesso è fatto da donne per le donne, dicendoci cose che sappiamo già. Il vero riconoscimento deve avvenire a livello istituzionale e sociale per essere poi applicato nella realtà. E’ per questo che mi batto, perché chi verrà dopo di me non sia inclusa perché donna.

E certo che esistono uomini femministi, uomini alleati. Sono proprio coloro che non hanno paura di entrare in contatto con il loro femminile e soprattutto con il loro maschile. E’ anche grazie alla loro voce che possiamo cambiare le cose.

Vuoi dire qualcosa ad Achille Lauro, tu che hai suonato vestita da Mercoledì?
Ti voglio molto bene. Mi scuoti qualcosa dentro che mi appartiene molto. Mi verrebbe da abbracciarti. Non vedo l’ora di venire a un tuo concerto e sarebbe una figata fare qualcosa insieme, prima o poi. Anch’io ho scritto un brano che si chiama Maleducata! Mi sembra ci siano tutti i presupposti per conoscerci.

Antifragile, oltre a mostrare le tue doti di rocker e di cantautrice, per certi versi era anche un album generazionale; chi è nato tra l’80 e il ’90 può ritrovarsi in molti versi, fatti di precariato e incertezza. Rispetto al periodo di quel disco, ti senti cambiata ora?
Sì e no. Antifragile è stato un album di passaggio, in cui dal folk (come giustamente citavi tu all’inizio) ritornavo al rock delle origini. Avevo bisogno di dimostrare agli altri e a me stessa e che potevo vivere di questo mestiere e cavarmela da sola, senza una band.

E poi le sue canzoni mi hanno fatto molta compagnia, mentre tutto intorno a me scompariva, loro sono rimaste e mi hanno portato a diventare la donna che sono.

Rispetto ad Antifragile ora sono molto più consapevole di cosa faccio, ho più una visione d’insieme. Racconto anche cose un po’ più fuori dal mio mondo, tratto il pubblico meno come un bersaglio e più come un amico a cui sto raccontando una storia. Ma rimango sempre doppia, a cavallo tra il minimalismo completo e l’eccesso produttivo.

Ci racconti del tuo ingresso alla prestigiosa Dischi Soviet Studio?
E’ stata quasi una sorpresa. Conoscevo Matteo (Marenduzzo) perché spesso passava a La Stanza dove organizzavo concerti con il mio compagno dell’epoca e mi aveva ascoltata all’apertura di Serena Abrami, rimanendo piacevolmente colpito.

Aveva seguito le mie avventure autoprodotte con Antifragile e in seguito mi propose di aprire Giorgio Ciccarelli al Circolo Quadro, dove presentai una piccola parte crudissima di Sinusoide A. Anche in quel momento si mostrò interessato ad ascoltare il mio lavoro in uscita.

Alla fine del 2020, quasi senza speranze, mandai in giro i rough-mix a un paio di etichette. Tra gli interessati c’era Dischi Soviet, e accettai la sua proposta!

Arriviamo al tuo nuovo singolo! Com’è nato? Raccontaci qualcosa. E cosa ci riserva il tuo futuro?
Nuvola
è tratta dall’omonimo libro di Alice Brière-Haquet e Monica Barengo. L’illustrazione della copertina è proprio di Monica, che gentilmente me l’ha concessa. Mi è stato regalato per i miei trent’anni da una delle mie più care amiche, Chiara Patronella.
Appena letto ho subito pensato che avesse una scrittura molto musicale, e qualche anno dopo, in un aprile molto piovoso dentro e fuori ho scritto musica e parole in pochi minuti.

Scrivendola mi sono ispirata a uno dei brani che amo di più, Orpheus di David Sylvian, con in testa un cantato alla Cristina Donà.

Chiara Vidonis, che è un magnifico regalo che mi porto da Antifragile, aveva duettato con lei in Raso e Chiome Bionde e mentre la scrivevo sentivo l’esigenza di avere una sorella maggiore che nel testo mi consigliasse e mi guidasse, duettando con me.

La sera stessa chiamai Chiara dicendo “ho scritto una canzone che vorrei tu cantassi con me”, caricai in valigia scheda audio, computer, microfono e partì in treno alla volta di Trieste.

Chiara la ascoltò e molto carinamente mi disse sì, passando tutto il giorno a registrare backing vocals su backing vocals. Tornata a casa, chiesi poi a Licia Missori di suonare un pianoforte “alla Sylvian”, appunto, e quando mi presentai in studio da Stefano, il mio produttore, con il brano pre-prodotto dissi: “qua ci sono tutte le backing che ho fatto con Chiara a Trieste, scegli pure tu poi quali tenere”. Stefano rispose “Sono bellissime tutte, ora le facciamo in bella copia”. Sono un bel tappetone!

Grazie Elisa Erin Bonomo per il tuo tempo al Blog della Musica!
Grazie a voi!

Ascolta Nuvola di Elisa Erin Bonomo su Spotify

Social e Contatti

  • Website: www.elisaerinbonomo.it
  • Facebook: ElisaErinB
  • Instagram: elisa.bonomo

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