INTERVISTA | Enrico Bosio e il suo “sghembo” Scaleno

Enrico Bosio è un cantautore genovese classe 1980. Voce e chitarra di En Roco e BOSIO dopo undici album, una raccolta di liriche tratte dalle sue canzoni dal titolo Lucertole e ombre e il romanzo Zita, torna con il disco Scaleno. Blog della Musica l’ha intervistato

Abbiamo ospite su Blog della Musica il cantautore Enrico Bosio: ciao e benvenuto. In poche righe ti puoi presentare ai nostri lettori?
Ciao. Mi definisco una persona in ricerca e credo di avere ancora molti spazi espressivi inesplorati che mi possano aiutare a conoscere me stesso. Sono un insegnante di Storia dell’arte, padre di due bambini, marito, grafologo, musicante. La scrittura è la mia dimensione congeniale.

I tuoi inizi con la musica come sono stati?
Ho iniziato a suonare quando avevo 15 anni seguendo l’esempio di mio fratello bassista di Laghisecchi e Numero6. Nel 2001 ho registrato insieme alla band en roco il primo album, cui ne sono seguiti altri quattro negli anni. Ho sempre avuto la presunzione di poter ancora offrire qualcosa di nuovo ad un panorama musicale che già all’epoca risultava saturo di proposte e oggi lo è ancora di più.

Quali sono gli artisti che segui e che influenzano le tue scelte musicali?
Fra gli italiani su tutti Piero Ciampi e il primo Francesco De Gregori. Fra gli stranieri Elliott Smith, Leonard Cohen, Nick Drake.

Parliamo del tuo album Scaleno, dove ci sono arrangiamenti e forme canzoni piuttosto toste… Ci racconti la genesi?
Scaleno
, come gli altri album che ho realizzato, nasce da un interesse per questa parola. Il termine che secondo l’etimo greco significa irregolare, diseguale, zoppicante mi ha stimolato nella ricerca di strutture e arrangiamenti che seguano appunto questa direzione. Un insieme sghembo in cui ciascuna tranche delle canzoni sia parte a sé o comunque si distingua dalle altre. Le poliritmie e la scomposizione del tempo musicale sono state un’esigenza e un obiettivo.

Se potessi ascoltare un unico brano del tuo nuovo disco, quale dovrei ascoltare? Perché?
Senza dubbio Il tetto. E’ quella che meglio racchiude quanto dicevo sopra. La sua evoluzione è evocativa dello stato d’animo che comunica.

I testi dei brani di Scaleno a chi si rivolgono? Che cosa ci raccontano?
Nei testi, nella scelta lessicale e nella forma, si concentra l’altra grande parte del lavoro. Si rivolgono a persone non sempre in carne ed ossa, perché lo spazio lirico non deve coincidere per forza con una dimensione reale o comunque può rappresentarne una distorsione. In molte canzoni si avverte la frustrazione del non essere compresi o accolti fino in fondo. Il desiderio di ribaltare questo stato di cose è forte però.

E le sonorità musicali invece? Che strumentazione utilizzi? C’è un suono particolare che ricerchi e che vuoi trasmettere?
Sto accumulando nel corso degli anni strumenti ed effetti che siano adatti al percorso sonoro del singolo album. Cerco di adattare la strumentazione a ciò che le canzoni richiedono. Non posso dire di avere un MIO suono se non per le soluzioni armoniche che ricerco. Per questo album in particolare ho cercato di variare la strumentazione anche all’interno delle singole canzoni per creare l’effetto di diseguaglianza che Scaleno imponeva. Sono fan delle chitarre Guild. Ho diverse chitarre acustiche, semiacustiche e elettriche. Una vecchia U2 Danelectro del ’59. Amplificatori che assemblano teste e casse di vari periodi e derivazioni. Vecchi synth anni 80 Casio e Omnichord, un vecchio Hohner organetta. Tanti effetti per modulare e arricchire il suono.

Chi ha collaborato con te per la realizzazione di questo album?
Per il discorso poliritmico mi sono affidato a un percussionista fidato: Olmo Andres Manzano Anorve che mi ha aiutato in 5 canzoni con interventi di percussioni e marimba. Per le registrazioni il grande Paolo Valenti con cui ho una collaborazione più che ventennale. Per il resto è farina del mio sacco.

Fare un disco oggi…? Ha ancora un senso vista la grande crisi?
Credo che per me sia più che altro un’esigenza, fuori da ogni velleità. E questo bisogno si concretizza nel mio proposito di pubblicare un disco all’anno. Come dice Patti Smith non importa quello che raccogli, ma avvicinare al tuo nome il meglio di quello che sei in grado di produrre. Per me questo basta già.

Se potessi collaborare con un musicista, del presente o del passato, chi sceglieresti?
Forse Elliott Smith, anche se purtroppo non è più possibile.

Prima di lasciarci, raccontaci quali progetti hai in serbo nei prossimi mesi?
Un po’ di concerti, quelli che salteranno fuori. Un nuovo album registrato solo con il telefono. Un libro da terminare dopo il mio primo e unico romanzo finora pubblicato: Zita.

Info: https://www.facebook.com/bosioband/

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