INTERVISTA | Emiliano Marianelli, divoratore insaziabile di dischi

The Cabin Fevers e i Capt Crunch and the Bunch sono i progetti musicali che sta portando avanti Emiliano Marianelli, chitarrista, divoratore di musica. Blog della Musica lo ha intervistato per approfondire la sua conoscenza e per capire la scena musicale Toscana…

Diamo il benvenuto a Emiliano Marianelli su Blog della Musica. In poche righe ti puoi presentare ai nostri lettori?
Ciao Silvia un saluto a te e a tutti i lettori del Blog della Musica. Sono un appassionato di musica. Un divoratore insaziabile di dischi.  Ascoltatore prima di strimpellatore. Suono la chitarra da quando avevo 16 anni, fondamentalmente un autodidatta. Attualmente suono in due rock and roll band di musica inedita molto differenti fra loro i The Cabin Fevers e i Capt Crunch and the Bunch.

La mia prima chitarra elettrica era una eko les paul pagata 250 mila lire. Ricordo bene il costo perchè per comprarla presi il folletto (aspirapolvere) di mia madre e andai a fare le pulizie per tutto il vicinato. Con quella chitarra a tracolla sognavo di suonare nei più prestigiosi palchi del mondo.

Emiliano puoi raccontarci come ti sei avvicinato alla musica e quali sono gli artisti che ti hanno formato e che ti ispirano ancor oggi?
Fin da piccolissimo ho sempre avuto un attrazione per la musica, già alle elementari divoravo le music cassette che trovavo in casa. Celentano, Antoine, Dalla, Bennato, le varie compilation dei festival di San Remo che i miei compravano, ma sono rimasto letteralmente folgorato quando ho scoperto i Beatles. Poi in seguito scoprì gli Stones e non c’è stata più storia. Nel corso della mia vita li ho riscoperti più e più volte. Diciamo che ogni tanto mi vengono a trovare e ne scopro sempre parti nuove. Mio padre e mia madre un Natale mi regalarono una chitarra classica, credo facessi la prima media, e da quel momento ho iniziato a strimpellarla compulsivamente dietro lo stereo. Piano piano mi sono evoluto. La mia prima chitarra elettrica era una eko les paul pagata 250 mila lire. Ricordo bene il costo perchè per comprarla presi il folletto (aspirapolvere) di mia madre e andai a fare le pulizie per tutto il vicinato. Con quella chitarra a tracolla sognavo di suonare nei più prestigiosi palchi del mondo. La fantasia viaggiava a livelli supersonici. Gli altri luoghi che mi hanno permesso di evolvermi sono stati il centro sociale Macchia Nera, un posto veramente magico dove ho avuto modo di assistere ai concerti di band internazionali incredibili e la Wide Records, Il negozio di dischi con la i maiuscola, il distributore europeo di alcune etichette incredibili (Alternative Tentacles, Dischord, Sub Pop), l’etichetta discografica di band di livello. Principalmente questi due luoghi mi hanno permesso di scoprire la musica non commerciale, grazie a loro sono uscito dalla gabbia del Mainstream. Con un filo di gioia mista a nostalgia credo che la mia generazione sia stata forse l’ultima a godere di posti del genere.

Quali sono i gruppi con cui hai collaborato e con cui hai avuto modo di crescere anche professionalmente?
La prima band (In)credibile di cui ho fatto parte sono stati i famigerati Toni Crimine, suonavamo punk-rock and roll cantato in italiano dai testi politicamente scorretti. Tipo Saltai su di lei e lo rifarei, Amo farmi male, L’auto Pirata, Sono molto fiero della mia collezione di vizi, ecc. Facevamo un punk diverso rispetto agli altri, che non aveva niente a che fare con la roba che andava di moda in quegli anni. Non parlavamo di antifascismo, di lotta di classe. Nel nostro piccolo fummo innovativi e fummo premiati per questo. Con loro fu la prima volta che iniziai a suonare in giro per l’Italia, prevalentemente nel circuito dei centri sociali.

Mi sono divertito un sacco in quegli anni, ci sono stati dei concerti epici, qualcuno ancora ne parla.

Poi ho fatto parte dei The Bugz, un alternative rock band di matrice grunge, dove ho realizzato tre studio album e un 45 giri con gli amici Golden Shower. Era una band incredibile dove si mischiavano molti generi, si sperimentava moltissimo. I The Bugz è stata la band più solida con cui abbia suonato sia a livello di sound che di arrangiamenti articolati. Grazie alla collaborazione con Buzz (voce e chitarra dei The Bugz), che oltre ad essere un ottimo chitarrista è anche un artista completo con una sensibilità creativa impressionante, ho sviluppato le mie capacità di “composizione”. Attualmente faccio parte dei Capt Crunch and the Bunch e dei The Cabin Fevers. Due progetti di cui vado particolarmente fiero, che ho contribuito a formare oltre che definire lo stile e il sound. Entrambi molto apprezzati dalla critica, cosa che mi ripaga degli sforzi intrapresi.

So che tu suoni utilizzando delle accordature particolari, puoi dirci qualcosa di più e come mai questa necessità?
Si vero. Una cosa che mi ha sorpreso è che ha colpito positivamente anche la critica specializzata. Sia per i dischi Crunch che per i Cabin Fevers hanno captato l’articolato lavoro di finitura che svolgo nello spazio fra batteria-basso e chitarra lead-voce. Ho iniziato a sperimentare questa accordatura per caso, facevo l’università a Firenze e in Piazza San Lorenzo feci amicizia con un Clochard di colore americano che suonava divinamente questa chitarra acustica sgangherata. Fu lui a spiegarmi qualche trucco. Come l’accordatura open e le posizioni base. Con i Bugz ho iniziato progressivamente  a sperimentarla e svilupparla. Oggi suono esclusivamente con questa tecnica. Si tratta di un accordatura che suona aperta quindi fondamentalmente fai suonare sempre le sei corde e questo ti permette di risparmiare in gain e distorsione ma non ti priva del muro di suono che è la parte importante del lavoro ritmico. Anzi con meno distorsione il muro sonoro è più puro e cristallino, tende meno a coprire le frequenze degli altri strumenti. Le competenze fondamentali da acquisire sono fondamentalmente due, sapersi muovere bene di barrè con la mano sinistra e sviluppare ritmo e scioltezza di polso con la mano destra. Sento la necessità di usare questo modo di suonare perchè mi viene facile, automatico, mi piace il groove che ne viene fuori, il rotolare ritmico e mi differenzia dalla massa. Alcune band che ne abusano sono i Black Crowes, gli Stones, i Faces, gli Alice Donut, i Blues Explosion ma si ritrova anche in molte song dei Guns n Roses (nelle parti di Izzy Stradlin), nei Blackberry Smoke e addirittura nei Fugazi.

Tu vieni dalla Toscana, com’è la scena musicale dalle tue parti e come è cambiata negli anni?
Io penso che l’ultima scena musicale che ci sia stata in Italia e in Toscana sia quella della prima metà anni 80 legata al Punk-Hard Core. Essendo un ’79 non me la sono vissuta e quindi non ne posso parlare. Una scena musicale me la immagino un po’ come una scena di teatro dove ci sono degli attori (nel nostro caso band) con personalità e ruoli diversi che lavorano insieme per un fine comune che è il copione (nostro caso informazione o controinformazione, vendere dischi, farsi conoscere, ecc). Per quanto riguarda le band che ci sono nel territorio, beh, qua posso dire qualcosa. Vengo da Pisa, quindi parlerò della parte della Toscana che conosco. Devi sapere, che Pisa – Livorno – Lucca – Viareggio sono molto vicine e, anche se potrebbe sembrare assurdo, il tutto si sta sempre più configurando come una grande area metropolitana. Oggi rispetto a 10 anni fa ci sono molti più posti dove suonare e spesso è la linea che adotta il locale che fa la differenza. Ci sono locali che interpretano l’intrattenimento prediligendo le cover o tribute band (Corsaro rosso-Viareggio; Borderline club-Pisa; Blitz -Pisa; Route66 -Pisa) poi ci sono locali che fanno band di cartello medio grandi (The Cage -Livorno; Lumiere-Pisa), locali che fanno band di inediti medio – piccole ma di qualità e spesso anche internazionali o europee (Surfer Joe -Livorno; Cafè Albatross- Pisa; GOB-Viareggio; Mc Culloughs -Lucca). Centri sociali (Newroz-Pisa; Caserma Occupata-Livorno). Insomma direi che di roba ce n’è un po’ per tutti i gusti ed ho parlato solo di posti rock e affini. Ci sono anche locali specializzati in jazz e in hip hop. Francamente credo che ci sia molta più possibilità di esibirsi oggi che non ieri.

Secondo te è cambiato in meglio il panorama musicale italiano negli ultimi decenni?
Tecnicamente parlando si, con tutte le scuole di musica che ci sono oggi la qualità tecnica dello strumento delle nuove leve è altissima, ma questo però non si traduce in band di qualità come ci si aspetterebbe. Un sintomo che meriterebbe una riflessione. Non vanno ai concerti? Non ascoltano dischi dall’inizio alla fine? Non sono curiosi? Vogliono tutto e subito? Forse sono io che sono ancorato ai miei gusti da “babbione”?

Personalmente le band che continuano ad emozionarmi e a trasmettermi qualcosa appartengono tutte alla vecchia guardia o alla mia generazione (una generazione che acquistava dischi, andava a vedere concerti di band indipendenti e lo fa tutt’ora). Dischi recenti, della zona, che mi hanno letteralmente gasato sono i Mr. Bison (Cecina), Lupe Velez (Livorno), Dome la Muerte (Pisa), Steeplejack (Pisa) per me il top del top, Rhumornero (Pisa), Appaloosa (Livorno). A riguardo ho creato una Playlist pubblica su Spotify dove potete ascoltare tutta questa ricchezza di cui sto parlando, si chiama “Tuscany Rocks – west coast on the Blocks”. In più il mercato discografico è letteralmente scomparso. Lo streaming non genera nemmeno lontanamente i ricavi di un tempo. Fare un disco oggi costa poco ma spesso sono sempre più finti e sintetici con batterie frutto del lavoro dei plug-in piuttosto che dell’acustica e dei microfoni, registrazioni che suonano di plastica. Band che su disco sembrano dei fenomeni e dal vivo non sanno nemmeno andare a tempo. L’unica nota positiva è che si stà tornando alla musica suonata come si deve, da band che registrano in presa diretta senza falsare in studio , come facevano negli anni 70 quando tutta questa tecnologia era un lontano miraggio. Alla luce di questo penso che il panorama italiano sia peggiorato negli ultimi 10 anni, anche se non è detto che per fare dei passi in avanti non se ne debba fare prima anche qualcuno indietro.

Se potessi collaborare con un musicista, del presente o del passato, chi sceglieresti?
Del passato senza ombra di dubbio John Lee Hooker o Captain Beefheart, del presente Seasick Steve o Rich Robinson. Ce ne sarebbero tanti da elencare. Quindi mi affido all’umore del momento per darti la risposta.

Siamo arrivati al termine, ma prima di salutarci, vuoi dirci quali saranno i tuoi prossimi progetti musicali?
Con i Cabin Fevers stiamo in grande forma, ci stanno arrivando dal Booking un bel po di date sia al nord che al sud. Il disco è in piena fase di promozione, le risposte sono ottime sia dalle radio, che dalla stampa. Sta andando tutto molto bene anche all’estero, sopratutto negli USA e in Australia. Negli States siamo entrati nella programmazione radiofonica di SiriusXm con il singolo Over Again. Per quanto riguarda i Capt Crunch and the Bunch stiamo componendo il seguito di Crimine Beat che prevediamo di darlo alle stampe nel 2019. Siamo a buon punto. Sono molto orgoglioso di questi due progetti, mi vivo pezzi del panorama musicale differenti, agli antipodi direi, nonostante io faccia le mie stesse 4 cose. Con i Crunch mi vivo la nicchia. Un’ottima etichetta indipendente (Area Pirata Records) che tratta esclusivamente determinati generi musicali di qualità. Che ha dei contatti specifici conquistati con il lavoro di qualità nel tempo. Che fa un bel lavoro mirato di ufficio stampa. Con i Cabin Fevers il target è trasversale (piace anche a mio padre e mia madre) un rock blues pensato e levigato per non appesantire l’orecchio di un non musicista. Con un ottima etichetta (Vrec – Davvero comunicazione) moderna che lavora utilizzando le nuove piattaforme tecnologiche. Direi che mi stò vivendo il vintage e il moderno. Fico! mi apre la mente.

Grazie per aver trascorso un po’ di tempo con il Blog della Musica
E’ stato un onore per me, grazie a voi!

Info: https://www.facebook.com/emiliano.marianelli

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